Corona virus, evasi tre detenuti dal carcere di Foggia

Due brindisini ancora in fuga e un terzo rintracciato e arrestato alle porte di Bari, dopo l’evasione di ieri mattina 9 marzo 2020 dal carcere di Foggia.

I detenuti brindisini sono riusciti a fuggire, assieme ad altri, nel corso della rivolta all’interno del penitenziario, scoppiata dopo che è stata comunicata la sospensione dei colloqui con i familiari, misura disposta dal decreto del Governo necessaria per contenere la diffusione del Coronavirus.

Proteste e rivolte, con incendi all’interno delle celle, anche in altri penitenziari. Al momento non è ancora chiaro quanti siano i detenuti del carcere di Foggia ancora in fuga, non essendoci ancora numeri ufficiali resi noti dalla direzione della casa circondariale. Si parla di venti detenuti ancora in fuga, tra i quali ci sono anche due brindisini.

di Stefania De Cristofaro

BRINDISI – Anche tre detenuti di Brindisi sono riusciti a evadere dal carcere di Foggia nella tarda mattinata di ieri (9 marzo 2020): uno, Emanuele Taurisano, è stato rintracciato e arrestato nei pressi di Bari a distanza di qualche ora, mentre non si hanno notizie, al momento, di Angelo Sinisi e Antonio Borromeo, fratelli. Entrambi risultano attualmente irreperibili.

I brindisini evasi

Stando a quanto reso noto dalla segreteria del sindacato autonomo ruolo degli agenti della polizia penitenziaria (Sarap), Sinisi e Borromeo sono ancora in fuga. Una fuga iniziata ieri attorno alle 12,30, nel corso della rivolta in massa dei detenuti ristretti nel carcere di Foggia, scoppiata subito dopo la comunicazione della sospensione dei colloqui con i familiari disposta come misura necessaria per contenere il rischio di contagio da Coronavirus. La decisione riguarda tutti i penitenziari italiani.

Emanuele Taurisano

Taurisano, 22 anni, era stato condotto nel carcere di Foggia il 6 luglio 2019, dopo essere stato arrestato per la rapina nella gioielleria Sarni Oro del centro commerciale La Mongolfiera di Bari, il 7 giugno 2018. Bottino del valore di quasi 60mila euro. A incastrare il brindisino, il profilo genetico. Per quel colpo, Taurisano è stato condannato a cinque anni e quattro mesi, con rito abbreviato. Condannati anche i complici: cinque anni e dieci mesi a Davide Piliego e Raffaele Iaia. I tre brindisini presero a martellate le vetrine della gioielleria e fuggirono in auto, ma rimasero a piedi per un problema al motore dell’utilitaria. Taurisano, come si diceva, è l’unico brindisino dei tre evasi a essere stato rintracciato a Bari, è stato bloccato dai poliziotti della Sezione Volanti di Foggia nei pressi di Mungivacca, a Bari, dopo essere riuscito a fuggire dal penitenziario di Foggia.

Gli agenti hanno intercettato una Volkswagen Tiguan. A bordo, oltre a Tauriano, altri tre detenuti di Taranto. Uno di questi, 33 anni, stava scontando una condanna per omicidio.

Angelo Sinisi

Angelo Sinisi, 33 anni, è ancora in fuga: è stato condannato in via definitiva (con rito abbreviato) alla pena di sei anni e venti giorni di reclusione per la rapina consumata nella gioielleria Follie d’Oro del centro commerciale Ipercoop di Brindisi, la mattina del 3 dicembre 2014. Bottino del valore di 300mila euro, gioielli mai trovati.
Il brindisino era stato trasferito dal carcere di Brindisi, dove era ristretto per il colpo, per effetto dell’ordinanza di custodia cautelare dell’11 maggio 2016, nella struttura di Foggia il 14 dicembre 2019, in seguito alla notifica dell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso la Corte d’Appello di Lecce.

Angelo Sinisi

La rapina nella gioielleria

Nelle motivazioni della sentenza dei giudici si legge che Sinisi fece un’ammissione, benché tardiva, rispetto al ruolo svolto in relazione alla rapina: “Mi occupai solo della vendita dei gioielli”.
Il gruppo era composto da cinque persone ed era armato di fucile a canne mozze e mazze da baseball: azione consumata in meno di due minuti, come riferirono le cronache dei giornali di Brindisi. Tutto ripreso dalle telecamere del sistema di videosorveglianza dell’oreficeria che si trovava all’ingresso del centro commerciale. Sinisi e tre complici sono stati condannati, mentre il quinto con il ruolo d’autista non è mai stato identificato.

Le intercettazioni

Di quella rapina e degli autori i carabinieri ebbero informazioni preziose per le indagini dalle intercettazioni disposte e autorizzate nell’ambito dell’inchiesta avviata subito dopo l’omicidio di Cosimo Tedesco, avvenuto a Brindisi il primo novembre 2014 nell’appartamento di Andrea Romano, in un condominio in piazza Raffaello, rione Sant’Elia. Romano è stato condannato all’ergastolo, pena non definitiva (è in attesa della Cassazione).
“Compa’ adesso tutta Brindisi lo sa, è un casino, per bocca di quei due mocciosi scemi: non devono parlare, è stato un errore fare quella rapina con tutta la questura addosso per quella cosa di Alessandro e Andrea. Vi scannano, non ne sapevano niente e vogliono i soldi per la mancanza di rispetto. Il pensiero bisogna darlo”. A parlare, furono Alessandro Coffa, Angelo Sinisi e Antonio Di Lena, convocati dal primo nella sua abitazione a Sant’Elia, piazza Raffaello, “su ordine di Andrea Romano che in quel periodo era latitante al pari di Alessandro Polito, cognato di Francesco Coffa”. Anche Polito è stato condannato al carcere a vita per l’omicidio.

