Fiabe e leggende salentine del Dottor Babbarabbà

La pubblicazione è promossa e sostenuta da Oronzo e Cristina Stefanelli dello Studio dentistico Stefanelli

C’è tutto il Salento magico d’altri tempi nell’ultima fatica letteraria di Pierluigi Camboa che, per l’occasione, assume le sembianze del dottor Babbarabbà.

La sue “Fiabe e leggende salentine” sono uno Zibaldone in cui si mischiano folklore, aneddoti di paese, antichi detti e credenze, nomi e linguaggi perduti, i cui echi arrivano fino a noi grazie alla fantasia traboccante del dottor Babbarabbà: l’eterno poeta, il fanciullino, capace di parlare ai bambini e alle bambine per trasportarli nell’atmosfera magica sospesa nel tempo e nello spazio di quel Salento perduto che rivive solo nei racconti degli anziani.

La pubblicazione (IdeaDinamica Editore) è stata concretamente sostenuta da Oronzo e Cristina Stefanelli, dello Studio dentistico Stefanelli, con sede a Botrugno e Tricase. Oltre a donarla ai loro piccoli pazienti, Oronzo e Cristina Stefanelli hanno deciso di farne omaggio a tutti i pazienti dei reparti pediatrici della Asl di Lecce, dove sarà distribuito.

Il Salento riveduto e corretto da un visionario
Il Dottor Babbarabbà è, sì, un medico, Pierluigi Camboa, ma anche un Babbarabba, una sorta di beato credulone. Un semplice, come lo sono spesso alcuni poeti e alcuni visionari. Il nomignolo è quello attribuito a tutti gli abitanti di Uggiano La Chiesa – come lui stesso racconta nell’introduzione – dove, per un certo tempo, ha prestato servizio come medico condotto. Per l’esattezza, avendo prestato servizio anche nella frazione del già piccolo paese di Uggiano, Casamassella, ha ereditato il secondo appellativo: Argerinu. Questi appellativi spiegano tante cose – non solo rispetto alle caratteristiche di chi li riceve – ma della inclinazione dei salentini a usare le metafore, sia che si tratti di descrivere una persona sia qualunque avvenimento quotidiano. Il dialetto è la lingua della metafora, perché riesce con una sola parola a descrivere uno stato d’animo, una particolare situazione, un carattere, il senso nascosto di qualcosa. Pierluigi Camboa, nell’introduzione, parla di una sorta di nostalgia del dialetto, di quando ad esempio apprese i nomi dialettali delle stelle da un pescatore per poi, ahilui, dimenticarli. In questa raccolta di fiabe salentine, l’autore lo usa il dialetto, e non può farne a meno, perché molti dei personaggi di cui racconta sono persone realmente esistite, ognuna con il proprio nomignlo o ‘nciurita (come dicono i salentini). La fiaba, spesso, prende spunto dal nomignolo. Come nel caso di ‘u Cachizzu’, che lo si immagina come una delle persone ‘più caratteristiche’ del paese, visto che compare in più storie.

Sono storie vere o in parte inventate, ma non ha molta importanza, perché Camboa riesce a far rivivere una determinata atmosfera, un tempo che sta via via svanendo, quello delle piccole comunità rurali.

Gli sfottò, i pettegolezzi, i fatti personali che diventano i fatti di tutti, e che inevitabilmente finivano nello studio del medico condotto, una specie di confessionale, quando il medico era un’autorità al pari del prete, del sindaco e del maresciallo, e il suo studio era quasi un’alternativa al bar, perché si stava seduti ad aspettare e ci si poteva aggiornare sulle ultime novità del paese e dei compaesani, per poi commentarle con il dottore stesso. Ma il dottore, essendo un Babbarabbà, si perde in quelle storie, va oltre e comincia ad immaginare, porta i personaggi reali dentro altre storie. Se li porta con sé nei Paduli degli Alimini, o nella grotta di Porto Badisco, nel castello di Acaya e li fa rivivere ancora una volta.
Dunque, questo libro non è solo una raccolta di fiabe, è uno zibaldone – come suggerisce l’autore – dove si mischiano ricordi personali, ‘personaggi’ di paese, ma anche la Storia salentina riveduta e corretta da un visionario.
Corre l’obbligo, infine, di citare il bel gesto di Oronzo e Cristina Stefanelli – che hanno promosso e sostenuta la pubblicazione – perché il libro è dedicato ad allietare e a sedare l’ansia dei bambini che si trovano nella sala d’aspetto dello studio dentistico Stefanelli, attraverso i ‘personaggi paesani’ di Camboa e, con in mano il libro, potranno perdersi nelle storie e nelle fiabe.

Pierluigi Camboa: breve biografia

Medico condotto vincitore di concorso ad Uggiano la Chiesa dal 1978 al 1989, quando opta per l’Area funzionale di Igene e sanità pubblica della Usl Lecce/9 Poggiardo. Nel tempo affianca alla passione per la Medicina quella per gli aspetti gestionali: frequenta numerosi percorsi formativi, in gran parte presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in mangement sanitario, statistica ed informatica sanitaria, customer care. Nel 1991 è vincitore di concorso per dirigente apicaledi Organizzazione dei servizi sanitari di base e dei relativi presidi presso la Usl Lecce/12 Tricase. Ricopre numerosi incarichi dirigenziali apicali in alcuni Distretti , prima della Asl Le/2 Maglie poi della Asl Lecce. E’ nominato Coordinatore del dipartimento dei Distretti. Per diversi anni è docente in Organizzazione e gestione dei servizi sanitari, presso l’università LUM Jean Monnet di Casamassima (Ba) e all’interno della Asl di Lecce. E’ presidente pro tempore del comitato tecnico scientifico delle Terme di Santa Cesarea – Terme del Salento S.pA.

Autore di numerose pubblicazioni tecniche, questo è la sua prima fatica letteraria.

Per Idea Dinamica editrice ha pubblicato (disponibili su Amazon e su tutte le piattaforme on line):

Come liberarsi dalla schiavitù delle liste d’attesa per le prestazioni diagnostiche (2019)

Il medico di famiglia nel futuro sanitario della Puglia (2019).

 

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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