La mafia in libera uscita

Due diverse sentenze, della Cedu prima e della corte Costituzionale poi smontano l’ergastolo ostativo, quello che “fine pena mai”. D’ora in poi potranno avere permessi premio, anche se non collaborano con la giustizia, a condizione però che sia provato che abbiano tagliato i loro legami con i clan e purché partecipino ad un percorso rieducativo. La loro pericolosità non sarà più presunta dalla legge, ma dovrà essere verificata, caso per caso, dai magistrati di sorveglianza, come avviene per tutti gli altri detenuti. L’ergastolo “fine pena mai” finora ha impedito la concessione di benefici a mafiosi, terroristi e ai pregiudicati per ai altri gravi reati che non collaborino con la giustizia. Fu inserito all’indomani della strage di Capaci, per per spingere boss e affiliati a collaborare con lo Stato. La pronuncia della Corte Costituzionale non riguarda solo i 1.250 condannati all’ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione. Su quello che comporterà un simile pronunciamento e sulle conseguenze nella lotta alla mafia, si sono espressi già grandi esperti ed esperte di diritto. Perché la questione è una: la mafia è una montagna di merda, i mafiosi sono delle bestie, ma se la pena inflitta loro rende bestie anche noi allora l’ordinamento va cambiato. MLM

di Thomas Pistoia

E’ una folla immensa. Si muove con tutti i mezzi di trasporto possibili. I treni sono affollati, le ferrovie hanno dovuto organizzare convogli straordinari, frecce rosse e bianche in più, che si ritrovano comunque stracolme. Sulle autostrade c’è coda ovunque. E coda c’è anche nei porti e negli aeroporti. Chi è più vicino al luogo del raduno si muove a piedi, in bicicletta, in monopattino. Ci sono perfino carri e carrozze trainate da equini e bovini.
Qualcuno si muove da solo, qualcun altro in coppia, altri si portano dietro la famiglia con annessi passeggini e biberon.
Una marea.
L’Italia intera che si sposta. Neanche fosse ferragosto.
E io sono qui, in coda con gli altri sulla tangenziale, diretto dove sono diretti tutti.
Mi guardo intorno e non riesco a credere che siamo così tanti, altro che ferragosto, siamo un gradino più su dei festeggiamenti per l’italia che vince il mondiale. Che quando l’ha vinto guardavo dalla finestra i caroselli di auto a clacson spiegati, la gente con le bandiere e pensavo “però escono tutti fuori solo per le partite. Quando ci sono schifezze per cui protestare, non si muovono”.
Sbagliavo. Eccoli qui, tutti quanti. La mia gente. Gli italiani. Quanto sono orgoglioso di essere italiano, oggi! Finalmente questo popolo ha alzato la testa o, per dirla tutta, si è rotto i coglioni!
Eh, ma perché stavolta quelle merde lì hanno davvero passato il segno!
Già. Quella che Borsellino chiamava la contiguità, qualche giorno fa si è manifestata in tutto il suo orrore.
Prima l’Europa. Due sono le possibilità: o a Strasburgo non capiscono davvero un cazzo dell’argomento, oppure la merda è arrivata anche lì.
Poi la Corte Costituzionale. E qui qualche sospetto è venuto, perché l’alternativa è che quei giudici facciano uso di stupefacenti.
La gente ha ripensato alla trattativa e al “papello”.

Qual era la richiesta più importante che i mafiosi facevano allo stato? Eliminare l’ergastolo.

Lo stato ci ha provato, eh. Ma come per tutte le grandi conquiste, il cammino è stato lungo è ricco di ostacoli. Poi la strategia ha preso forma: innanzitutto limitare le condanne per mafia. Un reato è punito più severamente se commesso all’interno di un’associazione mafiosa, no? Allora, bene, la soluzione è semplice: dimostriamo che l’associazione mafiosa non c’è.
Mafia, signò giudice? Ma che diciti? Egiavamo quaccio amici da soli! Menchia.
Si è arrivati al paradosso che gli avvocati non mirano a dimostrare che il cliente non ha commesso il reato. Ora dicono che, sì, forse l’ha commesso, ma di certo non fa parte di una cosca.
E anche più a nord, eh? Mafia capitale? Ahò, aggiudice! Ma che stai addì! Mica stavamo insieme. Ognuno pessé e dio petutti.
E in Puglia? In Salento? Burgesi, signor giudice? Sine, scaricavamu picibbì, inquinavamu lu fore, ma quale scu, ca l’ige-cosu a conduzione familiare ete!
Abbiamo sopportato anche questo. Ma oggi… Oggi, quando è trapelata la notizia dell’abolizione dell’ergastolo ostativo… Beh, lì finalmente la gente si è incazzata. Tutti ci siamo incazzati. Una rivoluzione.
Belve sanguinarie che hanno ucciso e depredato in ogni modo possibile, senza alcuna pietà, ora possono usufruire dei permessi premio e uscire. USCIRE?

No, ma cazzo, dai, è uno scherzo. Non pensano neanche ai parenti delle vittime. Non capiscono che il vero ergastolo lo scontano le mogli, le madri, i figli, dei poliziotti, dei giudici, dei giornalisti, dei semplici cittadini che la mafia ha sterminato?

Ma cosa cazzo stanno facendo? Esaudiscono il papello?
Ecco, ecco perché l’Italia tutta, l’Italia perbene si è precipitata in strada e adesso, giungendo dai quattro punti cardinali, avanza con un unico obiettivo: la Consulta. La raggiungiamo e la circondiamo. Se qualcuno osservasse dall’alto, troverebbe la vista bellissima e inquietante. Siamo come centinaia di migliaia di formiche, poi milioni, intorno a un torsolo di mela. Sì, ciò che resta della democrazia.
Sembra il finale di V for Vendetta, perché polizia e carabinieri si uniscono a noi. Hanno ragione: d’altronde sono loro quelli che i mafiosi fanno saltare per aria o falciano a colpi di mitra. Sono loro che rischiano la pelle per uno stato che poi dà i permessi premio alle belve.
Nonostante la folla, c’è un silenzio irreale e terribile. Dopo circa due ore si sente perfino il cigolìo della finestra. C’è un tizio vestito con la toga, che, con fare timoroso, si affaccia. Suda e guarda giù la marea non mafiosa degli italiani. Perché i mafiosi, alla fine, sono pochi, pochissimi, quasi niente. E comunque i mafiosi sono solo merda.
L’uomo si decide a parlare.
– A… Ascoltate! A… A nome della… della corte costituzionale, vi comunico che, per il rispetto che dobbiamo alle vittime di mafia e ai loro cari, nonché per senso di giustizia, abbiamo deciso di ripristinare l’ergastolo. Non… Non ci sarà alcuna concessione.
Tace un attimo, come a voler vedere se c’è una reazione. Ma nessuno fiata. Tutti sappiamo che deve ancora dire una cosa, la più importante.
– Scu… Scusate. Ci siamo sbagliati.
E adesso sì che è come se l’Italia avesse vinto, non uno, ma cento mondiali! Si solleva un urlo che fa vibrare i muri dei palazzi e tremare i vetri delle finestre. E’ l’urlo della gente perbene che ha vinto e vincerà sempre. Tutti si abbracciano e cominciano a danzare, le auto suonano i clacson, qualcuno fa partire a tutto volume l’inno di Mameli in versione rock… ma….
Ma cazzo. Tutto il casino, la gioia, i festeggiamenti, mi hanno fatto svegliare.
Guardo i numeretti rossi della sveglia. Sono le cinque e tredici del mattino.
Era soltanto un sogno.
Già.
Mi alzo e vado a pisciare.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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