Svizzera e ndrangheta, una liason da rompere

Le autorità del Cantone dei Grigioni sembrano prendere sul serio i rischi di infiltrazione mafiosa. Dopo anni di inattività, stanno, infatti, iniziando a perfezionare i loro strumenti per combattere il fenomeno delle cosiddette “società di cassette postali”. E anche la Dia (Direzione Investigativa Antimafia), nella sua relazione del 1° semestre del 2019, identifica la Svizzera come terra di attività ndranghetiste.

A seguito di una lettera inviata dalla parlamentare dei Grigioni e sindaco di San Vittore, Nicoletta Noi – Togni, il Cantone omonimo intende partecipare al piano d’azione antimafia previsto dalla strategia 2020 – 2023 della Confederazione. Il capo del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia, Karin Keller – Sutter, ha parlato il 13 dicembre a favore della richiesta di Nicoletta Noi – Togni e ha inoltrato la richiesta alla sua controparte della polizia federale (FedPol ) Nicoletta Della Valle.

Piano d’azione antimafia

Quest’ultima ha affermato di prendere “molto sul serio la minaccia rappresentata dalle mafie italiane” e che il piano operativo contro le organizzazioni criminali “comprende diverse misure che non si limitano al Ticino”. Il Cantone di lingua italiana, data la sua posizione geografica, rimane al centro dei programmi di lotta alla criminalità di Berna, ma il direttore di FedPol ha accolto con favore l’imminente partecipazione del Cantone di Coira, che porterà un valore aggiunto alla contrasto delle mafie italiane.

Nel frattempo, il funzionario per la sicurezza dei Grigioni, Peter Peyer, ha confermato l’adesione del Cantone al Governo federale durante la sessione parlamentare di dicembre. Dopo anni di inerzia, sembra che le autorità federali e cantonali abbiano decisamente cambiato atteggiamento:

in effetti, è stata notata la massiccia presenza di clan calabresi in Lombardia – a sud del confine ticinese – che, attraverso delle imprese locali, gestiscono una miriade di attività nei settori della ristorazione, delle costruzioni e dello smaltimento dei rifiuti al fine di reinvestire i proventi del traffico criminale nell’economia legale.

E gli investigatori italiani segnalano regolarmente alle loro controparti svizzere intrusioni più o meno discrete nel loro territorio da parte di persone legate alle organizzazioni mafiose.

Infiltrazioni mafiose

La recente adozione di criteri di trasparenza in campo finanziario ha costretto le organizzazioni criminali a progettare nuovi sistemi che possono essenzialmente essere riassunti in due concetti: “società di cassa” e di “cassette postali”.

Le società di cassette postali sono società commerciali che hanno solo un indirizzo postale ma nessuna sede o amministrazione reale (o più in generale personale). Sono create principalmente per motivi fiscali o per anonimato e non sono di per sé illegali ai sensi delle norme federali, sebbene in alcuni casi possano nascondere attività criminali (riciclaggio di denaro, evasione fiscale).

“Quando ho assunto la direzione di San Vittore nel 2017, c’erano più di 200 aziende registrate nel Comune; oggi siamo a 107” spiega Nicoletta Noi – Togni. “Abbiamo chiesto la cancellazione di molte di queste perché in realtà abbiamo solo 22 aziende nella zona industriale”.

Società fantasma

Tante anomalie su cui la parlamentare si interroga. Ma le autorità municipali non hanno i mezzi per lottare contro la proliferazione di società di comodo i cui interessi non sono del tutto chiari: “sono legali perché le leggi non le vietano. Ma quali sono i loro veri obiettivi? Rubano denaro alle autorità fiscali straniere o peggio?”. E per continuare: “Diciannove di loro sono risultate appartenere alla stessa persona, che è già sotto inchiesta per vari reati in Italia. Come autorità, abbiamo le mani legate: se intraprendiamo azioni legali contro, saremo sicuramente dei perdenti”.

Da quando il Canton Ticino ha intensificato i suoi controlli intorno al 2014, insiste Nicoletta Noi – Togni, c’è stata una vera migrazione nei vicini Grigioni, in particolare nelle valli Mesolcina e Calanca. Secondo alcune fonti, 333 aziende si sono stabilite – tra il 2013 e il 2017 – nei Comuni dei Grigioni, di cui 277 lungo il corso del fiume Moesa, che scorre giù da San Bernardino. Un totale di 1.600 aziende sono registrate nel registro delle imprese cantonali in questa regione di 8.300 abitanti, una ogni cinque abitanti. Ciò che è particolarmente sconcertante, tuttavia, è il fatto che molte di queste entità economiche – ufficialmente attive nei settori fiduciario, edile e dei servizi di ristorazione – hanno indirizzi falsi o, nella migliore delle ipotesi, uffici completamente vuoti.

