Il sindaco che aveva paura dei libri

Pino Cannoletta è il presidente dell’associazione Arcimondo, a Vernole, ridente cittadina in provincia di Lecce. Da oltre un anno invia missive al primo cittadino chiedendo di poter accedere alla biblioteca, per consultare i libri necessari a realizzare una ricerca che dovrà poi diventare un libro. La biblioteca è chiusa al pubblico, è proprio chiusa a tutti, non solo a lui. Un’assistente sociale l’ha chiamato e gli ha riferito, telefonicamente, che la biblioteca è chiusa perché non c’è nessuna associazione disposta a gestirla. Allora Pino Cannoletta, dice: “Presente! Arcimondo può tenerla aperta, siamo disponibili”!. E così organizzano una raccolta di libri per rimpinguarla,. Ma niente, il sindaco non risponde. Lui ha promesso che pubblicherà ogni giorno un post per ricordare a tutti che c’è un sindaco che ha paura dei libri. E siccome noi amiamo i libri e la cultura, e non permetteremo a nessuno di far roghi di libri, eccoci qui, con una proposta: potrebbero, gli editori salentini, recapitare al sindaco Francesco leo tanti di quei libri da sommergerlo. E alla fine sarà costretto ad aprire la biblioteca, se non altro per metterli a posto. Per toglierseli davanti, visto che li odia tanto. MLM

