Campagna elettorale in mano alla Scu: tutti i nomi dei politici

Final blow, l’operazione anti Sacra corona unita della Dda di Lecce svela che due clan della Scu, i clan Pepe e Briganti, hanno gestito l’affissione dei manifesti elettorali e delle “vele” mobili per le elezioni politiche del 2018 per i candidati Paolo Perrone ed Erio Congedo. Contatti con Sergio Paladini, dirigente Pd, con Stefano Prete, attuale sindaco di Parabita, con Francesco Volpe, tesoriere Liberi e Uguali. Nessun politico è indagato.

di Stefania De Cristofaro

Manifesti e pubblicità elettorale da gestire per incrementare gli incassi della Scu: settori d’interesse per due clan, uno riconducibile a Cristian Pepe (detenuto a Spoleto), e l’altro riferibile a Pasquale Briganti (in carcere a Voghera), entrambe frange attive in occasione delle elezioni politiche del 2018. Dei clan attivi per “portare” (dicono al telefono, sotto intercettazioni) gli aspiranti parlamentari Paolo Perrone ed Erio Congedo, candidati rispettivamente alla Camera dei deputati per Fratelli d’Italia e al Senato per una coalizione di centro destra che includeva il partito di Giorgia Meloni, Forza Italia, Lega con Salvini e Noi con l’Italia. Interessati anche alla gestione delle vele per Liberi e Uguali con contatti intercettati con l’allora tesoriere del direttivo provinciale, Francesco Volpe, e con Stefano Prete, poi eletto sindaco di Parabita il 27 maggio 2019, dopo due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Il retroscena

L’inchiesta Final Blow della Dda di Lecce sfociata nei giorni scorsi nel maxi blitz nella provincia salentina, ha documentato anche l’ “ingerenza nelle attività di affissione dei manifesti” e organizzazione delle cosiddette vele, da parte di Manuel Gigante come “incaricato in nome e per conto del gruppo Pepe e di Antonio Rotondo e Francesco Portulano per Briganti”.

I due esponenti politici dell’area salentina sono estranei all’inchiesta, così come lo sono il tesoriere del movimento Liberi e Uguali e l’attuale primo cittadino del Comune di Parabita. I loro nomi sono venuti a galla nelle telefonate che gli agenti della Squadra Mobile di Lecce hanno “ascoltato” durante le settimane antecedenti al voto. Alcune delle intercettazioni trascritte sono riportate nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Simona Panzera, su richiesta della pm Valeria Farina Valaori. Si tratta di una parte di quelle confluite nel fascicolo. Copia dei brogliacci è stata messa a disposizione delle parti e nelle prossime settimane, quindi, sarà possibile avere un quadro più completo del modus operandi di alcuni degli affiliati Scu nel periodo delle elezioni e di eventuali contatti diretti o indiretti per la gestione del materiale pubblicitario di candidati, partiti, liste e movimenti. Ad oggi, è certo – come sostiene la gip – che ci sia stato “interesse nella gestione dell’affissione dei manifesti elettorali per le elezioni politiche” della primavera di due anni fa, quelle che si sono svolte “l’8 marzo 2018”.

Le intercettazioni: costi e ricavi delle “vele”

La prima intercettazione significativa tanto per la pm, quanto per la gip, è quella del 13 febbraio 2018, tra Manuel Gigante e Antonio Rotondo perché concordano che, “in attesa del sorteggio delle plance, dovessero adoperarsi per rintracciare una ditta che si occupasse del servizio vela, stabilendo di doverle pagare 140-150 euro e vendere a 180”. In tal modo era possibile “ricavare fra i 30 e i 40 euro a vela”. “Antonio – dice Manuel Gigante riferendosi a Rotondo – questi dicono che vogliono aspettare il sorteggio, 180 le possiamo dare noi, ma almeno 30 euro non vuoi che le guadagniamo su una vela? Almeno 150-140 a trovarla”. Rotondo non risulta nell’elenco degli indagati, quindi ad oggi non è coinvolto in questo procedimento penale.

