La terra dell’amore

Una domenica di quasi primavera il paese di nome N. si svegliò nel caos. Era circa mezzogiorno e nelle pentole bolliva da ore il sugo domenicale, quando, sotto l’uscio delle case al piano terra, ogni santa famiglia del paese di nome N. si ritrovò, infilata a mo’ di offerta del Supermac, una fotografia stampata del coniuge maschio o del figlio maggiore in atto di usufruire di servizi sessuali più o meno espliciti in uno scenario campagnolo. Chi in piedi con le braghe calate, chi seduto al posto del guidatore, chi appoggiato allo sportello dell’ape, chi abbracciato al cofano della fiat cinquecento, chi mimetizzato dietro al tronco di un ulivo secolare, un buon numero di esemplari maschi di paese s’immortalava nella passione analogica della carta opaca 13×18 in atto di sua maestà la fellatio della domenica mattina. Una varietà cromatica di chiappe e chiome esotiche faceva poi da sfondo al paesaggio salentino, nell’espressione seriamente impegnata del compito sessuale, intanto che quelli in coda allo sportello fingevano scampagnate tra i rifiuti delle strade di servizio della zona. Fu esattamente tra l’ennesima rimestata di sugo e il fruscìo fotografico sotto l’ultima porta di periferia che nel paese di nome N. esplose il boato omicida di decine di mogli, madri, nonne devote al pranzo della Santa Domenica del Sud pronte ad accogliere i rientri maschili con gli occhi iniettati di sangue. Nel giro di pochi minuti l’aria si riempì di urla assassine e sirene d’ambulanza.

Ciccia dormi? Al cancello sto. Vieni a prendere un caffè al mare? brilla il cellulare sul comò. La Strega Madre si sveglia di soprassalto, il primo giorno di festa senza spari di cacciatori, perché Thea abbaia e ulula sotto la finestra della camera da letto alle sirene di un’insistente ambulanza. Si lascia quindi coinvolgere nella voluttà del caffè al bar. Lungo il tragitto della strada sterrata le Streghe buttano un occhio a un’automobile infrattata in mezzo a un campo. Ciccia, mettiti anche tu la catena, non puoi continuare con questi porci schifosi. Non ci vuole niente, ti aiuto io.

AH… SAI! Devo aver sognato… La Strega Madre, che per tirarle fuori una frase bellica di primo mattino bisognerebbe fare una seduta spiritica con gli attrezzi giusti, viene subissata dall’energia della Strega numero due, che evidentemente è da ore ai posti di combattimento. Anche stamattina ho trovato la strada esterna tutta piena di fazzolettini! LO SCHIFO DELLO SCHIFO IMMONDO. Mo’ dimmi tu se devono venire a pranzo i miei con mio nipote e io a mezzogiorno invece di cucinare sto ancora a pulire preservativi. Sotto i piedi della Strega Madre, in effetti, un sacchetto trasparente mostra un’abbondante raccolta di bustine muchacho.

L’argomento del giorno è il tarlo che l’amica Claudia ha messo alla Strega numero due da qualche tempo a questa parte e cioè da quando, appesi al palo dell’utilissimo “Divieto di discarica” vicino casa sua, sono apparsi due o tre stracci rosa bisunti accanto alle pezze catarifrangenti messe per non incappottarsi nella catena. La teoria dell’amica sarebbe che i nastri colorati sono chiari segnali di furto imminente a opera di zingari, da cui la Strega Paola numero due ha ingaggiato una puntigliosa indagine della scientifica su tutto ciò che accade nelle adiacenze delle Terre di Mezzo e di casa sua. Risalendo verso casa le due Streghe passano davanti alla prostituta che sta sulla strada del ritorno da mare, un esemplare femminile alto e magro, mascolino, senza denti e con due occhi bianchi da esorcismo d’urgenza che una task force di uomini di scienza sta studiando per capire come possano conciliarsi con qualsiasi manifestazione verticale di entusiasmo maschile, senza esito alcuno. La Strega Madre le getta il solito, distratto carissima. La Strega numero due il suo anculattie e a quantu si brutta. Come sempre lei ci guarda inespressiva, non riuscendo forse a mediare al volo tra i nostri segnali contrastanti, seduta sotto a un ombrellone pieno di pezze colorate piuttosto sgargianti.

E QUINDI MI STANNO CONTROLLANDO. Paola siamo sicure? Non ci sono zingari da queste parti… SI, E LE MIGNOTTE? QUELLE ROM. La Strega Madre ha sempre, nel tono di voce delle tematiche sociali, quella fievole speranza di trovarsi ancora in un triangolo delle Bermuda che ha ingoiato l’umano con tutte le sue problematiche lasciando viva lei, i suoi animali e poche creature sparse pronte a vivere in comunione con la natura un romantico remake di Laguna Blu. Ti dico di sì. Digita: i segnali degli zingari, codici e comunicazione. Google indicizza. “Dopo le scritte con i gessetti i topi di appartamento, spesso nomadi, utilizzano sempre di più dei nastri di stoffa. Scopriamo insieme il nuovo codice.”

Minchia.

Hai visto? Hai letto? Leggi tutto.