di Thomas Pistoia

Terza seduta.
Sì, è la terza volta che viene qui e ancora ‘stu cazzu de pisicologu non gli ha risolto il problema. Dice “si stenda sul divano” e già così gli fotte centocinquanta euro. Senza fattura, ovvio.
Non solo, gli chiede pure di spiegargli di nuovo perché si è rivolto a lui.
– Dottore, faccio sogni, incubi orrendi.
– Mi dica – risponde il medico.
– E che le devo dire? Appena mi addormento vedo… Vedo cose… Rettangoli, anzi no, come si chiamano… Para-llele-pipedi.
Quello non batte ciglio e, mentre si siede sulla poltroncina, fa un gesto con la mano come per invitarlo a proseguire.
– Sono tutti diversi. Alcuni alti, altri bassi. Alcuni fini, altri spessi. Ognuno ha un proprio colore, qualcuno ha davanti una figura disegnata, oppure una fotografia.
Il dottore non solleva lo sguardo dal blocco note su cui sta prendendo appunti (non è vero, sta facendo partite a tris di crocette e palline contro se stesso).
– Va bene, ora la ipnotizzerò, si rilassi. Entreremo nei suoi incubi e ne scoveremo la causa. Ma vedrà: sicuramente si tratterà di qualcosa che ha a che fare con la sua infanzia. Quando dirò la parola “ta vèrnula”, lei cadrà in un sonno profondo e potrà sentire soltanto la mia voce. E’ pronto?
– Guardi che con me non funziona, si figuri se io
Ta vernula
E’ andato. Quelli che si sentono sicuri di non poter essere ipnotizzati sono i primi ad andare in trance.
– Bene. Ora rivivremo il suo ultimo incubo. Dove si trova? Cosa sta facendo?
Il paziente comincia a parlare con voce monotona.
– Sono nel mio ufficio a firmare carte. E’ proprio il mio ufficio, perché ho alle spalle la bandiera, i ritratti del presidente della repubblica e del papa. Sulla scrivania ci sono le foto di famiglia. Indosso pure la fascia tricolore. Sto scrivendo una querela contro i membri del consiglio comunale all’opposizione.
– Aspettiaspetti, questo può essere interessante. Perché una querela? Che le hanno fatto?
– Ogni volta che discutiamo, non sono mai d’accordo con me.
Il medico solleva la testa di scatto e strabuzza gli occhi.
– Prego?
– Sono dei fetenti! E ogni cosa se io dico sì, loro dicono no. Se io dico no, loro dicono sì. Ma fin dal mio insediamento, eh? Il giorno in cui sono stato eletto hanno fatto nuuuuuu caaaaaaaasiiiiiinu perché ho vinto le elezioni con due soli voti di scarto! Dico, ma allora ce l’avete con me! Insinuano! Insinuano sempre! Mi trattano come un poco di buono!
Dopo essersi infervorato, tace un attimo, poi aggiunge con tono più basso e più calmo:
– Ecchecazzo…
Il dottore lo fa proseguire.
– Andiamo avanti. Cosa succede adesso?
– Bussano alla porta. Dico “avanti”, ma nessuno entra. Ribussano. Avanti. Ma niente. Di nuovo toc toc. Minchia, mo’ basta! Mi alzo, vado ad aprire e me li ritrovo di fronte. Tanti. Camminano ruotando sui propri angoli inferiori. Prima un angolo poi un altro. Entrano piano, vengono verso di me. Madonna mia, che paura!
– Si calmi, stia calmo, osservi, non perda il sangue freddo. Prima ha detto che ciascuno di loro porta su di sé scritte di vario colore. Me le legga, me le legga.
– Madonna dellu carmine, santuddiu cissù brutti!
Il dottore si impone. In questi casi è fondamentale stabilire una gerarchia tra lui e il paziente.
– Ho detto si concentri! Mi dica cosa vede, presto! Me li descriva!
– Mammamammamamma!
– Forza! Ubbidisca!
– S-sì. I-io vedo… Commedia, c’è scritto commedia.
Commedia, rimugina il medico. Mah! Forse è un archetipo junghiano, oppure è un complesso edipico, forse la madre di ‘sto buzzurro faceva l’attrice.
– Prosegua, mi dica altro!
– C’è il… Il disegno di uno con l’elmo e la spada… c’è scritto “Orlando”. Orlando fu…
– …rioso – termina il dottore – Ancora! Non si fermi!
L’uomo comincia a leggere sempre più velocemente.
Martin… Eden… L’insostenibile leggerezza del… Misery non… non deve… Iliade… Io robot, Comici spaventati guerrieri, Anna Karenina… nontimuovereiosonoleggendalostudioinrossocriticadellaragionpuracosiparlò… Zarat… Zarathustra, unonessunocentomilaimalavogliaiouccidoserenatasenzanomericciar…
– E’ andato in loop, dannazione! – pensa il dottore e comincia a urlare – Basta, basta! Si svegli! Al mio tre! Uno, due, tre! Si svegli! Sono libri! Lei vede soltanto dei libri!
Il sindaco si leva a sedere di scatto. Gli occhi sembrano quasi voler lasciare le orbite, I capelli si sono drizzati come aculei di porcospino. L’espressione del volto si incarognisce, assume un ghigno da bambola assassina. Parla. Prima bisbiglia un gorgoglìo, poi una voce non sua, roca e catarrosa comincia a ripetere “libri libri libri” e diventa un ringhio, un verso, qualcosa di non umano.
Il corpo comincia a levitare. Lo psicologo cerca di tirarlo giù, ma niente da fare, va su, sale, resta a mezz’aria, mentre il capo ruota di un giro completo e la bocca si riempie di bava.

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Un delirio che dura diversi minuti, finché il fenomeno non cessa improvvisamente. Il sindaco precipita di colpo sul divanetto, la botta rovescia entrambi sul pavimento. Il volto e la voce tornano normali.
Il medico è terrorizzato, ma felice. Non chiede nemmeno al paziente se si è fatto male, come si sente.
– E’… è straordinario! Questo fenomeno va studiato. Ne parlerò al prossimo congresso e… e lei verrà con me. La farò visitare dai colleghi, su questa esperienza scriverò un libro.
– Libro – ripete il sindaco. Al suono di questa parola, la metamorfosi si ripete. Gli occhi del primo cittadino si iniettano di sangue, le mani si serrano attorno al collo del dottore.
– Fermo! Cosa fa? Mi lasci! Mi la…
Si sente un crack.
Il corpo dello psicologo si affloscia, viene giù come un abito vuoto. Il sindaco si solleva da terra e comincia di nuovo a galleggiare a mezz’aria. Sghignazza, ruotando la testa più volte.
Sbava e, sollevando un braccio, come è solito fare nei suoi comizi, ripete

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intuculu
na beata minchia e io vi prometto

chiuppilupittutti

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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