Dirty slot, la mafia dei videogiochi tra Salento e Lazio: 10 arresti

Dieci arresti, 29 indagati, sequestri per 7 milioni. Truccavano le slot, eludevano i Monopoli di Stato, chiedevano il pizzo: evasione fiscale per 2,5 milioni e 15 milioni di Iva non versata

Un asse mafioso tra il Salento e il Lazio per controllare il mercato del gioco online e delle slot machine. Questo l’obiettivo dell’organizzazione criminale radicata a Galatina, legata al clan Coluccia della Sacra Corona Unita e ad alcune diramazioni brindisine, con nuclei d’azione a Corigliano d’Otranto, Carmiano, Aradeo, Frosinone, Latina, capace di monopolizzare il settore del gioco online e delle slot machine in provincia di Lecce, Brindisi, Taranto, e Latina. E’ stata smantellata stamane dal Gico Gruppo investigativo criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico finanziara di Lecce.
Dieci le persone arrestate su disposizione del Gip Edoardo D’Ambrosio, di cui tre in carcere, tre ai domiciliari e quattro con obbligo di firma.
In totale 29 indagati e un sequestro preventivo pari a quasi 7 milioni tra beni mobili e immobili, quote societarie e conti correnti di sette società.

“Dirty slot” è il nome dell’operazione coordinata dalla DDA di Lecce. I reati contestati sono, oltre all’organizzazione per delinquere di stampo mafioso (416 bis), anche frode informatica, illecita concorrenza e minaccia, trasferimento fraudolento di valori, gioco d’azzardo ed esercizio non autorizzato di giochi e scommesse aggravati dal metodo mafioso.

Le scommesse riguardavano soprattutto il settore sportivo, attraverso la manomissione di slot machine per eludere la tassa ministeriale.
Una metodologia già nota alla forze dell’ordine, scoperta e contrastata con successo da diverse operazioni del GdF.
Le indagini sono partite dalla denuncia di un imprenditore attivo nella produzione e noleggio di videogiochi, vittima di estorsione. Stanco di pagare il pizzo, si è rivolto alle forze dell’ordine, denunciando. La sua denuncia ha trovato poi riscontro in alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Al centro dell’organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, i titolari della Tekno win srl, di Alberto e Massimiiano Marra, ritenuti vicini al clan Coluccia.
L’organizzazione mafiosa, secondo il Gico, era riuscita a imporre 400 videogiochi, prodotti dalla Tekno win srl, ad altrettanti esercenti: bar, ristoranti, tabacchi, che con la forza erano costretti ad installare le slot machine prodotte dai Marra.
Le slot machine imposte agli esercenti erano manomesse in modo da aggirare i controlli statali e non versare l’obbligatoria tassa sui giochi online ai Monopoli di Stato.
Il traffico illegale transitava da intermediari stranieri che agivano senza autorizzazione a raccogliere scommesse online in Italia.
La frode, attraverso le apparecchiature manomesse, ha generato una evasione fiscale di due milioni e mezzo e Iva non versata pari a 15 milioni, di cui i finanzieri del Nucleo di polizia economico tributaria di Lecce hanno trovato traccia e riscontro negli hard disk della società
L’enorme mole di denaro veniva poi ripulita attraverso prestanome in nuove attività imprenditoriali.
Sono stati arrestati Alberto e Massimiliano Marra, Gabriele De Paolis. Ai domiciliari: Leonardo Costa, Luigi Marra, Pamela Sabina Giannico. Obbligo di firma per: Andrea Bardoscia, Daniele Donno, Stefano Greco, Maurizio Zilli.

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