Igeco e tangenti: Tommaso Ricchiuto condannato

Quattro anni e sei mesi al “proprietario di fatto” di Igeco SpA; quattro anni ad Alfredo Bruno, responsabile tecnico, poi rappresentante legale pro tempore

di Stefania De Cristofaro

Do ut des, dicevano i latini: do a te perché tu dia a me. Denaro nascosto tra le pagine di giornali, chiamato caffè, a fronte di un appalto. Uno scambio che il Tribunale di Brindisi ha qualificato, con sentenza, come corruzione nel Comune di Cellino San Marco nel settori della raccolta dei rifiuti: dopo l’inchiesta che cinque anni fa, come uno tsunami, decapitò l’Amministrazione, sono stati condannati per tangenti l’imprenditore Tommaso Ricchiuto, in veste di presidente del consiglio di amministrazione della società Igeco spa, alla pena di quattro anni e sei mesi di reclusione; Alfredo Bruno, responsabile tecnico della stessa spa a quattro anni e l’ex assessore ai Servizi sociali Gabriele Elia, a sei anni e sei mesi.

La sentenza

La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto da Gianantonio Chiarelli nel tardo pomeriggio di venerdì scorso, 14 febbraio 2020, a conclusione del dibattimento. Novanta giorni per il deposito delle motivazioni che gli avvocati degli imputati, i penalisti Luigi Covella del foro di Lecce e Giancarlo Camassa del foro di Brindisi, hanno già anticipato di voler appellare. Intanto l’accusa imbastita prima dal sostituto procuratore Antonio Costantini e poi sostenuto in giudizio da Luca Miceli ha trovato conferma, in linea con il patteggiamento ottenuto dall’ormai ex sindaco di Cellino San Marco, Francesco Cascione, per il quale quella vicenda è stata chiusa a tre anni e quattro mesi con contestuale versamento della somma pari a 9.400 euro, somma ritenuta “esaustivamente idonea a coprire la quota parte delle tangenti contestate”. Sulla politica ci ha messo una pietra sopra e ha ripreso in mano la sua vita, sia sul piano personale che professionale.

Igeco e l’interdittiva antimafia

Mazzette, quindi, c’erano. Ci sono state anche per il Tribunale di Brindisi (a latere Cacucci e Nestore), a dispetto della professione di innocenza di Ricchiuto, nome di primo piano del mondo imprenditoriale salentino e non solo, legato alla Igeco, società per azioni che in diversi Comuni della provincia di Lecce ha gestito per anni il servizio di raccolta rifiuti.

Igeco, inoltre, è proprietaria, insieme ai Comuni di Gagliano del Capo del porto turistico di Leuca, mentre a Brindisi l’Amministrazione cittadina ha deciso di fare un passo indietro mettendo in vendita le sue quote.

Igeco è una holding con che ha vinto appalti in tutta Italia per la gestione di servizi pubblici.

Nel frattempo, Igeco è stata destinataria di una interdittiva antimafia, perché dava lavoro ad affiliati del clan Giannelli-Scarlino nel Comune di Parabita (Lecce), poi sciolto per mafia. L’interdittiva antimafia di cui è destintaria Igeco, ha portato l’Autorità portuale di Brindisi a revocare la concessione dell’area demaniale sulla quale è stato realizzato il “Marina di Brindisi”, non ritenendo sufficienti le misure di “cleaning”, cioè ripulitura e sostituzione dei vertici, adottate dalla società “Bocca di Puglia” nei confronti di Igeco, socio di maggioranza (il contenzioso pende davanti ai giudici amministrativi dopo l’accoglimento del ricorso per ottenere la sospensiva).

Igeco, inoltre, risulta affidataria dei lavori per la realizzazione della Darsena di San Cataldo a Lecce, ed è ancora socia della Sgm, società di trasporti pubblici del capoluogo salentino.

Capitolo a parte per la valanga di querele che Ricchiuto e la stessa Igeco hanno sporto nei confronti della testata giornalistica Il Tacco d’Italia.

L’inchiesta e lo tsunami sul Comune di Cellino

L’inchiesta dei carabinieri del comando provinciale di Brindisi, il 10 aprile 2015, portò agli arresti di tutti i componenti della Giunta espressione di una coalizione di centrodestra a trazione Forza Italia, con l’eccezione di un solo assessore, l’avvocata Marina Del Foro.

L’anno prima, nel 2014, il Comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose, con conseguente commissariamento.

Con il ritorno alle urne, il 15 novembre 2015 i cellinesi hanno scelto Salvatore De Luca, dirigente della confederazione italiana agricoltori, candidato di lista civica di centrosinistra, come sindaco.

