Il vero lusso

E’ arrivata la nuova ragazza alla pari. Sembra anche essere davvero carina. Ed è addirittura arrivata giusto in tempo per far fronte alla prima influenza dell’anno, che ha colpito la primogenita solo due giorni dopo il suo arrivo.

Tutto cambia con un aiuto in casa. Un mutamento radicale, direi.

E, come sempre, sono le piccole cose a fare la differenza: non dover più obbligare la secondogenita a restare fuori casa, fino alle 19 di sera, per seguirmi quando accompagno la sorella alle sue varie attività, non dover portare la figlia malata con me quando accompagno l’altra a scuola, il lusso di poter andare ad una riunione di classe, un incontro di lavoro, un caffè con un amica, una visita medica o anche solo uscire per una scappata veloce in farmacia, senza bambine. lo scialo di poter uscire la mattina presto e sorprendere le bimbe con i cornetti per la colazione, o poter fare una corsa in campagna prima che si sveglino, l’importanza di potermi dedicare ad una figlia senza rischiare che l’altra si senta trascurata!

Che lusso avere qualcuno con cui dividermi un po’ di incombenze. Fare le cose in due.

Eh già. Chi se lo ricordava più!

Ma in questi giorni ho colto un altro aspetto importante della faccenda, qualcosa di meno evidente ma incredibilmente rilevante.

In questi giorni ho ritrovato il piacere di esserci.

La soddisfazione di poter tornare ad essere presente per le persone che amo.

Poter dire: ci penso io.

Sono anni che i miei cari non possono fare affidamento su di me per le emergenze. Come potrebbero? Io vivo da sola con due minori. Non potrei spostarmi se non con loro!

La vita cambia, siamo ultra quarantenni, correre da un amico non è più facile come una volta: abbiamo famiglia, viviamo in un Paese privo di tutti quei servizi che altrove rendono la vita dei genitori decisamente più facile. Le persone più importanti della mia vita hanno bambini piccoli, come me, ma magari anche un compagno, dei genitori che invecchiano, dei fratelli…insomma hanno la loro vita da affrontare, mentre combattono anche loro la loro battaglia di lavoratori, sempre e comunque precari, al sud. Sopratutto le donne.

Sono circondata da donne che lavorano, seguono i figli, sono delle equilibriste e sorridono dopo l’ennesima corsa con l’affanno. Donne che hanno poco tempo per sé stesse, se non zero. Difficile immaginare di poter essere fisicamente presenti nelle reciproche vite.

E allora, quando ti squilla il telefono che sei già in pigiama, ed è tua sorella che ha bisogno di te, non c’è nulla di più soddisfacente del poter rispondere:tranquilla tesoro, sto arrivando.

Che lusso!

Poter correre da chi ami, anche solo per un abbraccio, o per aspettare con i suoi figli che arrivi la babysitter e permettere a lei di raggiungere suo marito al pronto soccorso. Non ha prezzo.

Poter accompagnare un tuo fratello, con la macchina in panne, a prendere i bambini all’uscita di scuola.

Che lusso!

Insomma:

Se hai bisogno chiamami, che ora ho una ragazza alla pari

è il nuovo

Questo weekend andiamo alla SPA.

Certo, purtroppo non vale per tutto.

Non posso aiutare Augustine, che mi manda dei vocali disperati perché non riesce a trovare lavoro e se non ha un contratto entro marzo non gli rinnovano il permesso di soggiorno.

Né sono tanto sicura di poter aiutare Yacouba, che mi chiede aiuto per trovare casa entro un mese.

Non ho la possibilità di assumere qualcuno e la mia casa non ha più stanze libere.

In quel caso posso solo ascoltare, dare conforto, fare passaparola per loro.

Alcune tempeste le dobbiamo affrontare da soli, al tempo stesso capitani e marinai del nostro vascello sul mare in tempesta. Rimane importante la possibilità di raccontarle a qualcuno, potersi sfogare, avere una spalla su cui poter piangere, sapersi accolti, capiti, non sentirsi soli.

Ma a volte non basta. A volte l’unico a poter dare un reale supporto, una protezione, un aiuto concreto, è lo Stato. Che sembra essere anche l’unico a non apprezzare questo privilegio.

E allora il mio pensiero corre a Rosalia, reclusa nella sua stessa casa dal marito, che l’ha picchiata per ben 3 giorni, fino a farla morire. E a quella donna pachistana senza nome, a Verisaco, che poche settimane prima di mettere al mondo il suo bambino, è stata soffocata dal marito con un cuscino. E ancora a Rosalia Mifsud, di 48 anni, e Monica Di Liberto, di 27 mamma e figlia di Caltanissetta. Sparate dal rispettivo marito e padre.

4 femminicidi in meno di 24 ore.

Altro che corona virus!

Un vero e proprio bollettino di guerra.

Le donne continuano a morire ammazzate.

Donne che avevano denunciato le violenze, eppure sono morte.

E certo che avranno avuto anche loro dei vicini di casa, dei parenti, degli amici, forse, spero, anche qualcuno con cui sfogarsi. Ma non importa.

Che è lo Stato l’unico ad avere il dovere e il potere di proteggerle. L’unico a potersi permettere questo lusso. Ma non lo fa.

A noi, comuni mortali, resta il piacere di ricordarci quanto possiamo essere fondamentali, con la nostra presenza, nelle piccole cose del quotidiano.

Perché, per gran parte di noi, poter correre da un amica, poterle rimanere accanto quando ha paura, stringerle la mano, non solo in occasioni importanti, ma anche quando ha un attacco di panico al supermercato, poterla accompagnare quando deve portare i bambini dal suo ex…è impossibile. E’ troppo impegnativo, non ce lo possiamo permettere.

Esserci è diventato un lusso.

1 Commento

  1. Avatar
    Federica Facioni

    Bell’articolo cara Barbara, il tempo è il regalo più grande che possiamo fare ai nostri cari e a noi. Ma la moneta tempo ha veramente valore, secondo me, solo se vissuta in presenza.

    Reply

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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