Il karma del Rottweiler

 

È in un pomeriggio contabile qualsiasi, mentre si sbrigano cose d’ufficio, che nelle Terre di Mezzo siamo soliti indire sessioni sparse di sport minori. Oggi, per la gioia polmonare della tramontana gennaiola, festeggiamo i giorni della merla con le Olimpiadi delle coronarie. Radente la recinzione della casina nel bosco passa un cacciatore coi suoi due bracchi liberi e le quattro cagne di qua si avventano come possedute dal demonio contro i confini della tenuta. Tra loro Olivia, che è molosso, grizzly e stambecco insieme, in un impeto appassionato di lotta libera col nemico immaginario pensa bene di chiudere l’assalto al fronte saltando oltre la recinzione col carpiato delle grandi occasioni e piombare dall’altra parte del campo mentre il cacciatore si allontana col fucile in spalla e si limita, graziaddio, a dire LI CANIII.

 

La Strega Madre, pronta a gestire la peggiore delle emergenze col solito spirito pragmatico saldato alle palline del rosario, inizia a urlare con voce da doppiatore cartoon e che sia ben udibile dal cacciatore in allontanamento, Oliviaaa, vieni a casinaaa, è pronta la pappaaa, nella speranza che l’uomo armato colga che Olivia è un gatto da salotto travestito e non ha alcuna intenzione offensiva. Olivia, ovviamente, scompare all’orizzonte con la bava alla bocca smentendo ogni intenzione diplomatica. Allora alla Strega Madre passa un attimo la morte nelle ginocchia con la pizza del film della casina nel bosco a ritroso fino all’infanzia, tendendo le orecchie a urla e spari e altri segnali certi di morte, Dio e tutti i Santi facciano sì che il cacciatore sia una brava persona e non gli partano i cinque minuti, quando decide di fare anche lei il volo dello stambecco con il piglio di Batman quando bisogna salvare almeno la metà del mondo. Quando la Strega Madre è in bilico con gli stivali di gomma sulla parte più alta della recinzione, Olivia compare di ritorno con la bava alla bocca e un’aria da cazzeggio, solo che prende la direzione opposta, abituata a rientrare dal cancello principale. La Strega Madre allora organizza al volo un pivot sulla palina di cemento, le altre tre cagne la guardano da sotto tra la compassione, l’agitazione e la stanchezza mentale, fa il salto dell’antilope all’indietro, che neanche La foresta dei pugnali volanti, il mantello le si impiglia nella rete, ma chissenefrega e prende a galoppare verso la parte opposta, 100 metri in 9 secondi netti per aprire il cancello davanti. Olivia entra sudata come un cavallo dopo la corsa, spiritata ma allo stesso tempo implorante perdono. In fondo è solo andata a fare un giro e la Strega Madre ha bruciato dieci anni di vita e la manica di una felpa nel volo dello stambecco, interrogandosi su che cosa possa essere andato tanto storto con un cane di razza rottweiler nelle vite precedenti per meritarsi quasi ogni giorno tutto questo.

 