E il Comune si è costituto parte civile nel processo, con richiesta di risarcimento dei danni – anche di immagine – pari a cinque milioni di euro. La cifra è indicata nell’istanza depositata dall’avvocato Cosimo Pagliara. Sarà quantificata in sede civile.

L’appalto per la nettezza urbana e le mazzette

Per Ricchiuto, il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni, stessa pena invocata per Bruno, l’unico al quale il Tribunale ha riconosciuto le attenuanti generiche. Sono accusati – in concorso – e sono stati ritenuti colpevoli di corruzione in relazione agli incarichi ricoperti in seno alla Igeco Costruzioni spa, “società che si era aggiudicata in via definitiva l’appalto per i servizi di igiene urbana nel comune di Cellino, per l’importo di tre milioni e 397.844,01 euro, anche all’esito del contenzioso amministrativo che l’aveva visto opposta alla prima aggiudicataria Gialplast”. Le dazioni di denaro pari a “ventimila euro ogni tre-quattro mesi”, “promesse”, stando all’impostazione accusatoria.

Ricchiuto e Bruno, inoltre, “promettevano l’assunzione a tempo pieno di due lavoratori” part-time “affinché tutti si adoperassero ad omettere o a fattivamente compiere plurimi atti contrari comunque imputabili all’Amministrazione comunale di Cellino e in particolare per ricevere illeciti vantaggi personali e in favore della Igeco”, si legge nel capo di imputazione. “Illeciti vantaggi – è scritto – da conseguirsi attraverso la nomina di un direttore dell’esecuzione del contratto a loro gradito, attraverso la conseguente omessa contestazione di inadempienze nell’espletamento del servizio”. Secondo il pm, le “circostanze” sarebbe state “anche implicitamente promesse e realizzate con la nomina” di un professionista avvenuta il 22 marzo 2013.

Il bando gara

Igeco “attraverso la predisposizione di atti amministrativi illegittimi ovvero omessi comunque imputabili al Comune” avrebbe usato dei “terreni urbanisticamente incompatibili rispetto alla allocazione del centro raccolta materiali” che, stando a quanto stabilito nel bando di gara “era onere della stessa società offerente realizzare e organizzare tanto da necessitare, della predisposizione di un idoneo progetto e da ricevere specifici punteggi da parte della Commissione”. Tutto questo sarebbe stato possibile “attraverso l’illecito aumento del canone da corrispondere alla società aggiudicataria dell’appalto”.

Stando agli atti d’indagine, l’“incremento dei servizi nella misura annua” è “di 34mila euro oltre Iva, corrispondente a circa il 5 per cento dell’importo mensile di 56.630,73 euro, in palese violazione del principio di immodificabilità dell’oggetto del contratto”.

Ricchiuto parlava di caffè, ma erano tangenti”

Principale teste nel dibattimento, è stato l’ex sindaco, interrogato il 9 marzo 2018: “Io mi assumo, come feci allora, ogni responsabilità e maledico il giorno in cui iniziai a fare politica”, disse in aula. “Da alcuni imprenditori c’era la promessa di offerte di caffè da intendere come denaro e altre utilità. Ricchiuto mi diede diecimila euro nella sua auto e mi fece arrivare dal suo braccio destro, Bruno, settemila euro in una busta nascosta in un giornale”, si legge nel verbale della sua deposizione in udienza. Quattro ore per ricostruire la vicenda, ammettere la commissione di illeciti partendo dal ricorso di riunioni per la spartizione del denaro con cadenza di due mesi. Si faceva una rimpatriata in pizzeria a cui partecipavano tutti gli assessori, ad eccezione di Marina Del Foro (assolutamente estranea ai fatti, ndr).

Igeco arrivò seconda dopo la Gialplast e fece ricorso al Tar. I giudici amministrativi ne riconobbero le ragioni e l’appalto venne aggiudicato alla Igeco. Di fronte al collegio giudicante, Cascione disse: “Ricchiuto lo incontrai nei pressi del Tribunale dei minori di Lecce: mi chiese di vederlo tramite un avvocato. Lo incontrai e parlò di regali e caffè. Poiché Igeco era seconda, c’erano delle economie di gara per 70mila euro per quattro anni più uno di proroga, somma da investire nel servizio e siccome io pensavo alle prossime elezioni e avevo velleità politico-amministrative nel senso che volevo ricandidarmi alla faccia di chi mi volevo male, il discorso con Ricchiuto proseguì”.

Quel discorso, per il Tribunale ha portato a un accordo tangentizio. Verità processuale di primo grado che resta in attesa dell’Appello.

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