Manfredonia, una catastrofe ambientale continuata

Il 27 dicembre alle ore 18:00 in via Cavallotti 101 a Taranto, sarà presentato il libro e proiettato l’omonimo docu-film: NON ABBASSARE LA GUARDIA. MAI. MANFREDONIA LA CATASTROFE CONTINUATA del regista Massimiliano Mazzotta; e di: Marilù Mastrogiovanni, Marco Caldiroli, Maurizio Portaluri, Rosa Porcu, Emilio Gianicolo, Collettivo InApnea, Spazio Popolare Autogestito “Nicola Lovecchio” (Edizioni Bepress, 2019)


di Ada Martella

Questo libro è un gesto corale. Scritto a più mani e da tanti cuori, tutti quelli di Manfredonia. Una delle poche città industriali della Puglia, che è stata colpita e quasi affondata dalle tonnellate di arsenico che l’Enichem ha letteralmente vomitato nell’arco di poco più di 40 anni. Non poteva andare diversamente, una simile testimonianza doveva essere documentata – con pazienza, precisione e perseveranza – da un folto gruppo di persone competenti a vario titolo, a rappresentanza di un’intera comunità ferita.

Ferita nella salute – per le numerose morti riconducibili ai veleni industriali, per la crescita esponenziale delle malattie tumorali e delle malformazioni – ferita nella dignità – la presa in giro di un lungo e difficile processo che ha portato all’affermazione che non c’è nessun colpevole, per le bonifiche mai realmente avvenute – e in fine, questa è la storia di una comunità ferita in quello che è il senso dello Stato, che è sempre stato silente, assente e omertoso. Almeno fino al 2015 – ossia 39 anni dopo lo scoppio della colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca dell’Enichem avvenuta il 26 settembre del 1976, sversando sull’intera città ben 12 tonnellate di arsenico – quando il sindaco di Manfredonia, insieme al CNR e l’ASL, decide di cofinanziare una ricerca per verificare gli eventuali nessi tra lo sversamento di arsenico e alcune patologie che affliggono la popolazione e i danni ambientali. Per la prima volta lo Stato si mette accanto ai cittadini, che vengono coinvolti in tutte le fasi dell’indagine della ricerca: nasce il Coordinamento Cittadino per la Salute e l’Ambiente all’interno del Progetto di Ricerca Partecipata.

Il libro accompagna il documentario ‘Manfredonia, La Catastrofe Continuata’ di Massimiliano Mazzotta, girato per testimoniare un importante quanto rivoluzionario momento di democrazia partecipata. Inizialmente il documentarista era stato chiamato nel 2017 per filmare la presentazione pubblica degli esiti dello studio epidemiologico partecipato nella sala consiliare del Comune di Manfredonia, avvenuta il 16 giugno dello stesso anno. Di fatto, Mazzotta si ferma oltre un mese nella città, poiché vuole raccontare il lavoro svolto dalle tante associazioni, dalle donne e dagli uomini che, sostenuti da Medicina Democratica, hanno raccolto testimonianze, studiato dati scientifici, portato alla luce ciò che per molti anni poteva essere solo sussurrato, ipotizzato, anche ‘maledetto’ perché non c’era giustizia, non c’era un perché conclamato alle morti e ai malati di tumore.

È lo stesso Mazzotta che ha suggerito di completare il suo lavoro con la stesura di questo libro a più mani, per approfondire nel dettaglio tutti gli argomenti che il documentario non ha potuto toccare. Entrambi, il libro e il documentario, sono stati realizzati con una campagna di crowdfunding.

La Catastrofe Continuata’ è un titolo che fa male al cuore, con questo suo aggettivo che allunga nel tempo il sentimento di dolore e di rabbia per questo avvelenamento industriale iniziato con l’insediamento dell’Enichem nel 1971, che ha avuto il suo culmine nella tragedia del 1976, cha ha chiuso i battenti nel 1994, ma che è continuato sino ad oggi, per via delle bonifiche mai effettuate sino in fondo e con correttezza scientifica.

