Evasione dal carcere di Foggia: si costituisce Ivan Caldarola

Di Stefania De Cristofaro

BARI – Braccato dalle forze dell’ordine, Ivan Caldarola, 21 anni, di Bari, ha messo fine alla sua evasione:

si è consegnato questa mattina (13 marzo 2020) negli uffici della Questura barese, accompagnato dalla madre Monica Laera e dal suo avvocato, il penalista Attilio Triggiani.

Era ricercato in tutta Italia con il profilo “alto-criminalità organizzata”, dallo scorso 9 marzo, quando riuscì a evadere dal carcere di Foggia nel quale era detenuto, per effetto del decreto di fermo (poi convalidato) emesso nei suoi confronti con le accuse di tentata estorsione ai danni del titolare di un’agenzia di pompe funebri nel quartiere Libertà di Bari, con conseguente incendio e danneggiamento dei locali sede degli uffici. I fatti contestati si riferiscono al periodo di novembre 2018.

La fuga dal penitenziario di Foggia gli è costata l’accusa di evasione aggravata della quale risponderà dinanzi al gip del Tribunale di Bari nelle prossime ore. Al gip dovrà anche chiarire come sia riuscito a evadere della struttura in coincidenza con la protesta sfociata in rivolta all’interno del carcere, dopo la comunicazione della sospensione dei colloqui con i familiari, in attuazione delle restrizioni disposte dal Governo Conte per contrastare la diffusione del contagio del Coronavirus. Dovrà, inoltre, spiegare in che modo abbia raggiunto a Bari e sia riuscito a mettersi in contatto con la madre.

Le indagini dovranno chiarire, infine, se Caldarola abbia o meno avuto responsabilità nella devastazione dei locali interni del carcere di Foggia che, nella mattinata di ieri, è stato svuotato con il trasferimento dei detenuti in altre strutture.

Il profilo “alto-criminalità organizzata” gli era stato assegnato in relazione alla carriera, ricostruita sulla base delle inchieste nelle quali il giovane è stato coinvolto. Il 21enne barese è imputato con l’accusa di aver violentato una bambina di 12 anni. L’imputazione è stata mossa, con conseguente rinvio a giudizio, quando Caldarola aveva 17 anni. E’ anche accusato di detenzione di armi.

La madre Monica Laera è imputata per l’aggressione ai danni della giornalista della Rai, Mariagrazia Mazzola: la donna sferrò un pugno in pieno volto all’inviata che stava realizzando un servizio sul ragazzo nel quartiere Libertà. Laera è stata già condannata in via definitiva con l’accusa di associazione di stampo mafiosa, la stessa mossa nei confronti del marito Lorenzo Caldarola.

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