Un meccanismo perverso a spese della fiducia sociale

Secondo Nicoletta Noi – Togni, questa è una proliferazione che non porta alcun beneficio alla regione, solo costi. Spiega che, spesso, il meccanismo è il seguente:

“uno straniero crea un’attività, viene assunto come dipendente di quest’ultima con un contratto di lavoro regolare e ottiene un permesso di soggiorno. Dopo alcuni mesi, la società fallisce e la persona in questione diventa disoccupata, non senza aver forse aperto una seconda o una terza società nel frattempo. Perché i responsabili del registro di commercio autorizzano queste persone a farlo?”

Tuttavia, nel vicino Canton Ticino, queste pratiche (facile permesso di soggiorno e creazione di società fantasma) non sono semplici da attuare, date le frequenti ispezioni effettuate dagli organi di controllo. Questa situazione ha spinto il parlamentare dei Grigioni, Peter Hans Wellig, a presentare un’interpellanza al Governo cantonale nel 2017, sostenendo che il Moesano è diventato un eldorado per inutili “compagnie di cassette di posta”.

Le precisazioni del governo

Sempre secondo il consigliere di Stato, Peter Peyer, il Governo cantonale ha intensificato i suoi controlli negando le autorizzazioni necessarie, da gennaio 2018, a un centinaio di società e più di 30 persone associate a tali società. Da parte sua, il collega al governo Marcus Caduff (Economia pubblica e Socialità) ha sottolineato che Coira “segue con la massima attenzione” l’evoluzione nel Moesano per prevenire gli abusi.

Dal 2017, l’Ufficio dell’Industria, delle Arti e dei Mestieri e del Lavoro (Uciaml)  ha controllato 859 aziende di “cassette della posta” nelle valli meridionali del Cantone e in 85 casi le persone non sono state riconosciute come datori di lavoro. Ma Marcus Caduff aggiunge che anche i Comuni devono fare la loro parte controllando l’accuratezza degli indirizzi indicati e l’esistenza di locali commerciali per l’esercizio delle attività

Mafie e Confederazione

Da oltre 40 anni, diverse indagini hanno stabilito la presenza di organizzazioni mafiose in Svizzera, e in particolare in Ticino. Grazie alle confessioni del pentito Salvatore Cancemi del clan dei corleonesi, la scoperta nel 1994 di 2 milioni di dollari in una fattoria nella regione di Lugano ha confermato l’infiltrazione sul suolo svizzero di Cosa Nostra, un’organizzazione che era già stata coinvolta nell’inchiesta internazionale su Pizza Connection.

Anche le ramificazioni della Ndrangheta calabrese in Svizzera sono state ripetutamente attestate. La Svizzera è stata soprattutto una spina dorsale logistica per latitanti e capitali.

Secondo la relazione del 1° trimestre del 2019 della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), le inchieste giudiziarie hanno confermato la Svizzera come una delle destinazioni preferite dalle mafie per trasferire i capitali illeciti. Le operazioni degli ultimi anni mostrano, in particolare, che in alcune aree elvetiche la Ndrangheta ha espresso un controllo diretto delle attività economiche, mantenendo i contatti con l’organizzazione in Calabria. È del 26 marzo 2019, la condanna definitiva nei confronti di 12 esponenti della Ndrangheta che in Svizzera avevano costituito un locale, replicando il modello operativo (riti di affiliazione, riunioni, passaggio di cariche…) delle cosche calabresi (di Vibo Valentia). Il provvedimento è scaturito dall’Operazione Helvetia.

Ciò è cambiato in qualche modo con l’introduzione della legge sui reati di riciclaggio di denaro (art. 305 bis del codice penale nel 1990 e il coinvolgimento in organizzazioni criminali (art. 260ter del codice penale) nel 1994. Ma è soprattutto la recente abolizione del segreto bancario (per i non residenti) che ha reso più complicate le attività della mafia nel Paese.

Sul piano delle attività transazionali di contrasto alle mafie, per la relazione Dia, “la collaborazione bilaterale con la Svizzera nella lotta alla criminalità organizzata è stata ulteriormente rafforzata con la sottoscrizione, l’8 novembre 2018, di due protocolli (il Protocollo d’intesa fra Italia e Svizzera in materia fiscale e il Protocollo Operativo sulla criminalità organizzata) tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza e l’Ufficio Federale di Polizia del Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia della Confederazione svizzera. Si tratta di intese che mirano a uno scambio informativo finalizzato soprattutto alla localizzazione dei patrimoni di provenienza illecita, per aumentare, quindi, la capacità di contrasto alle consorterie mafiose”.

Fonte: SwissInfo

Per saperne di più:

La ndrangheta rossocrociata

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