I manifesti nei paesi della provincia di Lecce

Sei giorni dopo, il 19 febbraio, Rotondo dice di dover sbrigare un servizio “essendo stato chiamato da Perrone”, ma nell’ordinanza non risulta documentata alcuna chiamata ricevuta o fatta dall’allora candidato al Parlamento. “Mi sto sbrigando una cosa, perché mi ha chiamato adesso Perrone”, si legge nella trascrizione riportata nell’ordinanza. Gigante, intanto, lo informa di aver “incontrato Sergio Paladini che gli aveva dato i manifesti affiggere” in due paesi, “Lizzanello e San Donato”, sempre in provincia di Lecce. Anche Paladini non è coinvolto nell’inchiesta. Gigante aggiunge anche che “forse avrebbero avuto pure quelli per Veglie e Arnesano”, che “Chetta gli aveva comunicato il numero delle plance”. A questo punto – stando a quanto si legge nel provvedimento di arresto – i “due concordano di affiggere i manifesti” di due candidati e fanno i nomi di “Perrone e Congedo” e di “proseguire con l’affissione in alcuni paesi vicini”.

Paolo Perrone

Candidati e partiti da portare”

Il tratto di interesse del dialogo del 19 febbraio è delle ore 11.19. Gigante chiama Portulano e questi gli dice: “Io Perrone ho da portare”. Gigante chiede: “Ai paesi?”. L’altro risponde: “Al paese sì, perché me li aveva già dati per i paesi, ci facciamo quei due paesi che portiamo Liberi e Uguali”. E aggiunge: “Poi li mettiamo in quattro cinque paesi lì vicino e poi ci ritiriamo”. Gigante, a quel punto, domanda: “Ci continuiamo Perrone sugli altri paesi?”. La risposta: “Sì”. Portulano prosegue: “Soltanto Liberi e Uguali abbiamo, portiamo Perrone così lo facciamo assieme visto che ce li ha dati per i paesi”. Un candidato del centro destra e un partito dello schieramento opposto, stando a quanto risulta sino ad ora dagli atti delle indagini.

Il 21 febbraio successivo, Gigante si rivolge a Portulano per “incaricarlo di prendere appuntamento per il pomeriggio con una persona (poi contattata da Portulano, ndr) che si era dichiarata disponibile a offrire il servizio delle vele per nove giorni”. Il prezzo era pari a “130 euro per Lecce e 140 per i paesi”. Si trattava di prezzo giornaliero, in tal modo il guadagno realizzabile ammontava a “30-40 euro”, a fronte di un costo chiesto pari a “170 euro”. Ventiquattro ore più tardi è sempre Gigante a “comunicare a tale Stefano, amico di Sergio Paladini, il prezzo definito per le vele”, pari cioè a “170 euro per otto giorni”, segnalando al tempo stesso la necessità di “versare un acconto di 400 euro per le spese” e concordando la successiva emissione della fattura.

I contatti con l’attuale sindaco di Parabita

Il 22 febbraio, risulta esserci stata una telefonata tra Gigante e tale Stefano, identificato in Stefano Prete, che non risulta indagato.

Prete, come racconta la cronaca politica, è stato poi nominato dirigente del coordinamento provinciale di Lecce di Articolo 1-Mdp/LeU e il 26 maggio 2019 è stato eletto sindaco di Parabita, espressione della lista Agorà, una civica di centrosinistra, con il 78,16 per cento dei consensi. Fiducia bulgara da parte degli elettori, dopo due anni di commissariamento per  infiltrazioni mafiose.

Gigante si presenta a Prete come “l’amico di Sergio”. Il riferimento è a Sergio Paladini, il cui nome non compare nell’elenco degli indagati.

