Virus

di Thomas Pistoia

Porca puttana… No, no, cazzo, no… Non salire qui, non su questo vagone! E non sederti lì, sei troppo vicino!
Mentre formulo questi pensieri, vado nel panico e, con me, ci vanno anche tutti gli altri viaggiatori. E’ un gesto automatico, immediato, istintivo, le mani corrono alle mascherine e le spingono, le premono sul volto, come se farle aderire meglio servisse davvero a evitare il contagio.
L’uomo appena accomodatosi sembra non avvedersi della reazione degli astanti, oppure più probabilmente fa finta. Intorno a lui si è creato il vuoto, alcuni hanno attraversato il corridoio di corsa per andare nell’altro vagone, altri, i più vicini alle porte, sono addirittura scesi prima che il convoglio si rimettesse in marcia.
Io appartengo al gruppo di quelli che preferiscono non muoversi. Forse se resto fermo, se tutti restiamo fermi… E’ curioso questo fatto che ragioniamo come se si trattasse di un animale, una belva, tipo un leone o, che ne so, uno squalo. Che poi in fondo è così, no? Il contagio è come una bestia che ti entra dentro e ti fa a pezzi. Allora stiamo fermi, non facciamo movimenti bruschi, non ci mettiamo a correre… Non deve capire che abbiamo paura.
L’uomo, l’untore, si è messo a parlare al cellulare. gesticola come se nulla fosse, a voce anche piuttosto alta, come se ci fosse bisogno di farci sentire il suo accento, caso mai il suo aspetto non bastasse a farci capire che lui viene proprio da quel paese lì.
La carnagione, la statura e gli occhi non lasciano adito a dubbi, d’altronde ce ne sono tantissimi, in tutto il mondo, lo hanno colonizzato. Però porca puttana, non avrei mai immaginato di trovarmene uno qui, sul mio stesso treno, proprio oggi, proprio in questo periodo.
Sono quelle cose che inconsciamente ci convinciamo possano capitare soltanto agli altri, come gli incidenti, le malattie, la morte, come se noi fossimo diversi, immuni, speciali.
Invece, ecco la realtà.

E la mascherina non serve a un cazzo, lo sanno tutti che la mascherina non serve a un cazzo, ma continuiamo a metterla, perché… Boh… Ci fa sentire protetti? Sembriamo tanti alieni, degli ufo venuti male, non abbiamo neanche la dignità della fantascienza. Blatte. Sembriamo delle blatte erette su due zampe.
La mascherina non serve a un cazzo e io, sarà la suggestione, sto cominciando a non sentirmi bene. Mi sento strano. Mi ha infettato? Quel maledetto tizio che si è seduto là, mi ha infettato?
Ma perché li lasciano liberi di girare? Dovrebbero rinchiuderli in… Non so, dentro degli ospedali, dei centri specializzati, dovrebbero costruire dei quartieri, magari un po’ fuori città, riunirli tutti lì. E se poi escono? Se poi vengono comunque qui da noi? Ci vorrebbe un corpo di polizia, ecco. Sì, una polizia, un corpo adeguato e se necessario addestrato, nooooon come proposta di violenza, ma per…
Oh, basta! Quante seghe mentali! Cacciamoli via e risolviamo il problema! Con la forza, se necessario! Che cazzo, vadano a infettare casa loro! Chi glielo ha detto di venire qui? Che li ho costretti io per caso? Che se ne andassero affanculo!

Non mi sento bene. Forse… Forse adesso comincerò a trasformarmi. Una mutazione, sì, una mutazione. Mio dio, comincerò a parlare come loro, a pensare come loro.
Maledetto virus! E maledetto te, sconosciuto untore di merda che stamattina sei salito su questo treno!
Ecco… Ecco.
Sento che mi entra nelle vene, nello stomaco, nel cervello. Non… Non riesco a pensare, nemmeno a leggere, anzi, all’improvviso provo per i libri una sorta di ribrezzo. No. No, è proprio che mi fanno schifo. Mi fanno vomitare. E l’arte, pure. All’improvviso non la capisco. mi sembra inutile. La musica, no, la musica mi piace ancora, però solo la neomelodica napoletana, anzi, mi metto a cantare, ora, qui, sul treno. C’è un pezzo bellissimo di Tony Upiccione che parla del dramma che il boss vive in carcere. Che poi, boss… è nu bravu vagnone, quella l’invidia è. Che si è fatto da solo, ha fattu li sordi e dà da faticare a tutti. E, se uno ha un problema, lui lo risolve.
Ce ne fossero di uomini così! Che questi comunisti sono bravi a fare i buonisti, a tenere aperti i porti per tutti questi negri chevengonoarubarciillavoroarubarciledonnelecaseaspacciarelagioga, ma per noi italiani, eh? Per noi che fanno? Prima gli italiani! Aiutiamoli a casa loro!
Mio dio, lo sento. E’ il virus, sta prendendo me, sta prendendo tutti in questo treno. Stiamo cambiando, stiamo diventando… Io sto diventando…
Forse è il mio ultimo sprazzo di lucidità, poi…

Poi sarò
definitivamente

italiano

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!