Le catastrofi continuate si sviluppano, crescono e si alimentano in terreni ‘fertili’, lì dove l’humus non è solo contaminato dall’arsenico e altri veleni chimici, ma anche dalla presenza capillare della mafia. Lo racconta, nella prefazione, la giornalista d’inchiesta Marilù Mastrogiovanni, dando conto delle 366 pagine dell’inchiesta giudiziaria che ha portato – un paio di mesi fa – allo scioglimento della giunta comunale di Manfredonia per infiltrazioni mafiose. Una sorta di corto circuito: il Comune che aveva promosso l’azione – fondamentale sebbene tardiva – di accertamento delle responsabilità e dello stato di salute dei cittadini e del territorio di Manfredonia è lo stesso al quale ora viene smascherato e decretato il cancro della mafia, che ha attaccato ogni fibra del tessuto economico e politico.

Questa prefazione rende più difficile apprestarsi a leggere la storia del petrolchimico di Manfredonia, in quale contesto storico e sociale nasce – negli stessi anni in Puglia nascevano i poli industriali di Taranto e Brindisi, altri due cancri acclamati – a soli 2 chilometri dal centro abitato, in un territorio ricco di bellezza, a cui non mancava nulla: la terra fertile e il mare pescoso. Ecco, leggere le ragioni politiche, sociali, scientifiche di come si è sviluppata la catastrofe, ascoltare le testimonianze di chi si è ammalato per colpa dell’Enichem e poi ne è morto, di come le malattie tumorale stiano aumentando a 20 anni dalla chiusura del petrolchimico, della presenza di malformazioni nei neonati, significa dover dimenticare cosa significa un territorio contaminato fin nel midollo dalla mafia. Il cuore non reggerebbe.

Bisogna, allora, avere un controcanto, sentire il profumo della speranza, farsi contagiare dall’energia positiva del lato buono dell’umanità, quella che resiste, studia, lavora e si impegna per denunciare la catastrofe e per arginarla.

In tutte le storie ci sono eroi ed eroine. Nicola Lovecchio è uno di questi. Operaio dell’Enichem sin dalla sua apertura nel ‘71, era al lavoro quando quel fatidico 26 settembre del 1976 scoppiò la colonna di lavaggio dell’impianto di sintesi dell’ammoniaca. Meno di 20 anni dopo, nel ’94, gli venne riscontrato un tumore al polmone, che non gli diede scampo perché mori tre anni dopo. Ma che non gli impedì di denunciare.

Nel 1997, pochi mesi prima di morire, durante un convegno di Medicina Democratica, tra le atre cose, disse: “Non posso stare seduto ad aspettare la fine che questa malattia mi consumi del tutto e senza aver fatto nulla per riacquistare la mia dignità di uomo. Dirò ai miei tre figli: vedete nella mia sfortuna lotto perché ho un debito nei vostri e nei miei confronti. Se sentite di stare nel giusto andate avanti senza alcun timore.”

Lovecchio la denuncia la fece un anno prima, nel 1996, dando il via ad un procedimento penale contro dieci dirigenti dell’azienda e due medici, con il sostegno del dottor Maurizio Portaluri (Medicina Democratica) e del dottor Fernando Antonio d’Angelo (Medicina Democratica-Movimento di Lotta per la Salute). Il processo si svolse nel 2007 e fu una farsa. Tutti assolti in tutti i gradi di giudizio. Fu talmente una farsa che, agli atti, venne asserito che agli operai dell’Anic – lo stabilimento della colonna di lavaggio – abbiano nuociuto i gamberetti più dell’arsenico. Era un modo per negare la relazione tra morti/malati e la contaminazione di arsenico: gli operai, sostenevano i periti nominati dalla procura, mangiavano troppi crostacei, anch’essi contaminati da arsenico.

