Una notte Frecciargento

di Thomas Pistoia

Non se ne sono accorti subito.
A quella velocità, dal finestrino, le luci di fuori scorrono piano, tra rumori e voci ovattate, in una mobilità che sembra solo apparente.
Poi però hanno sentito sui corpi quella sensazione di trazione che li ha sbilanciati lievemente in avanti e il ronzio del motore è diventato un disarticolato metallicare sempre più frenetico. Ma il peggio è arrivato quando è saltata la corrente.
Mentre percorrevano gli ultimi pochi metri di pura inerzia, i passeggeri si sono ritrovati all’improvviso nel buio.
Notte dentro, notte fuori.
Inizialmente hanno lasciato che si propagasse un certo ottimismo, hanno ironizzato, scambiandosi i ruoli. Chi la battuta la faceva e chi la sottolineava con una risata.
– Qualcuno ha dimenticato di pagare la bolletta?
– Accendete le quattro frecce!
– E’ per fare atmosfera!
– Buon Natale a tutti!
Ma, lentamente e inesorabilmente, la goliardìa dei primi momenti si è trasformata in inquietudine.
– Di preciso dove siamo? Quanto manca?
– Eh, ci saranno almeno altri cento chilometri buoni!
– Sarà un semaforo?
– Un rosso che dura così a lungo?
– Secondo me è successo qualcosa.
– Ma no, dai, adesso riparte.
E’ passato più volte l’uomo in divisa, frettolosamente, ha detto solo “permessopermesso” a quelli che gli ostacolavano il passo.
Dopo ore e sono ancora tutti fermi lì. In un tubo sospeso nel nero del cosmo, in balìa di un oceano.
C’è una coppia di ragazzi non ha perso la voglia di scherzare. Lei ha aperto le braccia nel bel mezzo del corridoio, lui, alle sue spalle, la imita e tutti e due cantano insieme al cellulare, forse per andare su Tik Tok.

You’reeeeee hereeeeee, there’s nothing I feeeeeaaar and I knooooow…

Spiritosi! A loro, questo stallo, non cambia la vita. Male che vada sono insieme, non devono attendere l’uno il ritorno dell’altra. Ma qui c’è un sacco di gente che vuole rientrare a casa in orario per la cena. Non è una serata qualunque, è la vigilia di Natale, cazzo!
Le torce dei telefonini sono le uniche fonti di illuminazione. Il tempo passa, sta finendo l’acqua e la pazienza. I primi a perderla, la pazienza, com’è normale, sono i bambini più piccoli. Qualcuno ha cominciato a piangere, qualcun altro sta chiedendo (giustamente) “mamma, quando arriviamo a casa?”
La risposta che ricevono è quella che danno tutte le madri quando non sanno come andrà finire. “Presto, amore mio. Presto”.
C’è un giovane di colore, là, in fondo, che ha sentito queste stesse parole tempo fa. Era una notte buia come questa, ma faceva molto molto più freddo. E il mare era in burrasca. Un bambino chiedeva la stessa cosa a sua madre, ma in un’altra lingua. E la risposta era la stessa, ma in un’altra lingua. Poco dopo il barcone si era rovesciato e i due erano scomparsi. Qualche minuto in più e entrambi sarebbero stati salvati, come lui, dalla guardia costiera. Per questo il giovane ora sta immobile là in fondo e non gliene frega proprio un cazzo di quando ripartirà da questa notte sperduta. Non ha natali da festeggiare, non ne avrà mai più.
E’ saltato anche il riscaldamento. Le persone hanno indossato i cappotti, ma non è certo lo stesso gelo che lui ha conosciuto così bene.
Questa non è una nave, non è il barcone su cui ha viaggiato, non è il Titanic che i due ragazzi stavano scimmiottando.
E’ un treno. E’ il Frecciargento 8824 Lecce-Milano del 24 dicembre.
Il controllore è un pover’uomo dall’aria mortificata, la divisa sembra posarsi goffa su quel fisico provato dal su e giù che ha fatto più volte, tra il vagone di testa e quello di coda.
Semplicemente, il treno si è guastato. Spiega che si tratta di un treno nuovo che ha bisogno ancora di un po’ di rodaggio. Le luci e il riscaldamento sono spenti perché la batteria di riserva deve servire a riaccendere la motrice, quando il guasto sarà riparato. Ma ci vuole tempo e non si può scendere dai vagoni così, in mezzo alla campagna. Alla fine invita tutti i passeggeri a trasferirsi nelle prime due carrozze, nelle quali sono in funzione le luci di emergenza.
E’ ora di cena. Qualcuno ci prova ed esclama “Buon Natale!”. Alcuni passeggeri, in sequenza, rispondono e ricambiano gli auguri. Il personale distribuisce cibo e bevande e nasce così uno strano cenone della vigilia tra sconosciuti.
Qualcuno telefona a casa: qui va per le lunghe, cominciate pure senza di me.
Il giovane seduto là in fondo si è addormentato. Il bambino di prima è preoccupato: e se Babbo Natale arriva a casa e non mi trova?
La madre gli dice quello che dicono tutte le madri quando non sanno cosa rispondere: non preoccuparti, amore mio.
Un gruppo di musicisti da orchestra con viole, violini e contrabbasso (ma da dove sono sbucati?) fa per allontanarsi, ma uno di loro all’improvviso cambia idea, estrae il suo strumento dalla custodia e comincia a suonare. Gli altri orchestrali tornano indietro e si mettono ad accompagnarlo.
I viaggiatori restano in silenzio, qualcuno mastica un panino, ma tutti ascoltano l’esecuzione e si lasciano commuovere un po’.
Giunto all’ultima nota, il violinista si rivolge ai suoi colleghi.
– Signori, è stato un onore suonare con voi stasera.
Il Frecciargento resta lì, un tubo metallico immobile nella nebbia della campagna padana.
Jack e Rose si baciano, mentre in cielo passa, forse, un lampo di cometa.

—————————————————

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!