La prosperità della Ndrangheta ha un nome: cocaina

Il capitalismo criminale alimenta il capitalismo tradizionale, e diventa „sistema“ affermando il dogma della neutralità del crimine

È la più grande organizzazione mondiale di traffico di narcotici. L’intesa con i produttori colombiani e messicani è rodata e forte. Il 90% della droga destinata all’Italia e al resto d’Europa passa attraverso la gestione della mafia calabrese. Ecco le ramificazioni delle sue reti criminali in America Latina.

Fonte: Clarin

Versione italiana a cura della Redazione del Tacco d’Italia

Il capitalismo criminale, rappresentato dalle grandi organizzazioni mafiose globali, si è integrato, negli ultimi decenni, con il grande capitalismo tradizionale che gestisce i mercati finanziari. Questo è il fenomeno più importante perché è il cuore della crescita di organizzazioni come la Ndrangheta, le cui proiezioni internazionali sono impressionanti. Questa collaborazione ha funzionato al centro delle aree strategiche dell’economia e della finanza internazionali, con effetti di sistema.

Nel 2009, nel bel mezzo della crisi economica mondiale, il direttore generale dell’Unodc, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione della criminalità, Antonio Costa, ha affermato che il capitalismo criminale ha salvato l’altro capitalismo grazie all’iniezione di 325 miliardi di dollari, che ha fatto rivivere numerose banche e società finanziarie. Questi dati rappresentano un cambio di epoca rispetto al funzionamento dei mercati. Afferma il dogma della neutralità del crimine che opera solo un trasferimento di ricchezza.

Kenneth Galbraith ha scritto che l’economia globalizzata si è aperta a un sistema diffuso di frode con la passività degli organismi di controllo del mercato.

Controllo finanziario

Fu nel settembre 2008 che la crisi mondiale ebbe il suo inizio. Il crack della Lehman Brothers per 639 miliardi di dollari, fu il più grande fallimento nella storia. Le mafie seppero cogliere l’opportunità e influenzare con la loro liquidità le lobby finanziarie. La Ndrangheta, Cosa Nostra, la Camorra e altre mafie minori sono entrate pienamente nel mondo del controllo finanziario, garantito da un sistema aperto, deregolamentato e discreto. La Ndrangheta opera con facilitatori e intermediari che vivono nell’ombra e sono quelli che garantiscono la complessa ingegneria del grande traffico e del riciclaggio.

Una parte enorme, forse la più grande, delle attività totali della Ndrangheta, di Cosa Nostra e della Camorra, ha attraversato il confine e rappresenta una globalizzazione che fa culminare gli “affari” fuori dal territorio italiano. Uno “stato d’immersione” ideale, con investimenti e riciclaggio ben protetti.

La Ndrangheta in parallelo ha completato un processo di espansione a Nord. Le ndrine, le cellule dell’organizzazione basate sulle famiglie, sono presenti in tutta Italia a partire già dal 1950, a causa dell’emigrazione interna dei calabresi nelle ricche regioni settentrionali, in particolare Lombardia (Milano) e Piemonte (Torino). Le ndrine mantengono una ferma lealtà nei confronti della cupola calabrese. I casi di dissidenti che rompono il patto sono rari e pagati con il sangue.

La Ndrangheta ha una struttura interna molto diversa dalla mafia siciliana. I legami di sangue sono fondamentali, insieme a un carisma di adesione rappresentato da riti secolari che gli ndranghetisti celebrano con convinzione. Come bruciare un’immagine di San Michele Arcangelo, bere un limone e pungere un dito per deporre il sangue sull’immagine sacra, accettando di morire se si tradisce il Santo. Il sistema funziona perché ci sono molti meno pentiti nella Ndrangheta che in Cosa Nostra, in parte devastata da lotte interne.

La prosperità della Ndrangheta ha un nome: cocaina. È la più grande organizzazione mondiale di traffico dei narcotici. L’intesa con i produttori colombiani e messicani è così grande che può chiedere fiducia sapendo che rispetterà sempre i pagamenti. In Colombia sono concentrate, si stima, circa 27 ndrine che lavorano con i trafficanti di droga locali. Il 90% della cocaina destinata all’Italia e al resto d’Europa passa attraverso la sua gestione. Il fatturato annuo supera i 65 miliardi di dollari e nella sola Calabria ci sono 150 famiglie che gestiscono l’organizzazione. È molto difficile dire quanti siano, ma in tutta Italia è certo che ci siano circa diecimila affiliati.

La mafia e i suoi mercati

Altre attività della Ndrangheta in Italia vanno dal traffico di armi, alla partecipazione a bandi di lavori pubblici (che erogano molti soldi), alla penetrazione nell’economia verde, all’usura e al pagamento del pizzo per la “protezione” dei commercianti. La disponibilità di liquidità della Ndrangheta è parallela alla scarsità dei prestiti bancari che soffoca le aziende. Un rapporto imprenditoriale stima che 200mila imprenditori abbiano dovuto prendere denaro in prestito dall’organizzazione criminale pagando interessi molto elevati. Una parte di essi ha ceduto.