“Molti dei segni convenzionali che utilizzano per indicare i loro obiettivi sono ormai stati individuati dalle forze dell’ordine… Così anche per i ladri è una continua corsa ad aggiornarsi. Ecco perché hanno cominciato a comunicare utilizzando dei nastri di stoffa. Fiocchi di diversi colori, prevalentemente bianco, giallo e rosso, posizionati sui cancelli delle ville prese di mira o sui pali dell’illuminazione in prossimità dell’obiettivo individuato. Se rosso o giallo vuol dire che la meta è redditizia, il bianco significa che la casa non merita d’essere svaligiata.”

E di che colore sono i fiocchi tuoi?

Rosa!

E qua non c’è il rosa, Paola.

Sicuramente sono simili al rosso, pericolosissimi.

Le Streghe passano davanti all’ennesima, sgargiante postazione arredata dei detriti umani più vari. La prostituta è assente. Sotto due cuori segnati sul muro, una sedia vuota piena di pezze fucsia e una miriade inspiegabile di bottiglie d’acqua piene e vuote. Paola deposita la Strega Madre al cancello della casina nel bosco e se ne torna a casa. Arriva alla catena di casa sua, inchioda con la macchina, si dirige furiosa verso il palo nastrato di rosa strappando i fiocchi con forza. Mentre è intenta nell’operazione non si accorge che un’auto guidata da un giovane è ferma a guardarla. E TU CHE CAVOLO STAI GUARDANDO, AH? CHE VAI TROVANDO? agitando i nastri rosa. Il giovane colto alla sprovvista si difende “Ah no scusa ti avevo scambiata per un’amica mia” e sulla fessa de mammata di Paola ingrana la prima e si allontana. Paola furiosa rimette a posto la catena e riparte buttando i nastri a terra. Maledetti porci che non siete altri! Che è più meno quello pensa dall’altra parte del campo la Strega Madre ricordando come, agli albori della sua vita agreste, una domenica mattina si ritrovò nel piazzale davanti a casa (allora non c’erano cancelli chiusi) un tizio dinoccolato e baffuto di età avanzata con l’ape verde, in atto di guardarsi intorno e cercare qualcuno. Lo stesso che poco tempo dopo vide vestito della sola maglia della salute coi genitali al vento nei pressi di una alacre signorina seduta sull’ape, scoprendo che era arrivato l’Amore alle Terre di Mezzo.

La Strega Madre riflette. I cani abbaiano fisso verso una macchina bianca parcheggiata nell’uliveto a fianco, dove presumibilmente è in corso la celebrazione bucolica del giorno del Signore. Non è una questione di avversione morale per il mestiere più antico del mondo. Ma sì, “sono sempre esistite”, dicono ormai anche le donne, come a dire sappiamo che un numero consistente fra i nostri partner è sempre andato e sempre andrà a mignotte. Auguri. Per carità, in poco tempo le Terre di Mezzo sono diventate anche teatro di atti di misericordia. Come quello del romantico Nino, uno dei contadini della zona, che nelle torride giornate estive porta acqua e generi di conforto alle prostitute senza niente chiedere in cambio, come segno di civiltà al forestiero. Purtroppo, però, l’arrivo delle signorine ha portato alle Terre di Mezzo anche un certo degrado, cumuli di bottiglie di plastica, poltrone, copertoni e pezze colorate, presenze umane discutibili moltiplicate, falò improvvisati di materiali inorganici cioè potenziali incendi tossici, fazzoletti usati sparsi nelle rientranze delle strade e distese infinite di bustine muchacho. Fattori di disturbo che normalmente ne bastano un paio, all’anima ecologica della Strega Madre, per creare i presupposti dell’innesco della fissione nucleare.

Motivo per cui il lunedì mattina, a scadenza regolare, è diventato la giornata della visita alle forze dell’ordine, per aggiornamenti sullo stato dell’arte nelle Terre di Mezzo. A questo giro la Strega Paola numero due esce di casa di buon’ora portandosi al comando per prima. Stacca e riattacca la catena, vedendo arrivare un tizio che accosta abbassando il finestrino. Lei lo fulmina. Lui la guarda senza proferire parola (questo si pensa che mo’ mi chiede quanto costa), lei lo guarda tornando verso la macchina (ti pensi che siamo tutte mignotte, qua, ah! Mo’ ti aggiusto io), lui la osserva muto. Paola fa per rientrare nella sua auto, quando con un balzo decide di deviare verso quella del malcapitato, accorciando per la scarpata. In un attimo agguanta lo sportello del tizio: CHE CAVOLO STAI GUARDANDO AH? Il personaggio mattiniero, un ceffo poco raccomandabile ma neanche tanto in confronto alla Strega numero due in versione agente C.S.I., tira fuori un “AH NO SCUSA SCUSA… Da dove si va a Lecce?”

