110 donne, gli anticorpi della mafia

110 donne, cinque associazioni, un comitato cittadino. Insieme, per dire “No” alla mafia e per ribadire la necessità di una stampa libera che accresca il livello di democrazia di ogni città

di Marilù Mastrogiovanni

110 donne che hanno voluto metterci la faccia, sottoscrivendo un testo semplice quanto incisivo, che afferma la necessità di tutelare il diritto ad essere informati.
“Auspichiamo che il diritto di cronaca, il diritto ad informare e ad essere informati, diventi per la nostra comunità, una necessità culturale, un’esigenza di giustizia e di verità che può essere soddisfatta solo da una corretta e corrispondente ricostruzione dei fatti, a vantaggio del libero convincimento di ognuno”: poche ed efficaci parole che rimandano ai valori della nostra Carta costituzionale.
Il giornalismo è il vaglio della Democrazia: controlla il potere, è dalla parte degli ultimi, mai dei primi.
Chi vuole imbavagliare la stampa, anche attraverso querele temerarie, lo fa perché non vuole che la stampa scavi e faccia luce su fatti scomodi.
“A volte basta omettere una sola notizia e un impero finanziario si accresce di dieci miliardi; o un malefico personaggio che dovrebbe scomparire resta sull’onda; o uno scandalo che sta per scoppiare viene risucchiato al fondo”: lo scriveva Pippo Fava, direttore de “I siciliani”, ucciso dalla mafia.
Le più recenti indagini della Dia e della DDA ci dicono che la mafia dei colletti bianchi nel Salento è sempre più forte.

La provincia di Lecce ha il record dei Comuni sciolti per mafia: cinque in due anni. Il sistema delle infiltrazioni è sempre lo stesso: appalti in cambio di voti; e dopo aver vinto gli appalti, le aziende assumono personaggi dei clan.

E’ accaduto anche a Casarano.
A Manfredonia, in provincia di Foggia, da poco sciolta per mafia, i Commissari prefettizi hanno passato al setaccio i bandi e gli incarichi non solo dell’amministrazione in corso, ma anche di quella precedente, perché il sindaco era lo stesso.
E lì, hanno trovato le infiltrazioni mafiose.
Queste vicinanze, queste “interessenze” sono ben note ai cittadini di Casarano.
Di molte, ho scritto. Ma non di tutte, non abbastanza.
Le querele temerarie e le minacce hanno tolto inchiostro alla mia penna: questo bisogna dirlo con chiarezza, sempre. Ogni querela temeraria è ossigeno sottratto al giornalista.
A me, l’Amministrazione di Casarano ne ha tolto moltissimo.

Ma vado avanti: tre archiviazioni e altre due richieste di archiviazione che attendono di essere valutate dal gip.
Il sequestro del giornale, vietato dalla Costituzione, e poi un processo con decreto di citazione diretta.
Ma vado avanti, perché una cosa deve essere chiara: io difendo i fatti. I fatti sono un “bene comune”. Restituire le notizie ai cittadini, che sono i legittimi proprietari, è dovere del giornalista.

Perché?
Perché la conoscenza rende liberi: la conoscenza dei fatti fa sì che i cittadini possano formarsi un’opinione propria, libera e consapevole.
Gli amministratori pubblici e il loro operato devono essere sempre sottoposti al vaglio del controllo giornalistico. Questo in Italia accade troppo poco. Nei paesini quasi mai.
Meno giornalisti, cittadini meno liberi.
Tutto questo è condensato in quelle bellissime righe, contenute nel documento sottoscritto da 110 donne e cinque associazioni.
Io le ringrazio tutte, una ad una.
Per la sensibilità ed il coraggio.
Non era scontato. Il loro, è un gesto forte, importante.
Le loro, sono parole dense.
Mi auguro che continuino a trovare la forza di sollevare il capo, guardare negli occhi ogni abuso di potere, e dire “no”.
Vi aspetto tutti e tutte, con don Antonio Coluccia, Sabato 25 gennaio, ore 17, presso il liceo scientifico di Casarano, per parlare di “Mafia e donne, virus e anticorpi”. L’incontro è organizzato dal Tribunale dei diritti del malato- AIDO Presidio Libera Casarano, Cittadinanza Attiva, Tribunale Diritti del Malato, Comitato Casarano Libera, Università Popolare di Casarano, Associazione Storia Futura.