Gli albori del karma. Sua Eccellenza dei diversivi estivi, una belva feroce accucciata in giardino, s’incunea alla perfezione in una mattinata di luglio qualche anno addietro. L’emergenza del giorno ha le fattezze di un Rottweiler randagio con catena spezzata al collo, accucciato a metà del tragitto tra la porta di casa e lo sportello dell’auto della Strega Madre che deve recarsi al lavoro. Il cane guarda decisamente spaventato la Strega Madre, la quale, per la prima volta in assoluto, decide di non sfamare il randagio di turno, per non esporre a pericolo il gatto Addio infante di tre mesi, appena svezzato a biberon dopo abbandono felino prematuro, al quale è stato assegnato un programma di educazione montessoriana di autocostruzione, libertà e attività spontanea volte a forgiarsi il carattere tra le meraviglie della natura. Quindi niente ciotola alla mascella più pericolosa della specie canina, che intanto guarda la Strega Madre con chiara speranza di adozione. Nei lunghi istanti di attesa che separano la Strega Madre dall’impegno mattutino dall’altra parte del Tacco d’Italia, lo sguardo tra lei e il cane si fa di vicendevole commiserazione. La Strega Madre si addolora per tutti i randagi del mondo maledicendo chi li maltratta o abbandona; il cane si addolora per lei, che, per fargli trovare una casa che non sia questa, dovrà avventurarsi nel calvario meridionale della burocrazia. Dopo un paio di slalom verbali con la Madre Senior che querula “insomma però proprio un rottweiler…” come se la Strega Madre avesse dovuto scegliere meglio la tipologia dell’invasore e dopo uno scambio di strategie paramilitari tra parenti di diverse scuole di pensiero, la Strega Madre guadagna il tempo di riflettere nel tragitto, perché il cane, vedendo incedere la Strega Madre verso l’auto, si allontana dalla parte opposta. Nella ragionevolezza emotiva che solo Radio 3 può darti alle otto del mattino, la Strega Madre giunge alla conclusione di dover avviare l’ITER, affidandosi alla residua fiducia nelle Istituzioni del suo paese. L’iter, tradotto nell’italiano delle emergenze, vuol dire sbrogliare l’auricolare e comporre il numero di telefono più probabilmente vicino a quello giusto. L’Assessore interpellato prova a stare a galla nell’irragionevolezza delle prassi istituzionali, mandandole il Comandante dei Vigili Urbani e una squadra di accalappiacani. La Strega Madre dovrebbe saperlo, che nella parola squadra alberga una certa ironia. Nel torrido pomeriggio che si sviluppa in casi come questi, arrivano la volante e il furgoncino. Dalla volante escono due vigili, che nella cortesia misurata celano l’imbarazzo della rappresentanza di ciò che non potrebbe mai funzionare in questo paese. Dal furgoncino i due accalappiatori in calzoncini e cappellino. Dopo i vari convenevoli, i vigili fanno: “Il cane c’è?” (No, vi ho chiamati a capocchia) “Si, il cane è steso sotto un fico d’india qua dietro”. Avvisiamo gli accalappiacani rimasti indietro ad attrezzarsi, dove “indietro” è la metafora della telenovela che sta per andare in onda. Il Vigile espira, mani alla vita, affaticamento da eccesso di vestizione altrimenti detto divisa: “stanno preparando le cerbottane”. La Strega Madre non sentiva questa parola dai fumetti di Topolino e Paperino. Gli accalappiatori dotati di lunghe aste di metallo avanzano lentamente verso il cane, che nel frattempo con altrettanta calma alza la testa e pensa “che peccato, devo spostarmi”. Quella che pare essere una femmina giovane ma denutrita di rottweiler inizia a trotterellare in fuga. I cerbottanti la seguono al trotto umano, inseguire non è parola da pensare con 42 gradi, potrebbe nuocere gravemente alla salute. La Strega Madre e il Comandante Capo dei Vigili Urbani rimangono a guardare, mani alla vita come due comari rassegnate, non osano guardarsi negli occhi, la consapevolezza dell’ineluttabile potrebbe deprimerli irreparabilmente. Il gatto Addio infante ulula di disperazione, escluso da tutto questo delizioso traffico qua fuori, chiuso da giorni dentro casa al riparo dal pericolo. Dopo pochi minuti gli accalappiacani tornano indietro. “Niente da fare, si è allontanato (!). Comunque signorina, per il mio modesto parere di esperienza trentennale può stare tranquilla. La cane non è aggressiva, è femmina malata con uno stato avanzato di cimurro agli occhi, sicuramente tiene pochi giorni di vita”. Segue un minuto di silenzio. La Strega Madre non si sofferma sulle singole parole. Non lo fa manco sugli insiemi e i sottinsiemi, le intersezioni e le sfumature perché è la volta giusta che potrebbe cadere in coma logico. Non è che quest’uomo non abbia autorevolezza, dritto davanti a lei, vestito da impiegato in vacanza all’estero. Non è che l’abito faccia il monaco, semplicemente a volte ti disegna un presentimento. Ci si saluta tra protagonisti di un pomeriggio demenziale, col Vigile rientrato attonito dal Settentrione, consapevoli tutti della per sempre mancata occasione di catturare la cane, sebbene prodighi di ipotesi alternative per il giorno dopo. La Strega Madre guarda le loro auto allontanarsi sul viale di casa, immobile, inchiodata al misero tentativo di riappacificazione con l’Istituzione italiana.
Il giorno dopo il fax destinazione ASL giaceva sulla scrivania del Comune in attesa del prossimo avvistamento utile della cane da parte della Strega Madre. Suppongo sperando in una paralisi della cane suddetta o in un diploma conseguito nel frattempo in ipnosi rapida dei cani in transito, per il tempo di inviare l’sms, far partire il fax, lasciar rispondere alla ASL e attendere l’arrivo della nuova squadra di accalappiacani.

