La rivolta dei cazzi di re

Aumentano nel mar Mediterraneo avvistamenti di pesci tropicali che risalgono il canale di Suez o attraversano lo stretto di Gibilterra, popolando le profondità del Mare nostrum. Anche questo è un effetto del cambiamento climatico. Ma è iniziato negli anni Settanta. Solo che fa notizia 40 anni dopo. Alcune specie, tra cui ricciole, bavose e triglie, sono specie “migranti”, ma ormai ben insediate e comunemente pescate. Ma il catastrofismo diffuso e la xenofobia colpisce anche i pesci. E così si monta il caso mediatico. MLM

di Thomas Pistoia

Fu scelto finalmente il luogo per il grande raduno. Occorreva che il posto avesse un che di simbolico, ma no, “u’ mare sfunnatu” non si prestava. Lo Ionio e l’Adriatico, pur mantenendo le loro peculiarità, riuscivano a coesistere, a convivere e il concetto cozzava ferocemente con la ragione primaria per cui nasceva l’evento. Poi tutti i pesci sanno che ‘sta storia dei due mari che si incontrano è una cavolata! Il mare uno è, sono gli uomini che hanno la fissa di dare nome a ogni cosa!
Per esempio, avevano dato al loro capitano due appellativi, uno più ridicolo dell’altro. O lo chiamavano “donzella” (e lui invece era maschio e ce l’aveva pure duro), oppure “cazzo di re” (che, sì, come masculinità niente da dire, ma era un po’ troppo volgare se utilizzato in occasioni istituzionali). Per fortuna gli argomenti del capitano erano talmente dirompenti da far passare in secondo piano i suoi nomignoli, che venivano tutt’al più utilizzati dalle creature marine in disaccordo con lui per denigrarlo con la satira. I suoi seguaci non si sarebbero mai sognati di chiamarlo in quel modo. Per loro lui era il capo branco, la guida, il messia, Moby Dick, il dio Nettuno, lo squalo di Spielberg. Era sacro e infallibile, era l’unico che poteva salvarli dal disastro che si stava abbattendo sul Mediterraneo.
Insomma, per il raduno fu scelto il tratto di mare di Lido Conchiglie antistante la montagna spaccata. Sì, quel termine “spaccata” era più consono, significava ad un tempo divisione, ma anche mazzate per chi non avesse voluto adeguarsi. Il capitano mandò tutti i granchi militanti a raccogliere mazzi di alghe caulerpe. I partecipanti all’evento avrebbero dovuto avvolgersele intorno al corpo, indossando così quel colore verde che sarebbe diventato simbolo della loro discesa in campo. L’obiettivo era conquistare il governo dello Jonio e dell’Adriatico, fermando per sempre l’invasione dei pesci alieni, il cui esodo stava minacciando la popolazione sottomarina indigena, a causa del buonismo delle orate e dei cefali radical chic.
Giorni dopo, un branco di pesci e crostacei agghindati con le inconfondibili caulerpe verdi si radunarono nel luogo convenuto. Il Cazzo di re, che, per avere un’aria più marziale, aveva indossato la pelle di una murena al punto che ci si perdeva dentro, una volta acquisito un minimo di assetto, dall’alto di uno scoglio cominciò ad arringare la folla.
– Arrivano qui a branchi e non per niente li chiamano alieni! Hanno nomi inquietanti! Pesce pappagallo… Come fa uno a essere pesce e pure pappagallo? I pappagalli, da che mondo è mondo, stanno nelle gabbie a ripetere portobello portobello!
I pesci vestiti di verde emisero un muto e animalesco boato di approvazione.
– Il pesce flauto! Il flauto suona, mica nuota! E non mi fate dire del pesce falce, inquietante, lugubre. Manca solo che si inventino un pesce morte che lo impugni!
I pesci verdi scrosciarono un applauso con le pinne.
– E ancora, il pesce nastro! Che ci faccio? Ci impacchetto i regali? E voi, voi fratelli crostacei e invertebrati, lo avete visto il granchio azzurro? Azzurro!

Riuscireste mai a fidarvi di uno colorato così?

Per non parlare… E qui, per un attimo, tutti i pesci rimasero immobili. Sapevano. Sapevano dove la donzella voleva andare a parare.
– Per non parlare degli squali!
Un gruppo di spigole nel sentir pronunciare questa parola tremò in un solo fremito.
– Animali senza scrupoli, ingordi, voraci, assassini. Non bastavano i nostri problemi, che già sono tanti, ora, con la scusa del cambiamento climatico, dobbiamo guardarci anche dallo squalo manzo e dal Mako. Quanto credete ci vorrà prima di vedere nel nostro mare anche la pinna dello squalo bianco?
Un muto brusio sottolineò quest’ultima domanda.
Il Cazzo di re lasciò passare qualche secondo poi riprese con più veemenza, era giunto alla parte finale del suo comizio, quella che avrebbe dovuto convincere tutti i presenti a eleggerlo capo.
– E allora è venuto il momento di dire basta! Il mar Jonio ai pesci jonici e l’Adriatico ai pesci adriatici. Questi alieni vengono qui e chissà che si credono di trovare! Dice che vengono perché il nostro mare sta diventando tropicale. Ebbene? E’ già tanto riuscire a trovare del cibo per noi, non possiamo accettare questa invasione, allora io dico, datemi pieni poteri e chiuderò i mari! Gli alieni li farò fermare in pieno Mediterraneo. Che se li prendano i pesci maltesi, ciprioti, greci, francesi! Non possiamo mantenere noi tutti questi branchi, che poi non trovano posto e cominciano a delinquere! Ci prendono le nostre femmine e vogliono imporci il loro modo di vivere nell’acqua! Basta! Basta! Io qui, davanti a voi, bacio la santa polena e affido il nostro mare a lei, perché ci aiuti a liberarlo dai pesci che vengono da fuori!
La folla sott’acqua alzo le pinne, le chele, le zampe e qualsiasi altra protuberanza verso la superficie, lanciando un urlo muto da stadio che fu percepito fino in Albania.
Donzella Cazzo di re era ora il capo dell’Adriatico e dello Jonio e li salutava sorridendo.
Ma, tutti insieme, nella foga di quel momento commisero un errore fatale.
La loro gioia, quell’esultanza, produssero in superficie un rigoglìo, un lieve spumeggiare, una grande quantità di piccole onde, che spiccò nel verde azzurro, proprio quel giorno che il mare era piatto come una tavola.
Gli uomini sul peschereccio che incrociava a qualche centinaio di metri da lì, videro quelle increspature sul filo dell’acqua e capirono che in quel punto c’erano dei pesci.
Passarono con le reti a strascico e pescarono tutti.
Nel giro di un paio di giorni, la lega ittica finì in padella, tra fritture, brodini e decine di altre ricette.
L’unico a non essere cucinato fu Donzella Cazzo di re. Troppo piccolo, non sapeva di nulla, poi non era granché fresco.
Fu gettato a un gatto randagio, che provo a masticarlo, lo fece a brandelli

poi lo sputò

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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