Questo il documento sottoscritto da 110 donne:

“Dopo avere appreso dell’ulteriore archiviazione, la terza querela per esattezza su sette presentate, di tutte le notizie di reato, ipotizzate da numerose querele sporte contro la giornalista Dr.ssa Maria Luisa Mastrogiovanni (conseguenti alle sue indagini giornalistiche e ai suoi articoli aventi ad oggetto le gravi vicende che hanno interessato la nostra comunità negli anni scorsi), abbiamo ritenuto doveroso esprimere e condividere insieme l’idea, non sempre scontata, che la macchina della giustizia, sia pur con qualche criticabile fallibilità propria dell’agire umano, meriti sempre fiducia, rispetto ed alta
considerazione.
A distanza di oltre due anni non solo è stato accertato che i fatti descritti nei sui articoli dalla nostra concittadina non hanno offeso nessuno, ma soprattutto che si sono persi tempo prezioso e soldi pubblici che si sarebbero potuti e dovuti utilizzare per intervenire concretamente su settori fondamentali per il sano sviluppo culturale e sociale dell’intera nostra collettività.
Oggi più di ogni altro periodo storico, noi tutte auspichiamo che il diritto di cronaca, il diritto ad informare e ad essere informati, diventi per la nostra comunità,una necessità culturale, un’esigenza di giustizia e di verità che può essere soddisfatta solo da una corretta e corrispondente ricostruzione dei fatti, a vantaggio del libero convincimento di ognuno.
Riteniamo fermamente, invero, che solo la verità e la reale conoscenza dei fatti, possano spazzare via il venticello dei sospetti, delle illazioni, del pettegolezzo e delle mezze verità, che generano, ahinoi, il più delle volte, soltanto dubbi, sospetti, diffidenze, paure e falsi miti.
Allo stesso modo, auspichiamo che tutte le Istituzioni, anche cittadine, siano sempre preservate da quei meccanismi che, anche solo potenzialmente, possono minare la libertà dell’agire politico, che deve necessariamente, invece, essere improntato al rispetto delle regole, alla lealtà e al bene comune.
E’ fondamentale per questo che anche gli amministratori della res publica dimostrino sempre grande spessore politico, che deve concretizzarsi nella capacità di tenere alto, in ogni situazione, il grande valore del ruolo di rappresentanza dell’intera comunità, che hanno l’onore e l’onere di guidare.
Alla Dr.ssa Mastrogiovanni, le cui capacità sono state e sono riconosciute sia in Italia che all’estero, vanno i nostri più sentiti ringraziamenti:
quale giornalista, per aver svolto negli anni il proprio lavoro con competenza e professionalità;
quale concittadina della nostra comunità, per aver coniugato la propria professione con la particolare sensibilità umana che una donna porta sempre con sé ;
quale donna e madre con l’augurio che possa ritrovare tutta la serenità sottrattale per lunghi anni.
“Un gruppo di Associazioni e Donne di Casarano quale riconoscimento libero alla giornalista donna Maria Luisa Mastrogiovanni”.

Il documento reca in calce 110 firme di altrettante donne e delle associazioni:
Presidio Libera Casarano
Cittadinanza Attiva-Tribunale Diritti del Malato – Casarano AIDO
Comitato Casarano Libera
Università Popolare di Casarano
Associazione Storia Futura

Per saperne di più:

Casarano, 110 donne per l’articolo 21 della Costituzione

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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