La SCU uccide solo ad ottobre

Sono bastati sei giorni, ai Carabinieri di Casarano, per arrestare “Mozzarella”, all’anagrafe Giuseppe Moscara, per il tentato omicidio de “Lu Afendi”, Antonio Afendi che, forte del legame amoroso con la vedova di Augustino Potenza, ne aveva ereditato il timone.
Le immagini diffuse dai Carabinieri e catturate dalle telecamere di un supermercato, in una strada in pieno centro a Casarano, fanno impressione per la sicurezza con cui gli attentatori (pare ce ne sia un altro) hanno messo a segno il colpo con armi da guerra: kalashnikov e fucile a pallettoni. Velocissimi, con una rete di sostegno che li ha nascosti. Segno di una totale e profonda padronanza della città e del territorio.
E’ un clan su cui dal 2012 c’è negazionismo, sebbene, per stessa ammissione di Montedoro, ha avuto almeno un “amico” nella prima Amministrazione comunale di Gianni Stefàno. “Amico nostro”, viene definito da Montedoro il consigliere comunale Gigi Loris Stefàno, eletto nella lista di Gianni Stefàno sindaco nel 2012. Consigliere fino a che non si è dimesso, pochi mesi prima della scadenza, a seguito delle minacce rivolte alla sottoscritta e al rafforzamento consequenziale delle misure di sicurezza nei miei confronti (misure già attivate dopo il primo manifesto del sindaco contro di me). Nonostante le informative dei Carabinieri, è stato un clan sottovalutato. Eppure, dinamico e potente, è stato ed è capace di tessere relazioni a tutti i livelli, nella zona grigia della politica e dell’economia, capace di accordarsi con la camorra e la ndrangheta, a seconda del business. La rete parte dall’ Albania e dall’Olanda, ci sono collegamenti in Canada, e Lussemburgo e rifornisce di cocaina l’intero Salento. La cocaina funge da collante sociale.
E c’è solo un modo di rifornirsi di cocaina: rivolgersi ai clan. Nel basso Salento c’è il clan Montedoro-Potenza. Dagli inquirenti, nella relazione della Dia (Direzione investigativa antimafia), è definito clan Montedoro-Potenza-Giannelli-Scarlino e lo riconnettono dunque ai clan storici, quelli per cui è stato sciolto Paarabita, per intenderci.
Montedoro, dice, sta collaborando, ma le informazioni che ha messo a verbale non aggiungono nulla a quello che gli inquirenti già sapevano.
I Carabinieri svolgono un lavoro silenzioso, prezioso, costante, sebbene lavorino remando contro, perché l’omertà tra la popolazione è totale. E l’omertà non è solo segno di paura ma di una scelta di campo.
Il silenzio è mafia, perché la mafia si basa sull’appoggio e la connivenza delle popolazioni che assoggetta.
I clan servono, fanno comodo, producono pil sommerso, reinvestono quei soldi in attività apparentemente pulite. E l’economia sembra “rifiorire”. Ma è la puzza di marcio dei soldi della cocaina che bisogna seguire. E, guardate, non è difficile, perché la polvere bianca è sotto al naso di tutti. E’ per questo che ho immaginato con Thomas Pistoia una telecamera invisibile che si muove in soggettiva tra la gente. La telecamera carpisce frasi vere, dette per davvero, scritte nero su bianco da casaranesi sui social network. E’ il film dell’orrore dei negazionisti e dei fiancheggiatori. E i pochi che parlano, che si espongono, che si oppongono, lo fanno a rischio di se e della propria famiglia (e non sto parlando di me). A loro dico: coraggio! Non siete soli! E non servono protocolli pro forma: serve lo Stato, serve lo Stato affianco ai Carabinieri, servono i cittadini onesti che scendano in piazza e dicano: “La mafia è una montagna di merda”. E a casa nostra non la vogliamo. MLM

