Lirica Lecce – Opera in Puglia: Rigoletto, come un film

di Fernando Greco

(foto di CLAUDIO LONGO)

Il “Rigoletto” leccese non ha mancato di commuovere i melomani giunti al PoliteamaGreco (non numerosissimi in verità, nella prima serata) per assistere al capolavoro verdiano che, dopo la “Carmen” inaugurale, ha costituito il secondo e ultimo titolo della stagione 2019 di “Opera in Puglia”. Il nuovo allestimento, nato da una coproduzione che ha visto uniti l’Orchestra di Lecce e del Salento (OLES), l’associazione Coro Lirico Città di Rimini “Amintore Galli” e l’Accademia Nikikai di Osaka, è andato in scena in anteprima a maggio nel teatro comunale G. Verdi di San Severo e nel 2020 approderà a Rimini e in Giappone.

COME UN FILM IN COSTUME

Mi piace il taglio un po’ cinematografico, come vedere un bel film in costume”. Con queste parole il regista Paolo Panizza ha presentato la sua visione dello spettacolo nel quale, per dirla con il linguaggio della celluloide, ha creato dei piani-sequenza accessori sfruttando due livelli scenici sovrapposti. Che si trattasse di un pontile o di un balcone, queste pics-in-pics rivelavano all’occorrenza dettagli nascosti e non previsti dal libretto, come l’incontro tra Gilda e il Duca nel secondo atto o il furto della spada da parte di Maddalena durante il terzo, oppure integravano lo spazio scenico principale, come nell’entrata di Monterone. Suggestive e funzionali le scene create da Franco Armieri, responsabile anche degli sfavillanti costumi: molto bello il patio della dimora di Rigoletto, che ricordava quello della leggendaria “casa di Rigoletto” visitabile a Mantova. Peccato che nel primo atto il monologo del protagonista a sipario chiuso sia stato rovinato da un rumoroso e lungo cambio di scena. Inspiegabile la comparsa del Duca di Mantova alla fine del primo atto, come se in qualche modo fosse responsabile del rapimento di Gilda.

LA GAMMA DEI SENTIMENTI

Più volte Rigoletto a livello internazionale, il baritono coreano Leo An ha regalato al pubblico leccese un’interpretazione intensa, sfoderando vocalità robusta su tutta l’estensione al servizio di una performance sempre credibile in tutta la gamma dei sentimenti, dalla rabbiosa inquietudine nei confronti del proprio dramma esistenziale all’accorata tenerezza nei confronti della figlia. Degna figlia di tanto padre si è rivelata Giulia Della Peruta nei panni di Gilda, ruolo ottenuto in seguito alla vittoria nell’ambito del XIV concorso “Tito Schipa”: soprano dalle facili agilità con particolare luminosità nel registro acuto, è apparsa efficace nel rendere sia la giovanile spensieratezza del primo atto sia la metamorfosi in senso viepiù drammatico durante gli atti successivi. I due hanno ricevuto autentiche ovazioni da parte degli spettatori.

Nella sera della prima, la performance del tenore Angelo Fiore è stata inficiata da una tangibile stanchezza vocale, con emissione faticosa e sonorità opache che hanno ridotto non poco la seduttività del suo Duca di Mantova, nonostante il gradevole phisique du role.

L’accigliato Sparafucile è stato impersonato dal basso Enrico Giuseppe Iori con bel timbro brunito e accattivante presenza scenica. Di ritorno al Politeama dopo essere stata Mercedes nella precedente “Carmen”, Antonella Colaianni ha esibito ancora una volta il suo pregevole velluto mezzosopranile nel delineare una Maddalena fascinosa e di grande credibilità. Il basso Gaetano Triscari ha indossato i panni del Conte di Monterone con autorevolezza e timbro più chiaro rispetto a quanto si è soliti ascoltare in questo ruolo. Già brillante Dancairo nella scorsa “Carmen”, il basso-baritono Giuseppe Esposito si è disimpegnato con efficace aplomb scenico – vocale nel ruolo di Marullo. Puntuale il tenore Carmine Riccio nei panni di Borsa. La coppia dei Conti di Ceprano è stata interpretata con perizia dal soprano Maria Rita Chiarelli e dal basso-baritono Angelo Nardinocchi, comprimario di lusso. Inappuntabili il contralto Maria Ratkova e il baritono Carlo Provenzano nelle rispettive vesti di Giovanna e dell’Usciere. Piccola la voce del soprano Ilenia Tosatto nei panni del Paggio.

L’Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento diretta dal maestro rumeno Vlad Conta ha accompagnato con discrezione la linea di canto, infondendo particolare vigore ai momenti sinfonicamente più turgidi come il formidabile preludio o il temporale dell’ultimo atto. Impeccabile il Coro Opera in Puglia diretto da Emanuela Aymone.

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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