Stefano Prete

Prete dice: “Ti mando i file, il file anzi… perché poi alla fine per tutte e due… tu tutte e due le tratti le vele?”. Gigante risponde: “Sì tutte e due, Lecce e provincia”. Prete: “Allora deve essere la stessa cosa per tutte e quattro le facce delle vele”. E ancora: “Quindi dammi l’indirizzo di posta elettronica perché mi puoi mandare, perché sono in Corte d’Appello…se mi puoi mandare l’indirizzo di posta elettronica con Whatsapp”. Gigante: “Okay, okay”. Sempre Prete: “Oh! Poi dimmi un’altra cosa..quindi dimmi un’altra cosa, abbiamo fatto 170… abbiamo detto?. Quanto abbiamo fatto per le vele al giorno, a singola vela”. Gigante: “Al giorno sì, sia a Lecce che provincia, abbiamo chiuso, diciamo così… Sergio è un amico”. Prete: “Eh! Eh!”. Gigante: “Non c’è problema”. Prete: “Quindi eee…dobbiamo partire da domani”. A seguire i due interlocutori fanno il conteggio dei giorni. Prete: “Che è 23, quindi fare 23, 24, 25, 26, 27, 28, 1 e 2 quindi sono otto giorni”. Prima di chiudere, Gigante precisa: “Comunque una cosa Stefano, in pratica il ragazzo avrebbe bisogno di un acconto per sostenere un po’ di spese”. Prete: “Eh! Noi…diamo… eee… che ne so? Un 150 euro a vela?”. Gigante: “Se fai un 400, se è possibile”. Prete: “Vediamo così allora e come… a chi poi la dobbiamo intestare la… il tutto?”. Gigante: “Ti mando su Whatsapp il tutto”. Prete: “Poi tu mi fai la fattura, giusto?”. Gigante: “Okay, nessun problema”.

Il tesoriere di Articolo 1- Mdp/Liberi e Uguali

Rilevante ai fini delle indagini è anche la telefonata che Gigante fa il 6 marzo 2018 “a nome della Nuova Publigrafic srl”: si “spaccia per il titolare” e chiama “Francesco Volpe”. Circostanza che gli agenti della Mobile hanno definito “singolare” perché le intercettazioni hanno portato a scoprire che Gigante si presentava a “coloro che gli avevano commissionato l’affissione dei manifesti con il nome e il cognome del titolare della tipografia” che ha sede a Surbo e i bonifici risultano intestati alla stessa srl. Per quale motivo? E’ certamente uno degli aspetti di interesse investigativo e per questo oggetto di approfondimento.

Volpe, all’epoca era stato nominato nel direttivo provinciale di Liberi e Uguali, con l’incarico di tesoriere.

Ad oggi risulta estraneo alle indagini. Volpe, sempre al telefono, informa Gigante che, appena ricevute le fatture, “avrebbe fatto il bonifico alla stessa società”. E’ da precisare la srl è ad oggi estranea all’inchiesta della Dda. I due, sempre in base agli accordi, decidono di vedersi a Lecce per il ritiro delle fatture che aveva Gigante.

La trascrizione è questa: “Pronto, signor Volpe?”. A chiamare è Gigante. “Sì, pronto”. “Parlo con il signor Volpe?”. “Sì, chi parla?”. Gigante dice: “Sì, chiamo per la Publigrafic… eee… per il servizio di vele che abbiamo fatto per ..”. Volpe: “Sì, sì lo so… oggi mi hanno… mi stanno dando le fatture”. Gigante: “Ah! Ho capito… no, mi ha detto Stefano di sentirmi con voi”. La persona di nome Stefano, è Stefano Prete. Volpe al telefono dice: “Oggi ho parlato con Stefano, infatti Stefano non mi ha portato le fatture, mi ha detto che bisogna pagare questi servizi di vele”. Gigante: “Uhm! Uhm!”. Volpe: “Ma non ti preoccupare, appena mi arrivano le fatture”. Gigante: “Ho capito, siccome le fatture ce l’ho io”. E Volpe: “Ce l’ha Stefano, penso che ce l’ha Stefano no?”. Gigante precisa: “No eee, Stefano ce l’ha… via Whatsapp gliel’ho girata io”. Volpe chiede: “E dove devo venire a prendermela?”. Risposta: “Dove vuole lei”, dice Manuel Gigante. “Noi siamo di Lecce”. Volpe: “Io penso che tra domani e dopodomani verrò, caso mai la chiamo a questo numero?”. Gigante: “Sì, va bene”. Volpe: “Quando vengo mi da… poi devo fare il bonifico. C’è un Iban o devo pagare con assegno”. Ancora Gigante: “Come vuole lei”.

