Petruzzelli: un ballo in maschera “splendidissimo!”

di Fernando Greco
(foto Lapolla)

L’attributo “splendidissimo” con cui il paggio Oscar definisce il ballo in maschera nell’omonimo capolavoro verdiano ben si attaglia all’ allestimento scenico creato nel 1989 dal compianto Pierluigi Samaritani per il teatro Regio di Parma, riproposto a Bari in occasione dell’apertura della Stagione Lirica 2020.

LA CENSURA BORBONICA
Dopo l’insoddisfacente esperienza parigina de “Les vêpres siciliennes” (1855) e il parziale insuccesso del “Simon Boccanegra” a Venezia (1857), Verdi si era impegnato a comporre un’opera per il teatro San Carlo di Napoli lavorando a braccetto con il librettista Antonio Somma sul dramma di Eugène Scribe “Gustavo III di Svezia” ispirato all’omicidio dell’omonimo re svedese compiuto nel 1792 durante un ballo in maschera da parte di un gentiluomo di corte. Purtroppo l’argomento storico della pièce, culminante con l’assassinio di un monarca, ricevette il netto divieto da parte della censura borbonica all’indomani dei falliti attentati nei confronti sia di re Ferdinando II sia di Napoleone III. Ci pensò l’intraprendente “sor Cencio” alias l’impresario romano Giuseppe Jacovacci, già artefice del debutto del “Trovatore” nel 1853, a far debuttare a Roma la nuova creazione verdiana dopo aver ottenuto il visto della censura pontificia a patto di trasferire lo scenario del dramma fuori dall’Europa. L’azione venne dunque spostata da Stoccolma a Boston, Gustavo III di Svezia divenne Riccardo conte di Warwick e così l’opera “Un ballo in maschera” giunse sul palcoscenico del teatro Apollo, dove ottenne un successo strepitoso nella serata del 17 febbraio 1859.

ECLETTICHE CITAZIONI
Lo spettacolo inaugurale della Stagione Lirica 2020 del Petruzzelli si è avvalso della celebre parte visiva realizzata trent’anni fa da Pierluigi Samaritani (1942 – 1994), maestro indiscusso di pittura scenica. La produzione è stata ripresa a Bari dal regista Massimo Gasparon, già premio Samaritani nel 1999 come miglior regista emergente. Valorizzate dalle nuove tecniche di palcoscenico, le scene hanno costituito il punto di forza dell’allestimento barese: come in un romanzo storico di Walter Scott, scene e costumi creavano un’ambientazione ricca di eclettiche citazioni, dal barocco di Velázquez, con tanto di “Las meninas” evocate nel gruppo dei postulanti presenti a corte nella prima scena, a certo romanticismo noir di Friedrich, evidente nell’ “abominato campo” del secondo quadro, con tanto di cattedrale gotica in lontananza e le spettrali sagome di due alberi rinsecchiti (ideati da Gasparon), luogo in cui l’incontro tra i due amanti, reso con gestualità stereotipata, si apparentava con “Il bacio” di Hayez. La sulfurea spelonca di Ulrica è stata arricchita per l’occasione da elementi satanici che hanno dato alla scena la valenza di un’autentica messa nera, mentre nel terzo atto lo studiolo di Renato aveva il sapore della pittura fiamminga, con particolari simili a quelli de “L’astronomo” di Vermeer. Sfavillante il salone della festa nell’ultimo atto, con un fondale prospettico di gusto rinascimentale.

LA CANGIANTE PARTITURA
Il versante musicale si è giovato di una particolare sintonia tra orchestra, coro e solisti. Brillanti le sonorità ottenute da Giampaolo Bisanti a capo dell’Orchestra del Petruzzelli (di cui è direttore stabile), sempre attento a evidenziare la cangiante partitura verdiana, ora intrisa di lirismo ora fiammeggiante di passionalità ora decisamente grottesca. Proprio il momento più grottesco dell’opera, ovvero il finale del secondo atto, è stato quello meglio riuscito: il tragicomico paradosso verdiano è stato valorizzato dal magistrale incastro tra gli accenti drammatici dei solisti e l’irridente tessuto musicale, raddoppiato dall’intervento del coro. Un coro, quello del Petruzzelli, ancora una volta attivo protagonista della vicenda e tecnicamente inappuntabile, ben preparato dal maestro Fabrizio Cassi. L’ ensemble dei solisti si è rivelato omogeneo, garantendo una performance di rassicurante routine. L’unico vero exploit della serata è stato realizzato dal soprano Veronika Dzhioeva nell’esecuzione dell’ ultima aria di Amelia (“Morrò, ma prima in grazia”): la cantante, forte di quella granitica vocalità tipica della scuola russa, ha sfoderato nell’ultimo accorato momento solistico una sorprendente varietà di fraseggio e di colori dopo esser stata nei primi due atti un’interprete sontuosa ma un tantino monocorde. Il soprano Damiana Mizzi ha dato vita a un paggio Oscar irresistibile per vis comica e formidabili agilità vocali. Convincente la prestazione del tenore Giorgio Berrugi nel ruolo di Riccardo, forte di un accattivante timbro vocale e di bella presenza scenica. Il baritono slovacco Dalibor Jenis ha indossato i panni di Renato con nobiltà di accenti, nonostante un timbro non troppo scuro, sempre più credibile come baritono verdiano dopo aver debuttato in ruoli importanti come Rigoletto (all’Opera di Sydney e di Lipsia) e Nabucco (a Zurigo). Il mezzosoprano Elena Gabouri, anche lei di scuola russa, ha interpretato con carnale sensualità il ruolo di Ulrica; talora il suo ricco timbro vocale perdeva incisività nelle note più scure. Appropriato il piglio caricaturale e l’aplomb vocale del baritono Italo Proferisce e del basso Christian Collia nei rispettivi ruoli di Silvano e del Giudice. La comunanza di intenti tra Samuel e Tom è stata resa in scena dall’aspetto molto simile dei due congiurati, quasi due fratelli gemelli impersonati con accuratezza dai due bassi Denyan Vatchkov e Andrea Comelli. Puntuale il tenore barese Nicola Cuocci nei panni del Servo di Amelia.

“Un ballo in maschera” proseguirà al Petruzzelli fino al 1 febbraio prossimo. Ulteriori informazioni sul sito web www.fondazionepetruzzelli.it. La guida all’ascolto dell’opera è disponibile al link issuu.com/taccoditalia/docs/44a_stagione_lirica_verdi.

 

Scena iniziale

 

L’antro di Ulrica nel secondo atto

 

Amelia e Riccardo nel secondo atto

 

Terzo atto, in casa di Renato

 

Il ballo in maschera nell’ultima scena

 

L’uccisione di Riccardo

 

Il finale dell’opera

 

I protagonisti alla ribalta

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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