Se il processo non ha individuato responsabilità penali – racconta nel suo intervento Maurizio Partaluri – sicuramente ha messo a disposizione dei ricercatori materiali che hanno consentito la ricostruzione dell’incidente, della distribuzione dell’inquinante, della coorte degli operai coinvolti sia pure dopo molti anni. Ma soprattutto, cosa che a distanza di tanto tempo sembra ancora utile, uno spaccato dei comportamenti delle classi dirigenti meridionali di fronte ai grandi gruppi industriali insediati al Sud nel secondo dopoguerra.”

Materiali che il Collettivo InApnea, Lo Spazio Popolare Autogestito “Nicola Lovecchio” e tutte le donne e gli uomini di Manfredonia – e non solo – hanno studiato, sviscerato e che in questo libro raccontano molto bene.

Rosa Porcu, Coordinatrice della Ricerca Partecipata iniziata nel 2015, racconta con entusiasmo gli anni di lavoro, di sinergia tra il Cordinamento scientifico e quello cittadino. Spiega: “Il libro è sicuramente, come il film di Mazzotta, frutto del laboratorio politico della Ricerca Partecipata, in cui è tornata a circolare la fiducia perduta che ha aperto una Porta verso la speranza di cambiamento. Forti dei dati della Ricerca Epidemiologica, da qui chiederemo l’avvio di un percorso partecipato sulle bonifiche.”

Per quel che riguarda la complessa questione delle bonifiche, il Collettivo InApnea è molto duro e con le idee ben chiare sulla modalità con la quale procedere: “Il processo di bonifica è stato condotto da soggetti controllati da Eni (chi ruba controlla? Chi ferisce cura? Chi uccide consola?), un processo di bonifica di cui non è dato leggere la documentazione, effettuare verifiche, sincerarsi degli effetti sulla falda acquifera e la catena alimentare. Se uno studio epidemiologico sotto il controllo dei cittadini è tuttora in corso, ancora tutta da fare, invece, è una indagine popolare sulla bonifica dell’area ex-Enichem.”

Infine, si diceva delle eroine. Sono state le donne, le mamme di Manfredonia, che hanno raccolto 3mila firme e hanno fatto causa alla Corte di Giustizia Europea, perché venisse riconosciuta la violazione del diritto alla salute. E hanno vinto! La Corte Europea – 12 anni dopo il processo farsa della giustizia italiana – ha riconosciuto il danno alla vita privata e il diritto ad un risarcimento.

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1 Commento

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    Annamaria Lucia

    Io ero in prima fila nella lotta per la chiusura della fabbrica della morte. Ho perso i miei genitori mia madre nel 2002 straziante la sua fine tumore ai polmoni e trachea con piaghe alla bocca,desiderava bere ma è morta senza poterlo fare. Mio padre nel 2006 sempre polmoni. Mio padre ha lavorato vicino quella fabbrica lavorava con la Saipem alla costruzione del porto industriale. Oggi io da 2 anni e mezzo lotto contro il tumore. Quando scoppio la torre dellarsenjco il vento spinse la nube verso le nostre abitazioni e in pochi minuti il pavimento fu ricoperto da polvere gialla come i vetri dei balconi e gli indumenti stesi si strappano tutti ed erano ricoperti di polvere gialla. La politica sporca di questa città assieme a don Nicola che stava alla Chiesa Stella pur di ingrassare le loro tasche vendette tutti i cittadini. Oggi la politica e la mafia ormai fanno da padroni è vogliono metterci la bomba Energas ora anche i palazzi costruiti in zona ASI che erano uffici verranno fatti i cambi di destinazione d’uso in abitativo in una zona altamente tossica ma troviamo tra i proprietari uno degli ex sindaci di Monte Sant’Angelo che ebbe anche un avviso di garanzia ma poi la politica e la mafia lo hanno protetto. Qui bisogna sdradicalizzare i vecchi politici e i figli che hanno preso il loro posto alzare la testa è dire basta all’omerta riprenderci la nostra città. Io non so quanto ho da vivere la medicina non mi ha dato una scadenza ma solo detto che può essere anche tra un minuto quindi non ho paura di dire basta alla mafia.

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Ada Martella

Giornalista professionista e skipper

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