DIA, la mafia italiana in Spagna

DOSSIER DIA 1 parte

Iniziamo un viaggio intorno al mondo per seguire l’evoluzione delle mafie italiane, sulla scia della relazione del 1°semestre 2019 della Dia, direzione investigativa antimafia

La globalizzazione ha offerto alle mafie italiane enormi possibilità di scambio e occasioni di business a livello internazionale. La relazione della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), riferita al 1° semestre del 2019, illustra – Stato per Stato – la capacità criminale di penetrare negli snodi nevralgici delle società, incunearsi nelle zone d’ombra e arricchirsi, mutuando le stesse pratiche ovunque.
Nella mappa mondiale degli affari illeciti di Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra e Sacra Corona Unita, il viaggio inizia dalla Spagna.

Il narcotraffico

La collocazione geografica del territorio iberico, come ingresso privilegiato per la navigazione transoceanica e per il transito dal Maghreb, ha fatto della Spagna un punto di approdo ideale, in Europa, per l’arrivo di stupefacenti: cocaina dall’America e derivati della cannabis dal Marocco.

Da qui, la droga inonda l’Europa. Italia compresa.

La Ndrangheta

Tra le operazioni volte a sgominare il traffico di droga, si segnala il sequestro del 23 gennaio 2019, nell’ambito dell’operazione Neve Genovese presso lo scalo marittimo di Genova, di 2 tonnellate di cocaina, occultata all’interno di un container, sbarcato da una motonave proveniente dal porto di Turbo (Colombia) e diretto a Barcellona. Gli investigatori hanno accertato che lo stupefacente apparteneva a diverse organizzazioni criminali di narcotrafficanti associate al gruppo armato organizzato conosciuto come Clan del Golfo, che si avvale di propri referenti presso i principali scali marittimi europei per le importazioni di cocaina.

Il 4 aprile 2019, nell’ambito dell’operazione Buc, è stato disarticolato un sodalizio, attivo a Milano, che avrebbe importato ingenti quantitativi di hashish acquistati in Marocco, attraverso un soggetto operativo in Spagna, figura cardine dell’organizzazione.

Pochi giorni dopo, il 12 aprile, a Novara, sono state arrestate 6 persone, che stavano trasportando, a bordo di un autoarticolato partito dalla Spagna, 460 chilogrammi di marijuana e 80 di hashish, da stoccare in un magazzino di Novara.

In questo settore, un ruolo rilevante è giocato dalla Ndrangheta. Indagini condotte dalla Dda di Torino nei confronti di esponenti della criminalità organizzata calabrese presenti nel capoluogo valdostano, hanno consentito di supportare la Guardia Civìl spagnola nell’identificazione di uno degli autori materiali dell’omicidio, avvenuto a Murcia, in Spagna, nel giugno 2017, di un esponente di spicco della ndrina Nirta di San Luca (RC) e di stabilirne il movente, legato appunto al narcotraffico. Tale attività informativa si inserisce nell’ambito dell’operazione Geenna, conclusa nel gennaio 2019, che ha accertato come la vittima dell’omicidio, al vertice di una strutturazione di Ndrangheta reggina nel capoluogo valdostano, finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti tra la Spagna e l’Italia, si poteva avvalere di numerosi contatti internazionali, tra cui un esponente della cosca Commisso di Siderno (RC), arrestato in Brasile nel giugno del 2017.

Un’altra conferma dell’importanza del territorio iberico nella rotta del narcotraffico gestito dalla Ndrangheta, viene dall’operazione Ossessione, conclusa a gennaio 2019 con la disarticolazione di un’organizzazione facente capo al clan Mancuso di Limbadi (VV). Il sodalizio vibonese, radicato in Lombardia e operante anche in America Latina, Olanda, Marocco e Spagna, importava dai luoghi di produzione, ingenti quantitativi di cocaina e hashish. Nel gruppo, tra l’altro, un ruolo determinate era svolto da un pregiudicato foggiano cui erano attribuiti “compiti di mediazione tra i finanziatori calabresi con i cartelli sudamericani e con i referenti olandesi (come testimoniato dai frequenti viaggi in Venezuela, Santo Domingo e Olanda, preceduti o seguiti dagli incontri con i calabresi per fare il punto della situazione e ricevere le direttive circa i quantitativi, i prezzi del narcotico e le modalità di importazione; incontri avvenuti in provincia di Vibo Valentia, in Puglia – nel foggiano – e a Milano)”.

Anche la Ndrangheta crotonese ha mostrato interesse per la Spagna, come testimonia l’operazione Malapianta del maggio 2019, della Dda di Catanzaro, le cui attività investigative, svolte anche in Spagna e Svizzera, hanno accertato come un sodalizio collegato ai Grande Aracri fosse attivo, tra l’altro, nel settore degli stupefacenti e nel riciclaggio di denaro.

