LiberaMENTE: nel tempo del pensiero

di Angela Patrizia Denitto

Il pensiero è un ingrediente necessario affinché ci si possa predisporre ad un dialogo, anche con sé stessi.
Silenzio intorno a noi, silenzio dentro di noi.
Deve essere una scelta consapevole e coscientemente lucida; anche perché siamo immersi in un “minestrone” enorme di stimoli insignificanti, inutili e a volte persino velenosi.
Può capitare di incontrare nella moltitudine di informazioni, qualcosa densa di contenuti significativi, ma noi saremo in grado di riconoscerli, solo se ci affidiamo ad un altro ingrediente essenziale, si chiama discernimento.
Se noi mettiamo insieme questi elementi, dovremo ottenere la capacita di divenire ognuno maestro di sé stesso.
Ogni uomo, ogni donna, dovrebbe riuscire a diventare davvero maestro di sé stesso.
Ognuno può, se vuole, ripristinare il contatto con il proprio sé superiore.
Ognuno può, se vuole, riscoprire la propria scintilla di verità.
Ognuno di noi esprime la propria verità, almeno dovrebbe, spesso però pensiamo ed esprimiamo pensieri, che crediamo ci appartengano, ma che in realtà non sono nostri, ma del pensiero comune oppure appartengono all’ inconscio collettivo.
Ci troviamo in una falsa realtà libera, in effetti, paradossalmente è sempre più difficile riuscire a formulare ed esprimere un proprio pensiero, un vero, puro, autentico nostro pensiero.
Quasi sempre questo è solo un’illusione.
Si… lo hanno detto in TV, lo hanno scritto sul giornale, beh ma se hanno fatto questa legge vorrà dire che è giusta.
No, e invece no.
Noi abbiamo l’obbligo verso noi stessi, di sviluppare uno spirito critico, di non accettare tutto ciò che abbiamo intorno, senza neppure chiederci se sia giusto oppure no.
Oggi esiste una mancanza di libertà, che è invisibile, in cui tutti siamo coinvolti.
È una trappola che non si vede, che sta cercando di ucciderci dentro, si trova dentro di noi.
C’è una mancanza di libertà, che contrasta con una forma di libertà illusoria.
Se continua così, sarà sempre più difficile, riuscire ad avere la capacità di un pensiero veramente proprio e che non scaturisca dall’invasione inquinante del pensiero comune.
È sempre più difficile curare una propria idea o un proprio dubbio.
Di tutto questo si può acquisire una consapevolezza cosciente, e se tutti lo facciamo, si può superare e diventare liberi, liberi di pensare ed esprimere il proprio pensiero.
Tutti noi sappiamo in fondo al nostro cuore cosa sia giusto oppure no.
Sta dentro di noi la verità, la nostra verità.
Ma dentro, proprio dentro dentro ognuno di noi c’è la scintilla della verità, spesso è così dentro da non riuscire ad udirne la voce.
La nostra verità non si trova scritta su internet, né all’interno del dizionario o di nessun altro libro; la verità è scritta dentro il nostro cuore, il nostro cuore eterico.
E quando noi, tutti noi, riusciremo nuovamente ad udirne la voce, allora noi torneremo ad essere esseri umani, veri, puri, esseri umani, totalmente umani.
In quel momento saremo consapevolmente coscienti di far parte dell’Uno.
Chi su questo pianeta cerca di soffocare la propria verità o quella degli altri purtroppo è prigioniero di sé stesso.
A volte ti può capitare di incontrare persone che come me hanno bisogno di esprimere la propria verità tanto quanto hanno bisogno dell’ossigeno per respirare.
Puoi incontrare anche persone come me che ora sono invisibili, ma che vivono lo stesso, la loro coscienza è più viva che mai e lavora, sono Vivi anche perché hanno lasciato la loro testimonianza di Verità magari attraverso un brano musicale, una poesia, un dipinto, delle parole dette o scritte in un libro.
Molti di loro non sono morti per cause naturali ma perché qualcuno ha cercato inutilmente di far tacere la loro voce, uccidendoli.
Nella lista di chi ora è invisibile ci sono molte donne, a loro dalla notte dei tempi non è stato permesso di esprimere il proprio pensiero rendendolo manifesto.
Il primo nome che voglio ricordare è quello di Ipazia, uccisa nel 415 dopo Cristo, il nome del mandante del suo assassinio è il vescovo Cirillo di Alessandria.
Ipazia è stata uccisa brutalmente, violentemente e non aggiungerò altro sulla sua morte.
Scriverò invece della sua vita, era una docente universitaria, con un grado di cultura elevatissima, le sue principali materie di indagine erano: la matematica, l’astronomia, la filosofia neoplatonica, esperta di dottrina politica, politica con il suo antico significato che si discosta profondamente da quello che è il significato attuale.
