La Strega Madre e l’arte venatoria

di Idrusa_stregadelbosco

Musica rilassante per uccelli? Musica rilassante per pappagalli.

Musica che piace agli uccelli? Rilassati ascoltando il cinguettìo degli uccelli.

Musica che non disturba gli uccelli? Il cinguettìo degli uccelli nella musica classica. No, google, non ci siamo sai. La musica rilassante della natura. No. Elenco dei suoni della natura. No. La canzone del bosco. No. La strada del bosco. None. Calmare la mente. Ahi sorte.

Benvenuti! In questo canale trovi musica classica, musica allegra, musica rilassante per dormire, musica rilassante per piccoli animali domestici: criceti, conigli, pappagalli” Dalli coi pappagalli. Parte un video su youtube di quelli con immagini mazzare pescate Dio solo sa dove per un patchwork diuretico di suoni acquatici e cinguettanti, che dopo mezzo minuto devi andare in bagno. Fuori, alla casina nel bosco, sale un’abbondante luce dorata, è una domenica tardo-estiva con le temperature alte. In una finestra a parte, Youtube manda in riproduzione automatica i versi dei più svariati rapaci diurni e di faune avicole del Mediterraneo, con la gaudente supervisione del gatto Addio. La Strega Madre getta le occhiaie e le ultime due frasi plausibili nel mistero sintattico dei motori di ricerca, quando dal telefono gocciola la notifica di Paola. “Ciccia come siamo andati stamattina, ah! Mortacci loro non ho chiuso occhio e avevo finito di lavorare tardissimo. Ti va un caffè?”

Paola si riferisce al risveglio precoce causato dai cacciatori. Perché nelle Terre di Mezzo, nel periodo che scivola autunnamente dal primo settembre al 31 gennaio, il buongiorno si vede quasi tutti i giorni dalla sparatoria e dalla castima laica del mattino. Laica perché le Streghe sono persone educate, non indirizzano anatemi che all’Uomo, causa costante di disturbo collettivo e fastidio cronico.

Ho chiamato la forestale, la polizia, i carabinieri, la municipale, ho chiamato tutti i Santi che arrivano sempre in ritardo e quelli ovviamente finché arrivano se ne sono già andati”. Che il Genius loci delle Terre di Mezzo sia con voi quando fate un numero di telefono d’emergenza. Paola non dice male. Quando c’è un problema, qua alle Terre di Mezzo, alla sola idea di interpellare la legge e le forze dell’ordine uno si fa il segno della croce all’ammersa. Si, no, hai ragione, anche io ho chiamato sul presto, anche se stamattina dalla parte mia erano stranamente lontani. Comunque ho chiamato eh. Anche a me hanno detto…

Quando la Strega Madre era piccola e la casina nel bosco non era piantonata da presenza stabile né tantomeno recintata lungo il perimetro, i cacciatori si aggiravano liberamente nel campo, sparando, parlando, chiedendo perfino di essere dissetati al passaggio. E se papà soffriva in silenzio l’adattamento al sopruso legalizzato, da uomo di giurisprudenza negli studi e nei sentimenti (“vai tu”, si limitava a dire) la figlia neanche decenne, futura Strega Madre e abitante del bosco, trottava dietro la gonna a balze della mamma incaricata verso il fronte nemico armato, di solito organizzato in coppia, mimetico e bardato a guerra e restava a guardarli per tutto il tempo del dissetamento, che li aveva già bollati come usurpatori di diritti costituzionali e maleducati, covando un odio furente adulto e sanguinoso.

Qualche decennio dopo, la Strega Madre è lì che dorme nel bosco, quando i cani iniziano ad abbaiare nervosamente. A volte ipotizza di rigirarsi nell’utopia di ignorare le fonti di disturbo e altre calamità naturali della domenica mattina, tergiversando nel letto che fuori è ancora buio pesto. Ma nel giro di dieci minuti la guerriglia si scatena senza direzioni, un caos di spari che perforano timpani e nebbia e pioggia di pallini sulla casina nel bosco.

Sono i cacciatori. Sono attimi, quelli del dormiveglia, in cui ci si chiede quale turba attraversi questi esseri umani, che non trovino più confortevole fare qualsiasi altra cosa alla stessa ora improbabile del mattino. Uomini adulti di sesso maschile (esisteranno pure cacciatrici donne, ma alzi la mano chi ne ricordi una dalla Dea Artemide in poi, a parte un paio di Amazzoni sui libri di scuola) sparano ad uccelli di piccola taglia, che chi diavolo glieli spenna poi a casa, forse mogli devote con lunghe trecce e vestaglioni, donne di stoffa rurale del medioevo appenninico, oppure mogli moderne ed emancipate della costa ionica, ma altrettanto devote al virile trofeo del cacciatore che hanno sposato? Negli stessi attimi in cui, ormai alzata, compone il 113 con la tazza di caffè in mano, la Strega Madre passa in rassegna le trentenni contemporanee imbarazzate a mettere insieme perfino una pasta al sugo, o lo stuolo di quaranta-cinquantenni vestite alla moda come e più delle nipoti alle prese con pietanze eventualmente sanguinose e complicate. Il povero operatore del 113 rimbalza la telefonata perché non è sua competenza, ma del Corpo Forestale dello Stato della zona. E Forestale sia. Pronto, intorno a casa mia c’è una sparatoria. Vedo uomini bardati come veterani del Vietnam a cinque metri dalla mia recinzione. O venite a fare una verifica o vedo di procurarmi un fucile a sale per sparargli in culo in totale autonomia. “Signora, lei ha pienamente ragione e io sono sveglio dalle 4 per rispondere al telefono per non so quante emergenze uguali alla sua nei soliti 22 Comuni che fanno capo al nostro dipartimento e noi siamo, bene che vada, due unità. Se io sto in giro per le segnalazioni ricevute non le posso neanche rispondere al telefono.” “Ma lei è la signora che abita in quella casa in mezzo a tanti alberi?” Si. “Io mi ricordo, vengo sempre a spegnere gli incendi di fronte a casa sua, si ricorda? Noi siamo sempre quei quattro impiegati della Forestale cui fanno capo sempre quei 22 Comuni. Purtroppo questi sono tutelati dalla Legge” (una legge regionale senza colori politici né stagioni, che regolarizza, con ancor meno restrizioni del passato, quella che qualche burocrate machista e represso d’inizio secolo decimottavo ha avuto il coraggio di continuare a consacrare come “arte” venatoria). “Possono entrare in tutti i terreni non recintati, anche se di proprietà privata, bisogna vedere se rispettano le distanze, se usano i richiami per uccelli, che sono illegali.” “Signora, usano richiami per uccelli?” Si, è probabile. Ieri uno di loro emetteva un fischio strano e regolare. “Ecco, su queste cose noi possiamo intervenire, sulla violazione delle regole, se accertate”.

