Protocollo, obtorto collo

di Marilù Mastrogiovanni

Dopo tre anni dalla promessa di sottoscrivere un protocollo per la legalità, il sindaco di Casarano e vicepresidente Anci, Gianni Stefàno, ripromette che lo farà il 31 ottobre. Ma se non fatto bene, può essere solo un’operazione di facciata. Vi spiego perché

ULTIM’ORA. Il sindaco di Casarano (il mio martoriato paese natio), Gianni Stefàno, che è anche vicepresidente Anci, dopo ben TRE dico TRE anni dall’assassinio del boss Augustino Potenza e dopo due tentati omicidi di persone che agivano sotto l’egida dell’influenza dello stesso Potenza, annuncia che il 31 ottobre, sottoscriverà il protocollo per la legalità che già tre anni fa, e con un altro prefetto, aveva promesso che avrebbe sottoscritto.
Per chi non lo sapesse, il protocollo per la legalità, comporta che gli uffici comunali debbano comunicare al Prefetto l’apertura di nuove attività produttive, di nuovi esercizi commerciali e i passaggi di proprietà, per monitorare e scongiurare il fenomeno del riciclaggio: soldi sporchi di sangue e mxxxa che arrivano dalla droga, prostituzione, estorsione, rapine, racket.
Questo protocollo sarebbe molto utile per mappare il “tesoretto” di Potenza: sul Tacco l’ho fatto (in minima parte), con gli strumenti del giornalismo, che sono diversi da quelli degli inquirenti.
MA (c’è sempre un ma) il protocollo è a titolo volontario. Gli uffici comunali e i dipendenti pubblici non sono obbligati a comunicare alcunché alla Prefettura.
Inoltre, non è retroattivo.
Tutto ciò che è stato fatto finora e negli ultimi tre anni, non rientra nel protocollo. In questi tre anni Potenza è stato ucciso; Luigi Spennato, che stava prendendo in mano il clan ridotto in fin di vita; stessa sorte toccata ad Afendi, compagno della vedova di Potenza. E anche quello che è stato fatto dal 2012 ad oggi, cioè da quando Potenza fu scarcerato e riprese in mano le sue attività, non rientra nel protocollo. Ma sarebbe utile e darebbe un importante aiuto alle indagini, se la Prefettura potesse fare un controllo su tutte le attività nate a Casarano dal 2012 ad oggi. Perché ovviamente è in quelle attività, in alcune di esse, che sta il tesoretto di Potenza.
Il protocollo comunque è volontario. Quindi il sindaco se vuole può inviare alla Prefettura tutte le informazioni utili: dal 2012 ad oggi.
Gli uffici non sono obbligati a fare alcuna comunicazione, ma il sindaco può obbligarli a inviare le comunicazioni al Prefetto, con l’obiettivo di mappare eventuali anomalie, per scongiurare il fenomeno del riciclaggio.
Lo farà? Oppure sarà una bella mascherata di halloween, nella notte dei morti viventi?
C’è sempre da dire che se i magistrati ritengono l’argomento interessante, possono andare in Comune e prendere tutte le carte che servono, dal 2012 ad oggi, relative ad attività produttive e commerciali. Un morto, due uomini quasi morti, un “collaboratore” di giustizia, quelle “interessenze” tra mafia-politica e imprenditoria, varie ditte che avevano avuto a che fare con appalti pubblici raggiunte da interdittiva antimafia e un clan che vuole seminare “terrore e morte” basteranno per convincerli?

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One Thought to “Protocollo, obtorto collo”

  1. Libera Micaela

    Non abbiamo bisogno delle operazioni di facciata. Quel protocollo promesso e non firmato è stato il risultato di un grande sforzo compiuto dal Comitato Casarano Libera che tre anni fa, all’indomani dell’omicidio Potenza, ha preteso che le istituzioni dessero una risposta concreta alla richiesta di sicurezza e legalità. Per questo facemmo istanza di un consiglio comunale monotematico in cui chiedemmo la presenza del Prefetto che promise di monitorare la città. Un anno dopo ritornammo a chiedere al Prefetto, invitato nell’ambito di uno dei tre incontri “serate destate” (organizzati sempre dal comitato), che fine avesse fatto quel protocollo. Ci rispose che ne era stato sottoscritto un altro per la sicurezza pubblica consistente nell’illuminazione delle rotatorie. Ora dopo tre anni Casarano è ancora scenario mafioso e il protocollo non è ancora stato firmato. Credo che i cittadini abbiamo diritto ad azioni concrete da parte di chi ha il potere e gli strumenti per agire.

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