Anticamente il termine politico significava: chi ha senso di responsabilità politica.
Ipazia era cultrice del dubbio e della tolleranza, ricercatrice della verità, detestava la manipolazione.
Lei era consapevole che l’ideologia, il dogma, l’integralismo, impediscono e/o ostacolano la ricerca, la ricerca della propria verità.
Era una donna e si è addirittura permessa di esprimere sé stessa.
Il poeta Pallada così la descrive “Stella purissima della filosofia”.
La sua vita e la sua morte possono essere per noi una occasione per ricordarci l’importanza dell’indipendenza del pensiero critico, libero da qualunque dogmatismo e/o integralismo e inoltre di come i fautori di ogni forma di dogmatismo ed integralismo siano disposti, a qualunque costo, di impedire l’espressione di un pensiero libero, soprattutto se espresso da una donna.
Tentativo inopportuno di impedire la manifestazione della capacità chiamata parresia, cioè la libertà di dire tutto con franchezza nell’esprimersi, dire ciò che si ritiene vero, giusto. La parresia come etica della verità.
Ma prima di lei un’altra donna merita la nostra attenzione, il suo nome è Maria Maddalena, lei è proprio l’esempio che forse più di tutte rappresenta il tentativo, da parte dei fautori dei dogmi e degli integralismi, di tentare di boicottare la manifestazione di un essere pensante.
Anche lei è una donna che manifesta la propria verità per sé stessa e per gli altri.
Pietro ha tentato più volte di sminuire la grandezza delle sue parole, anche perché pronunciate da una donna.
Ma lei gli ha risposto:” Dalle donne vengono le nascite, per quale ragione la Nascita non dovrebbe venire da una donna?”
Sono passati quasi 2.000 anni e ora finalmente piano piano si sta imparando ad ascoltare le sue parole. Le parole di una donna, quelle di ieri, di oggi, di domani.
Lei era una dei dodici e gli artisti del passato più volte c’è l‘hanno mostrata. Non tutti gli artisti in verità, sicuramente Leonardo da Vinci, Plautilla Nelli, Andrea del Sarto, Domenico Ghirlandaio, Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino. Tutti loro ci hanno messo davanti ai nostri occhi la verità su Maria Maddalena, ma noi cechi non siamo stati in grado di vederla.
Andate a fare una ricerca sulle loro opere, guardate i loro dipinti, in particolare le loro ultime cene, i loro cenacoli. E io chiedo a voi, chi vedete seduta affianco a Gesù? Chi è seduta alla sua sinistra? A voi la risposta. Ognuno vedrà ciò che vuole vedere.
Essere oppure apparire, chi esprime il proprio dissenso attraverso le immagini ha in un certo senso una corsia preferenziale, un po’ perché il messaggio può essere più immediato e un po’ perché a volte è molto meno censurato. Anche se purtroppo può succedere che i mecenati comprino anche gli artisti. Accadeva in passato e a volte accade anche oggi.
I giornalisti ricevono lo stipendio da chi decide cosa pubblicare e cosa no. Spesso purtroppo finiscono per fare propaganda e non informazione, nonostante la presenza di un codice deontologico che ben definisce la figura del giornalista iscritto all’albo.
Tutto ciò per non “urtare” gli interessi dei “padroni”. Ma l’informazione è una cosa seria e loro non lo sono. Diciamo che c’è chi compra il loro silenzio su argomenti scomodi.
Credo che sia una questione di una certa semplicità, in un periodo storico come il nostro, in cui l’arte di apparire ha una importanza esorbitante a discapito dell’essenzialità dell‘essere; si possono usare le parole per costruire un mondo di finzione facendolo passare per vero e parallelamente si può tentare di oscurare la realtà, quella vera.
Ma ci sono anche i veri giornalisti, eroi ed eroine dei nostri giorni; che lavorano per testate indipendenti, senza padroni.
Persone che hanno il coraggio di raccontare i fatti, denunciare i soprusi, le collusioni politiche con le mafie, tutto ciò nonostante tutto.
Nonostante inviti, minacce, accuse, intimidazioni.
Si rischia che i giornalisti, quelli veri, diventino una “razza” in via di estinzione.
Esprimo la mia più profonda stima, gratitudine e rispetto per tutti loro.
Alcuni hanno perso la vita per aver svolto il loro lavoro senza compromessi, altri vivono sotto scorta, oppure costretti ad affrontare processi a causa di una legge capestro sulla diffamazione a mezzo stampa.
La libertà di espressione ed informazione viene ancora oggi limitata e non solo dai regimi totalitari ma anche da quelli che si dichiarano democratici.
