Io non esisto. Non sono neanche qui. Tutto questo non ha nessuna importanza

Devo liberarmi del tempo e vivere il presente giacché non esiste altro tempo che questo meraviglioso istante – Alda Merini

di Barbara Toma

Io non esisto. Non sono neanche qui. Tutto questo non ha nessuna importanza.

Devo solo respirare, devo solo sentire.

Stare nel momento.

Concentrarmi sul respiro, sullo spazio, sul ritmo.

Niente altro.

Fondermi con lambiente, sentirmi parte delluniverso: materia viva.

Come pianta, come albero che prende e restituisce.

Proprio ciò che dico sempre a lezione:

Restare immobili, apparentemente statici, ma in realtà, dentro, coltivare movimento ed energia, allenarsi allo stato di allerta, abituarsi ad essere sempre pronti a scattare, ad entrare in azione.

Insisto tanto su questo nelle mie classi: lascolto del presente.

Lasciare ogni cosa fuori dalla tua attenzione e concentrarti sul qui e ora.

Eppure mi riesce così maledettamente difficile non rimuginare sul passato

Non riempire la mia testa di se..:

se non avessi fatto questo, se avessi scelto di fare diversamente, se fossi andata via, se fossi rimasta…’.

Ed ecco che ci ricasco, che è proprio pensando a come avrei voluto ascoltarmi meglio, che torno a distrarmi dallascolto di me al presente.

Per tutta la vita ho avuto bisogno di dedicarmi allascolto del mio corpo,

di stare in silenzio,

e svuotare corpo e testa da tutto il futile per controllare i movimenti di anima, testa e fisico.

Io non esisto.

Vengo dal niente

e ritornerò al niente.

Io non esisto

esiste il mio giardino,

esistono i panni da lavare,

il rubinetto rotto,

la bolletta da pagare,

il silenzio di questa stanza, interrotto solo dal ticchettio dei tasti e dal cinguettio degli uccelli, fuori.

Io non esisto.

Ma esiste tutta la poesia che ho divorato, digerito e assimilato negli anni.

La poesia può essere la più grande forma di libertà e diventare anche un arma, alloccasione, più potente dei fucili.

Non ho più notizie di me da tanto tempo – Alda Merini

La poetessa Alda Merini, chi non la conosce?

A 10 anni dalla sua scomparsa, la sua Milano le dedica un ponte dei navigli.

In vita ultima degli ultimi. Vissuta nei manicomi.

Donna e invisibile. Salva solo grazie alla sua potente arma: la poesia.

Chi combatte spesso non è appariscente, che le lotte più dure si combattono lontano dai riflettoriE a suon di proiettili o di poesia, gli invisibilicombattano per la libertà, la loro, la nostra.

Come il popolo curdo e le sue donne.

Per loro, popolo oppresso e derubato della propria terra, ridotto a minoranza da eliminare. Costretto a imbracciare le armi per difendere la propria esistenza.

Scrivere poesie in curdo ha significato e significa rivendicare unidentità, difendere una lingua, una cultura, un popolo.

Da qualche parte ho letto che Nascere donna è già da solo un grande atto di coraggio in un mondo così spietatamente violento e maschilista.

Le donne del popolo che non c’è’ lottano per difendere la loro libertà, sia come donne che come curde. E di coraggio ne hanno da vendere.

Grazie alle loro lotte, oggi, il movimento di liberazione curdo, in ogni formazione, in ogni partito, in ogni organismo ha messo in pratica una equa ripartizione di potere tra donne e uomini.

Le donne curde oggi non sono più invisibili. Ma potenti. Fanno paura.

Tanto da essere diventate il principale bersaglio di guerra dei loro nemici.

E io?

Io non sono niente,

scrivo di me per annullarmi.

Condivido i miei pensieri e urlo i miei dolori,

per disperderli nelluniverso.

Per arrivare lontano

Vomito il personale per spogliarmi di tutto,

per essere tutto uno con il mio giardino,

il mio respiro,

il respiro del mondo.

Io

non esisto.

Non posso salvare il bambino curdo dalla sua dolorosa morte per le ustioni da armi chimiche.

Non posso vendicare le ragazze peruviane violentate dai poliziotti antisommossa fatti di coca.

Non posso liberare il popolo curdo.

Non posso salvare da morte certa 39 persone stipate in un T.I.R.

Non posso liberare la Palestina.

Né evitare che un bimbo di 6 anni cada dalla scala della sua scuola e muoia.

Non posso aprire i porti, cancellare i confini, fermare le repressioni, danzare la pace.

Posso solo annullarmi,

respirare respiri profondi

e gettare parole al vento,

come messaggi nelle bottiglie, in balia delle onde.

Io non esisto, non conto.

Solo lamore conta.

Solo la libertà.

Solo la lotta degli invisibili.

Solo la poesia,

che ci lancia ancore a cui poterci aggrappare.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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