 

Per la proprietà transitiva che passa nelle mani del tempo le azioni mancate nel passato facendole diventare boomerang nella nuca della generazione (di cani) successiva, alla Strega Madre in fila alla cassa per la spesa nel presente squilla il cellulare. “Strega, come va? Mi hanno detto che dei cacciatori sono stati assaliti da un rottweiler che ha scavalcato il cancello di un’abitazione vicino casa tua stamattina. Tu non hai un rottweiler, mi pare. No?” La Strega Madre riconosce l’amico forestale. Scavalcato, cacciatori, rottweiler, forestale, fucili, morte violenta: Olivia, chilammorta. Ma quando? emette la Strega Madre, sicura di averle allungato dei biscotti uscendo di casa. “Mi hanno detto stamattina presto, in paese. Ma tu un rottweiler c’hai?”
Nelle Terre di Mezzo l’abbattimento della catastrofe viaggia sulla fibra ottica della chiazza di paese (se alla Nasa serve qualcosa, stiamo a disposizione). Il rottweiler ce l’ho. Cioè, è metà rottweiler e metà corso, ma sembra più corso. Mi pare che il cane stesse dentro, uscendo. Ma proprio aggrediti? È strano sai, è tutto recintato da me, anche se avesse saltato come avrebbe fatto a rientrare? “No ma tranquilla. Sicuramente non era il tuo. Se stava a casa, non poteva essere lei. Vabbè controlla e fammi sapere.” La Strega Madre paga, prende la macchina con la premura di chi ha sfiorato una catastrofe immane. Arriva a casa, molla la macchina, manco scarica la spesa, apre il cancello: Olivia è spalmata al sole nell’erba, sfoggia un’eccessiva aria annoiata. La Strega Madre la guarda e tace. Non ci sono segni emotivi di reato. Olivia, come hai passato il tempo stamattina? Adesso andiamo a controllare in giro la recinzione, affilando il bisturi del cazziatone cosmico sotto gli occhi della babymuscia che guarda la Strega Madre come un gremlin può guardare una pentola a pressione prima del fischio. In cerca di effrazioni la Strega Madre si avvia verso i confini dei possedimenti, valutando tutte le ipotesi, compresa quella che Olivia possa aver acquisito l’abitudine di smaterializzarsi all’occorrenza davanti al cancello per comparire immediatamente dall’altra parte, sfoderare il mantello da Batman e fare il rottweiler giustiziere delle Terre di Mezzo.

 

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Info sull'autore

Idrusa_stregadelbosco

Idrusa_stregadelbosco (Chiara Idrusa Scrimieri) è regista e sceneggiatrice, artista visuale. Vive in una casina nel bosco col gatto nero “Addio”, che sembra disegnato da Tim Burton e insieme a una moltitudine di piante e animali. Deve i suoi primi passi nel cinema a Jane Campion, Fernando Solanas, Giuseppe Rotunno, Giovanni Robbiano e Enza Negroni, Marco Bellocchio e soprattutto Ermanno Olmi (Ipotesicinema), oltre che a un mucchio di film e libri, al fantasma di Fellini e a un sacco di gente straordinaria incontrata per caso.

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