Democratici lo sono in teoria, ma in pratica la manifestazione della libertà di pensiero e di informazione vengono ostacolate per motivi politici, religiosi, culturali e soprattutto economici.
Perché parlare, scrivere, significano porsi delle domande, farsi venire dei dubbi, criticare, opporsi, denunciare; ciò comporta delle reazioni violente nei regimi totalitari e comporta delle reazioni violente ma celate nei regimi democratici.
A volte siamo noi stessi che ci facciamo influenzare da una sorta di censura esterna e a volte ci facciamo condizionare anche da una censura che si trova dentro di noi, cioè ci autocensuriamo, magari perché ci facciamo condizionare dalle convenzioni e così reprimiamo ciò che vorremmo esprimere, forse non abbiamo a volte neppure il coraggio di esprimerlo a noi stessi.
Può capitare di sentire come un peso dentro, che non riusciamo bene ad identificare e poi magari ci vogliono mesi, anni o addirittura una vita a dare un nome a quella sensazione; a manifestare quel sentimento represso e sentirsi finalmente leggeri dentro.
Il “Corriere della Sera” il 14 Novembre del 1974 pubblica un articolo di Pier Paolo Pasolini, un articolo in cui denuncia un’intera classe politica, afferma di conoscere i nomi dei responsabili delle stragi di Milano e di Brescia che hanno da poco insanguinato il Paese.
Il 2 Novembre del 1975 viene ritrovato morto, assassinato.
In realtà Pier Paolo Pasolini è vivo, perché vive sono le sue parole che parlano di verità e giustizia. Profetico e collega di quanti ieri, oggi e domani hanno il coraggio di dire “Io So”.
E ora voglio ricordare e raccontare la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia uccisa il 16 Ottobre 2017, il suo lavoro, giornalismo investigativo, impegnata in numerose inchieste e attiva contro ogni forma di corruzione.
È stata assassinata in un attacco dinamitardo.
Il leader dell’opposizione maltese Adrian Delia alla notizia della sua morte ha così dichiarato “Il collasso della democrazia e della libertà d’espressione.”
Il titolo del suo libro “Di la verità anche se la tua voce trema.”
Il vero giornalismo è quello che dà voce a chi voce non ha. Il” giornalismo” che amplifica la voce di chi già di per sé urla, tentando di sopprimere ogni altra manifestazione di pensiero, non è giornalismo ma propaganda, meschina propaganda.
Basta con questo finto “giornalismo” che amplifica l’ipertrofia dell’ego.
Perché la libertà di pensiero è un diritto umano, chi lo nega non è un vero uomo.
E in Italia?
Messaggio per tutti i giornalisti venduti di grandi, medie e piccole testate:” la corruzione si è presa la vostra anima, anche di chi non sapeva di averne una”.
A volte in mezzo allo sconvolgente deserto del silenzio sia della politica che della stampa italiana, ci sono delle voci che si elevano. La tristezza di notizie orfane dell’attenzione della politica e della stampa italiana si è interrotta grazie a persone come Dario Dongo (avvocato, giornalista, esperto di diritto agroalimentare e dei consumatori a livello europeo ed internazionale) che il 1 Gennaio 2020 ha pubblicato un articolo su Great Italian Food Trade ( portale in 8 lingue di informazione indipendente dell’alimentare e sul Made in Italy di qualità) ci svela che grazie ad un reportage del 2017 di The Guardian, si denuncia una vera e propria tratta di donne dalla Romania, donne che si trovavano in condizioni di estrema povertà e trasformate in vere e proprie schiave, attirate dalla promessa del sogno italiano.
Tutto ciò in Italia, in Sicilia, a Ragusa.
Cioè con tutte le testate italiane più o meno grandi e tutte le testate italiane più o meno piccole ci ha pensato il Guardian a denunciare i fatti???
A seguito del reportage ci sono state denunce, investigazioni e infine le prime condanne.
I reati contestati: riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione anche a danno di minori e associazione a delinquere.
Penso che questo episodio, come gli altri che vi ho illustrato, meritino una nostra profonda riflessione, una riflessione da parte di tutti noi.
In Italia c’è davvero libertà di pensiero?
In Italia c’è davvero libertà di espressione?
In Italia c’è davvero libertà di informazione?
E negli altri Stati? Forse la situazione non è poi così diversa.
Voglio ricordare un altro giornalista che è ancora vivo in mezzo a noi grazie alle sue parole.
Il suo nome è Peppino Impastato, assassinato il 9 Maggio 1978.
“Se si insegnasse la Bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà.
All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con troppa facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa per il fatto che è così, pare che deve essere così da sempre e per sempre.
È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinuino più le abitudini e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.”

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