Antonio Borromeo

Borromeo, 27 anni, è ricercato al pari del fratello: era stato trasferito nel carcere di Foggia il 30 dicembre 2019, dopo la condanna in Appello, per le sparatorie anche a colpi di Kalashnikov, i ferimenti e gli incendi di origine dolosa che per l’accusa sono state opera di due fazioni opposte. Una riconducibile allo stesso Borromeo e l’altra ad Antonio Lagatta. Borromeo è il fratello di Sinisi.
In secondo grado Borromeo è stato condannato alla pena di cinque anni e otto mesi, rispetto a quella inflitta in primo grado, pari a sette anni e quattro mesi. Nel gruppo di Borromeo, secondo l’accusa,  Tiziano Marra, 21, condannato a due anni e sei mesi, rispetto a tre anni di reclusione. Nella stessa fazione, anche Lorenzo Russo, 22 anni, condannato a un anno e otto mesi, rispetto a due anni e due mesi.
La pena più alta è stata inflitta ad Antonio Lagatta, 24 anni, e Michael Maggi, 25: otto anni e sei mesi, a fronte – rispettivamente – delle condanne a dieci anni e otto mesi  e dieci anni e quattro mesi. Con Lagatta, invece, sempre in base alla ricostruzione del pm: Claudio Rillo, 24 anni, condannato a sette anni di reclusione, rispetto a nove anni e quattro mesi, e Diego Pupino, 24, condannato a quattro anni e otto mesi, a fronte dei sei anni in primo grado.

Antonio Borromeo

La guerra di mala

L’inchiesta della Procura di Brindisi venne denominata “Guerra di mala”. Le indagini partirono all’indomani della sventagliata di Kalashnikov avvenuta la notte del 13 settembre 2017, in piazza Raffaello, a Brindisi, con risposta a colpi di pistola. L’accusa è stata mossa nei confronti di Borromeo. Inizialmente fu presa di mira l’abitazione di Christian Ferrari con “tre bossoli Mk 979, munizionamento per Kalashnikov”: doveva essere una ritorsione nei confronti del brindisino che, qualche giorno prima, aveva ottenuto un permesso premio dopo essere stato condannato per la rapina nella gioielleria Follie d’Oro all’interno del centro commerciale Ipercoop di Brindisi, avvenuta nel 2014. Il movente – stando alla ricostruzione dell’accusa – era legato al fatto che il “giovane non aveva mai reso dichiarazioni utili a scagionare il complice Angelo Sinisi, condannato anche lui”, fratello di Borromeo.

I ferimenti

Borromeo è accusato “con persone allo stato non identificate” di aver “costretto sotto la minaccia delle armi Christian Ferri a salire a bordo di un’auto, bendato, per condurlo in una piazzola di sosta lungo la statale Brindisi-Lecce e farlo scendere”. Qui furono sparati “numerosi colpi di pistola”. Il 13 ottobre incontro casuale tra i due gruppi, quello di Borromeo e quello di Lagatta, nei pressi della rotatoria tra via Dalbono e via Leonardo da Vinci, sempre nel quartiere Sant’Elia.
Con Lagatta, Rillo e Maggi. Borromeo “mal interpreta la brusca accelerata della Fiat” e “pertanto, temendo di essere seguito, si nasconde dietro la cabina di trasformazione dell’Enel” e da qui l’esplosione di due colpi di pistola contro l’auto.

I colpi di Kalashnikov e l’incendio auto

Il 28 ottobre successivo, Lagatta e Maggi, secondo l’accusa, rapinano un brindisino del borsello “tentando di sottrargli l’auto Jhon Cooper Works”. Il primo novembre, Borromeo “in concorso con un’altra persona, non identificata sperona l’auto a bordo della quale viaggiava Pupino, incrociato in Centro, con due ragazze”.
Quello stesso giorno Lagatta e un complice (rimasto sconosciuto) esplode “almeno 19 colpi di Kalashnikov” contro l’abitazione di Libardo, in piazza Spadini, rione Sant’Elia, a scopo intimidatorio. Uno dei colpi si conficca nel soggiorno di un brindisino che stava guardando la tv.
Borromeo con un Kalashnikov il giorno dopo “minaccia Damiano Truppi ed esplode tre colpi ai piedi”. Quello stesso giorno Maggi appicca il fuoco alle auto in uso a Libardo: una Fiat Bravo e una Giulietta Alfa Romeo.

Il sequestro di persona e la sparatoria

Sempre il 3 novembre 2017, Borromeo, Russo, Libardo e Marra, stando alle accuse, “sequestrano Antonio Fontò”, il quale viene convocato con un inganno e poi condotto sulla provinciale per Restinco. Il gruppo spara almeno cinque colpi, uno dei quali ferisce Fontò al polpaccio della gamba destra.
Reazione immediata con il ferimento di Loriano Marrazza, fratellastro di Marra, alla coscia sinistra, addebitato a Maggi e Lagatta.

L’assalto al portavalori Cosmopol

Le indagini hanno portato anche alla ricostruzione dell’assalto al portavalori Cosmopol,  avvenuto la mattina del 6 novembre 2017, attorno alle 10, parcheggiato davanti all’ingresso del Mc Donald’s: Pupino nel ruolo di “palo”, mentre a Giglio è contestato il “concorso morale”, invece Maggi, Rillo e Lagatta sono stati riconosciuti “esecutori materiali del colpo” che fruttò 25mila euro. Bottino in parte ritrovato.

Le ricerche di Sinisi e Borromeo sono estese in tutta Italia.

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