Assegno o bonifico?

Gli scambi successivi fra i due attengono alla modalità di pagamento. Volpe: “Forse il bonifico è meglio, no?”. Gigante: “Per me può fare anche l’assegno circolare…è indifferente”. Volpe: “Va beh! No l’assegno circolare, io ho il blocchetto degli assegni, però faccio il bonifico. Come si chiama, così mi segno il nome”. Il nome dato corrisponde a quello del titolare della Nuova Publigrafic srl. I due, quindi, si salutano. Si risentono, sempre al telefono, l’8 marzo 2018. Volpe dice di aver ricevuto la fattura: “Però non c’è l’Iban”. Gigante: “Ora te lo giro su Whatsapp”.

L’escamotage: “Altrimenti sembra una società per azioni”

E’ stato intercettato e riportato anche il contatto telefonico tra Gigante e Sergio Paladini: quest’ultimo si raccomanda di non “unire le due cose” riferendosi alla “questione dei manif… delle… vele… l’affronta l’amico tuo con Francesco Volpe… io mi faccio i manifesti… tu non comparire sempre tu… altrimenti sembra una società per azioni”. Gigante: “No no ho capito, come vuoi, non c’è problema, allora lo faccio chiamare”. Paladini: “Io ho fatto il prospetto, l’ho già mandato al tesoriere che è Francesco Volpe, quindi lui ha il prospetto di quello che ti deve però vengo io a ritirarli e poi te li do”. Gigante: “Come vuoi, non c’è problema, allora io parlo solamente per i man…le vele, va bene?”. E Paladini: “Per le vele sì, non farti vedere per i manifesti”. Gigante: “No, no, non per il resto aspetto te”.

Il consigliere regionale Ernesto Abaterusso

Ernesto Abaterusso

La conversazione prosegue. Paladini: “Non so neanche se domani viene Francesco Volpe”. Gigante: “Mi ha detto o domani o dopodomani che si faceva vedere”. Paladini: “Eh! A posto, io lo so perché devo parlare con Ernesto Abaterusso e prendere i soldi… Solo che non si sa se domani torna da Roma o dopodomani, capito?”. Abaterusso, oggi come allora consigliere regionale per Senso civico-Un nuovo Ulivo per la Puglia, e componente della Commissione regionale di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia, già parlamentare, viene unicamente menzionato nel corso di una conversazione telefonica. Risulta, quindi, estraneo alle indagini.

Infine, quanto alla fattura, Gigante e Paladini concordano sul fatto che l’importo fosse pari a “2.828,80 euro” e che “400 euro fossero stati già dati in acconto”, quindi il bonifico doveva essere decurtato di quella cifra.

L’incontro tra Paladini e Gigante avviene a Lecce, in un bar. Le intercettazioni hanno fatto emergere che “il primo ha un credito di 910 euro e che Paladini consegna 650 euro in contanti, di cui aveva la pronta disponibilità”.

Anche con riferimento a questa ricostruzione, la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, ha concluso che “emergono gravi e univoci elementi a carico di Manuel Gigante”, con riferimento all’accusa di aver fatto parte dell’associazione mafiosa Sacra Corona Unita, per la frangia “facente capo a Cristian Vergine”. A Gigante è stato contestato il ruolo di partecipe del sodalizio con competenza su Lecce città. I politici, che in base alle indagini hanno avuto contatti e hanno raggiunto accordi economici con Manuel Gigante, non risultano indagati.

Per saperne di più:

Sciolto per infiltrazioni mafiose il Consiglio comunale di Parabita

“Noi siamo lo Stato”, così la Scu progettava un nuovo “regime”

Paolo Perrone ci diffida all’immediata rimozione dell’articolo

Saverio Congedo ci diffida all’immediata rimozione dell’articolo

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Info sull'autore

Stefania De Cristofaro

Giornalista per passione e professione. Nata a Napoli, brindisina d'adozione, laurea in Scienze politiche e relazione internazionali all'Università del Salento

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