di Thomas Pistoia

Esterno notte. Campo medio. Siamo al centro di una strada. Davanti a noi, un’auto parcheggiata lungo uno dei marciapiedi. Dentro l’auto c’è qualcuno, un uomo.
Lasciami la camera fissa così. Ok. Ora fammi arrivare l’altra auto, così, procede piano, senza fretta. Ecco, si affianca a quella parcheggiata, ma l’occupante di quest’ultima si volta di scatto e capisce quello che sta succedendo. Dev’essere uno abituato, comunque se lo aspetta, sa che vogliono farlo secco. Fammi partire la sparatoria… Ora! Lui si lancia fuori dalla parte del lato passeggero, si rannicchia dietro una ruota, mentre gli spari continuano. Urla di dolore, lo hanno beccato. Impreca, insulta, ricordati che deve avere una leggera inflessione straniera, mi raccomando. Fammi il suono del Kalashnikov, lo devo sentire bene che è un Kalashnikov, pafpaf paf pafpaf paf, a mitraglia, ok? Devo vedere i lampi della sparatoria, fammi le scintille e i vetri dell’auto che vanno in pezzi e quello si rannicchia di più, poi l’arma si scarica, chiaro? Il killer deve cambiare il caricatore e l’altro, cazzo, cioé, si deve capire che è uno che ‘ste cose le sa, lui ci vive dentro, no? Sanguina, è ferito e questa è la sua unica possibilità. Si alza, arranca e comincia a correre, a correre sbilenco, ma cazzo se corre. E mi esce fuori campo.
Buio. Cambiamo scena. Mo’ la città me la riprendi dall’alto, brulicante, mi sorvoli il centro, le due piazze, così. Niente musica, compare il titolo: “Qui non c’è la mafia”.
Stacco.
Ora facciamo una carrellata di sindaco e assessori, li prendiamo da interviste precedenti, di repertorio, tiggì passati. Ecco, cominciamo col sindaco che dice che la mafia nel paese che lui amministra non c’è; una volta lo dice a velocità normale e un’altra glielo fai dire invece rallentato, così gli viene la voce grottesca da Unione Sovietica… Cuoi lua muafiua nuon ciué… Sisi, tipo Ivan Drago che dice a Rocky “io ti spiezzo in due”, che si deve capire che non ci crede neanche lui a quello che sta dicendo. Ok, bene così. Mettimi anche quell’assessore, quello che poi sono stati costretti a cacciare, sì, lui. Cioé, mettiamo le facce di tutti quelli che poi, alla fine, sono stati eletti coi voti della mafia, riprendiamoli mentre si definiscono onesti, in mezzobusto o piano americano; ogni tanto un primissimo piano, che è come guardarli negli occhi. Così, ok. Lo spettatore deve capire che se stanno o sono stati in quella giunta lì, comunque hanno accettato di farne parte. Idea! Dopo di loro ci mettiamo Borsellino che parla di connivenza e contiguità del politico. Contiguità lo mettiamo come sottotitolo cubitale, scandito, con-ti-gui-tà, così, come a dire, leggete bene, ascoltate bene, vi professate innocenti, ma siete contigui, che forse fa più schifo di complici.
Ok, ora di nuovo buio. Cambio scena.
Esterno giorno. La gente, ora scendiamo tra la gente. Sottotitolo: telecamera nascosta. Prima qualche voce da sola, mi scarrelli lungo la piazza, lungo la strada, mi fai andare persone, negozi, auto, ok? E intanto la voce di questo tizio qui, nel bar.
– Ma quale mafia e mafia! E ci stamu? A Rosy Abate? Facimu le fiction?
Bene, ora soggettiva, entriamo nel bar, interno giorno e campo medio sul banco con dietro il barman o come si chiama lui, poi i tavolini, gli avventori e mi vai in mezzaobusto sul tizio che sta parlando.
– Li boss, li boss… Ma quali boss… Sono brave persone, ma lo sai quanta gente c’erano ai suoi funerali? Cinquemila! Cinquemila cristiani! E sai quanta fatica n’ha datu quiru alli paesani soi! Allora ieu dicu…
Ecco, ecco, spostati sul barman, sentiamo che dice.
– Troppi telefilm, hanno visto!
Inquadrami quell’altro, quello con l’aria da intellettuale.
– Che poi nessuno nega che si siano sparati questa volta e le precedenti… Sarebbe da imbecilli negarlo. Ma sono solo due sparatorie in tre anni… da qua a dire, come dice quella, che si vive in stato d’assedio, che si ha paura ad uscire la sera, che la mafia si sia infiltrata ovunque… Ma secondo voi corrisponde alla realtà?
Qui si devono sentire i “no” degli altri, ok? Poi mi stacchi di nuovo su di lui, su ‘sto professorone che ha ideato il rapporto indice di mafiosità/quantità di sparatorie. Cioé, secondo lui la mafia non c’è perché si spara poco, hai capito? Non ci pensa che basta anche un solo colpo per uccidere per sbaglio un innocente. Qua mettimi le risate da situation comedy americana. Ok, ora fallo continuare.
– Basta fare un giro per locali quando fanno le serate o nei centri commerciali per vedere gente, vita e… normalità.
Ok, qua mi metti come intermezzo un pepperepè o potipoti, tipo come fanno Le Iene, ok? Visto che si ostina (ed è pure un “giornalista”), sottolineamole, le cazzate che dice.
– E poi i giudici sono gli unici che in Italia garantiscono la sicurezza. Se il Pubblico Ministero non procede…
Già, perché secondo lui se un giudice non procede il reato sicuramente non c’è. Non può essere invece che non ha ancora sufficienti elementi per agire, non può essere che ha ancora bisogno di indagare, no.
Inquadrami lo scaffale dei liquori e lascia in sottofondo la sua voce, almeno non lo vedo in faccia.
– Che poi a parlare tanto di mafia si fa cattiva pubblicità al paese e i turisti disdicono le prenotazioni.
Qua mettici la colonna sonora de “Lo squalo” di Spielberg. Te lo ricordi il film, no? Lo sceriffo dice “c’è uno squalo” e quegli altri dicono “zitto che ci rovini il turismo”. E intanto il pescione azzanna culi a destra e a manca. Roba da matti.
Stringi, adesso, su quello che sta giocando a briscola.
– Professionisti dell’antimafia. Si inventano la mafia dove non c’è per farsi belli.
Eccone un altro. Secondo lui a girare con la scorta ci si diverte. A non poter vivere nella propria casa e nel proprio paese ci si diverte. Ma chi ce l’ha commissionato ‘sto lavoro? Un documentario sulle meduse o sui celenterati non c’era?
Torna sul barman che chiudiamo con lui.
– Ieu mendefuttu. Ieu me fazzu li cazzi mei.
Vammi lentamente in buio e fammi comparire cubitale questa frase:

O VI FA COMODO O NE AVETE PAURA

Ora inseriscimi in sottofondo la canzone.

Ma restare pure calmi lì seduti al bar
con il vostro Dio, ed i vostri “piccoli guai”
No! non è successo niente
(non è successo niente)
la vostra casa è là
(la vostra casa è là)
e nessuno
(nessuno, nessuno, nessuno)
ve la toccherà
(ve la toccherà)

Sfuma. Ultima frase, falla venire su lentamente.

Ogni volta che fai finta di non vederla, ogni volta che ne neghi l’esistenza, ogni volta che ti giri dall’altra parte.
Ogni volta che la accetti.

La mafia vince.

Titoli di coda.

Buio.

Fine.

 

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!