Se di femminicidio parlasse un fantasma

di Thomas Pistoia

Non ha importanza chi sono e chi sono stata. Se mi vedete qui, ora, se per un attimo mi mostro ai vostri occhi vivi, forse è soltanto la vostra immaginazione, o una suggestione.
Forse, tra queste mura, c’è la mia nostalgia di esistere, il desiderio di esserci ancora.
Mi avete raccontato nella storia locale, nelle dicerie tramandate dal volgo nei secoli e avete fatto di me due leggende. In una mi chiamo Armida, nell’altra Sifridina. Non so chi io sia stata, vi ripeto, non posso dirvi il nome ed il casato di quest’anima che mi porto appresso, non li rammento. Ciò che conta però, è che in entrambe le leggende, sono stata una donna che ha sofferto. Per amore. O per un’idea.

Ero bella? Sì, lo ero. Ero bella come sanno esserlo le donne di questa terra e forse di più.
Si dice che avessi negli occhi il mare e tra i capelli la notte. Non posso rammentarlo, ma di una cosa sono certa, avevo un uomo nel cuore, più forte dell’oblìo. Non era quello scelto per me da mio padre, non era colui che chiamavo “mio signore”.
Non sempre lo sposo è colui che si ama, sovente giunge da sentieri di contingenze, di convenienze mai nostre, mai donne.
Oppure a volte non merita i doni di questo seno, di queste labbra, li ignora o li divora. Allora il cuore cerca altrove. E spesso trova.
Forse ho passato i miei giorni nelle viscere della terra per colpa di quell’amore clandestino, un povero cavaliere che un giorno mi sorrise e mi aprì il cielo. Forse sono ancora qui, dopo secoli, perché tra le sue braccia ho già avuto il paradiso.
Andò che quell’altro, lo sposo che credeva di essere legittimo anche nel cuore, si prese, interi, i nostri sospiri. A noi spiriti non è concesso il ricordo, soltanto il rimpianto può farci ombre tra i vostri passi. Non so quindi dire se fu lama o cappio, ricordo solo che il mio uomo mi fu strappato dal petto, dentro, e entrambi fummo sepolti. Lui in una tomba, io, qui a Trani, viva, in questo castello. Perché, per legge, appartenevo al mio bieco padrone, dovevo essere sua e altrimenti mai più.

Che storia banale, vero? La gran dama che tradisce, il cavaliere sacrificato forse per un solo bacio e la furia devastatrice della gelosia, che vendica il torto!
Ma non è la mia vita sprecata e reclusa a farmi male, adesso, non più.
Se mi vedete qui, ora, così fantasma, se mi guardate in questi occhi provando il terrore che fanno gli spettri, è perché la mia anima si smorfia di rancore e dolore a vedere che…

Che non è cambiato niente.
Non sono stata prima ma non sono stata ultima. Dopo secoli, io che non posso ricordare, ma che posso sentire addosso tutto l’orrore che ho intorno, sento.

Sento il dolore muto delle vostre donne, qui, nelle vostre città del futuro percorse da carri senza cavalli. Ora che potete volare e parlarvi a distanza, anche adesso, non sempre lo sposo è colui che si ama, non sempre merita il seno e le labbra che gli vengono offerti. E ancora ignora. E divora.

Ci sono contingenze e convenienze mai donne, e come allora, anche sull’asfalto, il cuore cerca altrove e spesso trova.
Anche loro, anche queste vostre dame, sono qui oggi, insieme a me, madri, figli, spose, spettri che credono di averne avuto troppo, di paradiso.
No. Le avete uccise. Le uccidete. E il paradiso non è mai abbastanza.
Non ha importanza chi sono e chi sono stata. Io sono Armida e sono Sifridina. E porto il nome di ogni altra donna del mondo, sconfitta, vinta, uccisa, violentata.

Sono un fantasma e forse neanche esisto, ma se davvero credete di avermi visto, di avermi avuta vicino. allora sappiate che non cerco l’amore che mi fu tolto. No, quello, in qualche parte dell’universo, io l’ho già ritrovato.
Scruto, da questo torrione, quello negato alle vostre donne, ancora, di nuovo, come se i secoli fossero passati e passati e passati senza alcuna evoluzione.

Nelle vostre città enormi, illuminate da luce artificiale, ci sono stanze di prigionia, e percosse, e violenze, gelosie e vendette. Vittime.
E io resto qui ad aspettare che scompaiano, che svaniscano, prima o poi, all’alba di un giorno nuovo.
Come fanno gli spettri.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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