È su quella sequenza priva di drammaticità di “non so quante emergenze uguali alla sua”, “sulla violazione delle regole”, “se accertate”, che in effetti riconosco la voce di quell’uomo, ne rivedo il viso, mi accascio sotto l’impotente pensiero che un Corpo Forestale dello Stato non ha, né sa forse che potrebbe attivare, un banale inoltro di chiamata per le emergenze, che non ci sono uomini, che i superstiti della mattanza istituzionale sono come minimo depressi, che le “non so quante emergenze uguali alla sua” fanno di noi una moltitudine di solitudini, il cui diritto alla domenica mattina e al silenzio è in una roulette di numeri di telefono, che d’emergenza c’hanno giusto che li puoi chiamare gratis anche se non hai credito.

No perché non è normale, ciccia, qua dietro la camera da letto me li sentivo. Ti sembra normale? I cani impazziti prima che facesse luce dietro la finestra mia. Questa storia deve finire. Non è possibile subire in questa maniera. Ciccia ci sei…?” “Ma guarda a vedere questi stronzi, ma non c’hanno un cazzo da fare che venire dietro casa nostra a sparare la domenica mattina. Ma dico io mogli non ne tengono? Hobby, cose da fare, dormire la mattina presto. Maledetti, speriamo che si sparino nelle palle prima o poi”.

Nella sopraffazione generale di sei ore scarse dormite e un altro paio castimate, ma anche nello sgomento di dover pure soccorrere gente sparsa che si è sparata nei testicoli, come puoi dare torto a Paola di fronte ai delitti di stagione, lei che, come tutti quelli che scelgono di andare a vivere nei boschi o ai bordi della vita reale, desiderano solo la quiete della natura?

Sì, non vedo grandi prospettive, Paola mia. Qui ci vuole un intervento creativo… Senti, tu per caso sai che tipo di musica possa essere gradita agli uccelli? Voglio dire: le piante crescono meglio se gli metti la musica in filodiffusione, ai gatti piace la musica classica, a volte anche il jazz, il gatto Addio va pazzo per i Massive Attack ma vabbé quello è cresciuto a musica elettronica. In generale agli animali piace la musica. “Non lo so ciccia. Hai provato a cercare qualcosa su internet?” Sì, veramente stavo cercando, ma… “Che poi scusa, che ne può sapere internet sugli animali più di te.”

Il falco grillaio emette un urlo da Youtube che il gatto Addio fa un salto sulla scrivania e corre a rifugiarsi in camera da letto. Intanto, fuori, i volatili del circondario fanno timide ghirlande di suoni e di voli tra i pini e gli ulivi della casina nel bosco, finalmente liberi di celebrare la santa domenica in una splendida tarda mattinata. Alla quinta tazza di caffè a naso all’insù la Strega Madre si gode lo spettacolo, musica per le sue orecchie, un concerto di Mozart con archi, gheppi e assioli ritardatari, una danza zingara di tortore e cardellini, una marcia dixie di barbagianni in ritirata, una suite per oboi, tordi e cinciallegre, un sabba aereo di gazze, con le ultime rondini e pure una Poiana, che qua c’abbiamo pure una signora poiana comune che all’alba strilla come una Fenice per far risorgere noi e il giorno con una saietta sonora dalle ceneri e dalle lenzuola.

Pronto?” Sì, senta, volevo chiedere un’informazione (avere il numero di telefono giusto al momento giusto è impagabile, una magia, prerogativa solo del commercio, nella variante della grande distribuzione). Cari i miei cacciatori delle serre ioniche, è giunto il gran giorno. Stanno arrivando i megafoni. Il Teatro dell’Opera delle Terre di Mezzo inaugurerà domattina alle prime luci dell’alba, con la celebre aria E lucevan le stelle cantata da Enrico Caruso. Per chi volesse seguire, consegna a mano del libretto dalle signorine che battono sulla strada di servizio. 

Fitcarraldo vi dà il benvenuto.

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Info sull'autore

Idrusa_stregadelbosco

Idrusa_stregadelbosco (Chiara Idrusa Scrimieri) è regista e sceneggiatrice, artista visuale. Vive in una casina nel bosco col gatto nero “Addio”, che sembra disegnato da Tim Burton e insieme a una moltitudine di piante e animali. Deve i suoi primi passi nel cinema a Jane Campion, Fernando Solanas, Giuseppe Rotunno, Giovanni Robbiano e Enza Negroni, Marco Bellocchio e soprattutto Ermanno Olmi (Ipotesicinema), oltre che a un mucchio di film e libri, al fantasma di Fellini e a un sacco di gente straordinaria incontrata per caso.

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