Due nuove attività si sono dimostrate redditizie. Una è la gestione dei centri di accoglienza per immigrati, per i quali lo Stato italiano paga fino a 35 euro al mese. L’altro è il mondo della sanità. La Ndrangheta ha aperto cliniche, centri diagnostici e di assistenza agli anziani, corrompendo per ottenere la complicità di politici e amministratori.

Anche la raccolta di rifiuti offre milioni, così come i mercati del pesce, le attività portuali e i servizi funebri. Il crimine organizzato è la principale azienda di un’Italia che si trova in una situazione di decadenza e stagnazione economica permanente.

La sua posizione dominante sul mercato della cocaina fa sì che Cosa Nostra preferisca acquistare direttamente dalla mafia calabrese le tonnellate di cocaina che gestisce nelle sue attività. Ora Cosa Nostra sembra “sommersa”. I morti e la strategia terroristica sono stati sostituiti da un’altra via che cerca di escludere la violenza e riorganizzare le forze.
In merito alla Camorra, si stima che 150 clan siano attivi in tutta la regione campana. L’organizzazione è riuscita a mantenere gran parte del potere che aveva un quarto di secolo fa. Esistono anche gruppi di camorra all’estero, come in Olanda, Spagna, Brasile, Russia, Francia, Germania e Polonia. La Camorra ha continuato a essere legata ai tempi tradizionali ed è focalizzata sul traffico di droga e sull’estorsione dei commercianti attraverso minacce.

Ramificazioni in America Latina

E‘ presente in Colombia, Messico, Brasile, Venezuela, Argentina, Perù, Bolivia e Uruguay. Polizia e analisti concordano sul fatto che non vi sia mai stata tanta cocaina in Europa come quella diffusasi negli ultimi due anni. Il più popolare dei narcotici si moltiplica in modo capillare e la Ndrangheta espande il suo potere con nuove tattiche e strategie per garantire lo sbarco della merce nei principali porti del Vecchio Continente.

Un’indicazione di questa invasione bianca è l’aumento dei furti doganali, che nel 2018 ha raggiunto le 150 tonnellate e nel 2019, record assoluto, le 200 tonnellate, come afferma Kevinh Scully, che da Bruxelles dirige le operazioni della Dea, l’Agenzia Antidroga nordamericana in Europa. Il settimanale L’Espresso ha pubblicato poche settimane fa il risultato di un’inchiesta di un gruppo di quotidiani europei.

Il business diventa grande. Da Roma a Berlino, da Zurigo a Parigi e Londra, Madrid e Barcellona, il consumo di droga è in costante crescita. A livello globale, i ricavi superano, secondo le stime, 300 miliardi di euro all’anno, con una produzione di circa duemila tonnellate. Non ci sono statistiche per confermare questi calcoli, ma è un dato di fatto che non c’è mai stata così tanta cocaina in circolazione e che le notizie sui crimini legati al traffico e al consumo si moltiplicano.

Rotterdam nei Paesi Bassi e Anversa nel vicino Belgio sono i porti principali per le importazioni. I controlli non riesaminano i 20 mila container scaricati ogni giorno a Rotterdam, il che facilita la capacità di infiltrazione delle spedizioni di coca. Le organizzazioni criminali hanno perfezionato il sistema di mettere le mani sugli arrivi e spesso organizzano nuove destinazioni impreviste in altri porti europei.

Anversa registra un movimento di 11 milioni di container all’anno, circa 30 mila al giorno, una cifra che rende impossibili i controlli. Le spedizioni dal Sud America sono divise tra i principali porti del continente: Rotterdam, Anversa, Valencia, Algeciras, Livorno, Genova e molti altri. La diversificazione è la chiave per ridurre i rischi. A volte gli investigatori di droga e dogane segnano piccole vittorie riuscendo a bloccare i traffici, ma ciò non preoccupa la Ndrangheta, perché si tratta solo una parte modesta delle tonnellate che arrivano.

Le mafie collaborano tra loro grazie alla loro struttura a “geometria variabile” che arriva persino a una gestione condivisa a volte in un’unica impresa. Serbi, turchi, marocchini, macedoni, kosovari. La Ndrangheta controlla il più discretamente possibile e cerca di evitare la violenza, che si scatena quando gli “uomini d’onore” ritengono che il codice dell’omerta, il silenzio mafioso, sia stato violato.

In Italia, i porti preferiti della Ndrangheta sono Livorno e Genova. Gioia Tauro, situato nel cuore della Calabria e sotto il suo stretto controllo, è lo storico porto dei traffici marittimi della mafia calabrese, sebbene abbia perso la sua importanza contro Anversa e Rotterdam.

L’alleanza della mafia calabrese con colombiani e messicani dimostra grande vitalità ed efficacia. I colombiani, i principali produttori mondiali di cocaina, ospitano ndrine in modo permanente. Gli introiti, stimati in 55 – 60 miliardi all’anno, ne fanno un partner molto affidabile per i narcos. Si stima che 700 tonnellate all’anno di polvere bianca che arriva in Europa provengano dalla Colombia, dove i narcos controllano una produzione che copre 200 mila ettari di terra.

Fonte: Clarin

Per saperne di più:
Porti aperti. Per la coca

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