Coltivare cannabis non è più reato

di Mario Maffei

Lo hanno stabilito il 19 dicembre 2019 le Sezioni Unite della Cassazione, chiarendo che questa disposizione è valida esclusivamente per i casi di autoconsumo.

  • Chi produce THC o altre sostanze psicotrope con finalità di spaccio continuerà a finire sotto processo.
  • Chi invece coltiverà poche piante di canapa, con tecniche rudimentali e con un modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile non commette più un illecito.

Anche se in Italia non vige il sistema di common law (nel quale le sentenze hanno forza di legge), quando la Suprema Corte si esprime, enuncia dei principi vincolanti in diritto. Specialmente dopo la pubblicazione delle motivazioni (che, in questo caso, non sono ancora note), le disposizioni della Cassazione hanno valore nei termini di un’ “autorità in fatto”.

Tecnicamente non si tratta quindi di una depenalizzazione ex lege, ma di una indicazione chiara per l’Autorità giudiziaria da oggi dovrà tenerne conto.
Anche se non è arrivata per via Legislativa, si tratta comunque di una svolta STORICA. Ed è un vero peccato che la Politica e una parte della Scienza si siano dimostrate pigre e pusillanimi.

Finalmente viene inferto un primo concreto colpo alla criminalità organizzata che, grazie al mercato nero della droga, accumula ricchezze incommensurabili.
Viene anche sancito un principio di libertà equiparando la marijuana ad altre sostanze psicotrope nocive (ma perfettamente legali) come tabacco, vino, birra e superalcolici.

 

La redazione del Tacco d’Italia sin dal 2006 è impegnata in una campagna di informazione e sensibilizzazione sul tema della legalizzazione delle così dette droghe leggere e della necessità di regolamentarne l’autoproduzione e l’uso (sia terapeutico che ludico).

Qui l’edizione monotematica del mensile il Tacco d’Italia del 2006

Qui un’articolo della direttora Mastrogiovanni per il manifesto

Qui la lettera di Lucia Spiri al Tacco che annunciava l’apertura del social club di Racale (Le)

Cannabis: perché no?

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