Mentre Paola arriva al comando del paese di nome N. portando in dote al facente funzione di turno uno scompenso respiratorio da terapia intensiva, la Strega Madre percorre ancora la strada di servizio in direzione del paese e nota uno strano movimento nei pressi della catena di Paola. Il contadino Nino ha fermato l’ape per andare alla campagna sua e sta riappendendo al palo i due fiocchi rosa un po’ stinti, rimasti a terra dal giorno prima. Intanto al comando delle forze dell’ordine stanno dando in onda lo spettacolo di punta della stagione. Il capo dipartimento della sezione C.S.I delle Terre di Mezzo è seduta sul trono degli imputati. Partita dalla faccenda dei fiocchi colorati appesi ai pali, sta ripercorrendo le tappe del disagio bucolico e del sopruso civico quotidiano dalla preistoria, con la prepotenza dell’interpretazione semiotica, ritraendo le forze dell’ordine nella perfezione della loro inefficienza: dal primo soccorso col disinfettante alle prostitute, malmenate da sconosciuti e scolanti sangue dai gomiti nei torridi pomeriggi di ritorno dal mare, alla sera in cui la Strega Madre, dopo aver mangiato la pizza in casa di Paola, fu fermata lei dalla volante in evidente pattugliamento senza criterio (“Buonasera, lei dove va? Favorisca i documenti”); dall’imbarazzante riconoscimento dei mezzi di locomozione di conoscenti maschi di paese, padri, mariti, operai e artigiani compresi un paio di operatori dell’Anas, che vanno in sensuale pausa pranzo con la loro anonima tuta catarifrangente, agli appostamenti mattutini delle forze dell’ordine in borghese a caccia di delinquenti, salvo poi fermare civili ignari che si recano al lavoro; dalle chiamate ai vigili del fuoco per spegnere incendi dolosi di rifiuti nei pressi delle postazioni dell’amore, con i pompieri che si mortificano perché hanno responsabilità salvifiche ma non legali, alla definitiva caduta del Velo di Maya sull’unica verità che conta. E cioè che il paese di nome N., nell’ingenuità commovente di relegare le mignotte e i relativi clienti alle strade di estrema periferia del regno abitato, aveva creduto di esentarsi dall’evidenza e dalla relativa umana constatazione di essere diventato un paese di puttanieri.

Il migliore monologo della storia del cinema e del foro, in equilibrio sferzante e perfetto tra italiano e dialetto per coniugare evidenza tecnica e vicinanza empatica agli eventi, lascia ai rappresentanti in divisa dell’Istituzione giusto il tempo di deglutire. Lo sapete voi cosa significano tutte quelle bottiglie di plastica ai piedi delle sedie delle mignotte? Proferisce ai presenti che strizzano gli occhi dal dubbio la Strega Paola numero due, preparando l’arringa finale. SERVONO A FARSI IL BIDE’ TRA UNA COSA E L’ALTRA! Tuona la principessa del foro. PERCHÉ, SIGNORI MIEI, C’è un solo modo per capire come funzionano le cose QUI. BASTA PRENDERSI LA BRIGA DI OSSERVARE! E DI SCATTARE DELLE FOTO OGNI TANTO.

Le due Streghe escono dal comando stringendo l’ennesimo verbale contro l’ignoto. Sai, Paola, venendo ho visto il contadino… Sta per dire, ma non le pare il caso. La Strega Madre concede alla Strega numero due di trionfare nella rivincita oratoria di abitante civile Terre di Mezzo, là dove ogni evento non è mai fine a se stesso, ma principio di auto-determinazione del caos successivo. Tornando a casa la Strega Madre ripensa al sogno del paese in preda al caos (basta scattare delle foto ogni tanto), a Paola (basta prendersi la briga di osservare), alle sante domeniche paesane, alle pentole col sugo, guarda gli uffici del sesso con le mignotte stiracchiate sotto i mandorli fioriti al sole, coi fuochi accesi e le pezze di tessuto per arredare l’ambiente (c’è un solo modo per capire come funzionano le cose), quando, girando a U sotto al cavalcavia, s’imbatte nel contadino Nino che chiude la catena a giornata finita e passa a salutare l’amica sua. La prostituta, quella carina, sta tornando a piedi, scaricata da una macchina che va via. Nino la sta aspettando con un panino farcito coi pomodori di campagna. Lei arriva affamata. “Signurì, sta te spettava, nah, mangia.” E lei addenta il panino, salutandolo mentre il buon samaritano se ne torna al paese. “Quando non vedi tu aspettare me sempre, se c’è nastro appeso io lavorando”. “La sacciu, la sacciu. Statte bona, nde vitimu crai”.

Che certo. Ma scusa… Il nastro di colore rosa. Il colore dei colori dell’Amore.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Idrusa_stregadelbosco

Idrusa_stregadelbosco (Chiara Idrusa Scrimieri) è regista e sceneggiatrice, artista visuale. Vive in una casina nel bosco col gatto nero “Addio”, che sembra disegnato da Tim Burton e insieme a una moltitudine di piante e animali. Deve i suoi primi passi nel cinema a Jane Campion, Fernando Solanas, Giuseppe Rotunno, Giovanni Robbiano e Enza Negroni, Marco Bellocchio e soprattutto Ermanno Olmi (Ipotesicinema), oltre che a un mucchio di film e libri, al fantasma di Fellini e a un sacco di gente straordinaria incontrata per caso.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!