Cosa Nostra

Anche la criminalità organizzata siciliana mostra interesse per il narcotraffico, settore in cui avrebbe avviato rapporti diretti con i gruppi criminali dei Paesi di produzione e di transito degli stupefacenti. A tal riguardo è significativa l’operazione Miracolo  del 2018, che ha colpito una organizzazione collegata a Cosa Nostra catanese. Le indagini avevano, infatti, individuato un traffico internazionale di cocaina che, importata dal Costa Rica, veniva commercializzata in Spagna e Italia, attraverso un sodalizio al cui vertice si trovava un soggetto contiguo a Cosa Nostra, nonché in rapporti con il clan camorristico Gionta e con alcuni esponenti della mafia calabrese radicata a Milano. Uno degli arrestati è stato estradato dal Paese iberico. A seguito di più recenti sviluppi, nell’aprile 2019, a due dei soggetti catanesi coinvolti nell’operazione Miracolo – già in carcere – è stata notificata un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione finalizzata al traffico di marijuana, sempre in Spagna.

Anche l’operazione Stop and go conclusa il 9 maggio 2019, conferma la volontà della criminalità organizzata della fascia orientale della Sicilia di operare nel traffico internazionale di stupefacenti importati da Spagna e Sud America.

L’operazione Equilibri di giugno ha accertato la presenza sul territorio laziale del clan Fragalà, dedito al traffico di stupefacenti con canali di approvvigionamento in Colombia e Spagna e successiva distribuzione nel territorio nazionale.

La Camorra

I Polverino di Marano di Napoli e i napoletani Amato – Pagano stanziati a Melito di Napoli restano tra i clan storicamente più radicati in Spagna, dove hanno interessi nel traffico di droga.

Non solo droga

La criminalità organizzata utilizza il territorio iberico anche per affari illeciti non legati al narcotraffico.

Nel febbraio 2019, è stato disarticolato un gruppo criminale camorristico dedito, tra l’altro, al furto di autovetture di lusso, utilitarie e autoarticolati destinati al mercato spagnolo (oltre che a quello albanese e greco), come riscontrato a seguito del rinvenimento di un Suv di lusso ad Alicante (Spagna), con targhe e documenti spagnoli.
La Spagna, nel corso del tempo, è stata anche individuata quale territorio rifugio di latitanti, come recentemente dimostrato dalla cattura, avvenuta a Madrid il 5 marzo 2019, di due esponenti della cosca di rosarnese Cacciola – Grasso, ricercati dal luglio 2018 nell’ambito dell’operazione Ares e destinatari di un mandato di arresto europeo. Uno dei due latitanti, al vertice del clan, era particolarmente attivo nell’importazione di droga in Europa, grazie ai contatti diretti con i narcos colombiani e venezuelani.

Nello stesso contesto investigativo, il 29 giugno 2019, presso l’aeroporto di Madrid, è stato arrestato, in esecuzione di mandato di arresto europeo, un altro esponente della medesima cosca di Rosarno.

Il 6 gennaio 2019, a Maspalomas, nell’isola Gran Canaria, è stato assicurato alla giustizia un affiliato al clan Mazzarella, sfuggito da un’operazione di polizia del maggio 2018. Il 27 aprile 2019 è stato arrestato a Barcellona un parente di un esponente di primo piano del clan Ricci, attivo nei Quartieri Spagnoli, destinatario di un provvedimento restrittivo per il reato di rapina. Il successivo 8 maggio, ad Ibiza, è stato localizzato un affiliato al clan Vigilia, operante nel quartiere Soccavo, irreperibile dal dicembre 2018.

I rilevanti profitti ricavati dal traffico di stupefacenti costituiscono la provvista che le consorterie italiane riescono a riciclare in alcune tipologie di attività economiche presenti nel territorio iberico: le cosche calabresi sembrano prediligere il settore turistico e immobiliare; le consorterie siciliane investono nella produzione e commercializzazione di prodotti agricoli e oleari, oltre che nel settore immobiliare e nel turismo, mentre i sodalizi campani sono maggiormente proiettati verso il settore dell’abbigliamento, il commercio di merci contraffate, la ristorazione,
l’import-export di prodotti alimentari e il turismo.

In base a quanto descritto, è stata intensificata la sinergia con le Autorità di Polizia spagnole, che vedono le massime espressioni investigative nel Centro de Inteligencia contra el Terrorismo y el Crimen Organizado (Citco), partner della Rete Operativa Antimafia @ON e nell’Unidad Droga y Crimen Organizado (Udyco).

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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