Narcos italiani: nuova rotta verso l’Argentina

//SPECIALE PERU’ 3//La mafia invia droga da Lima a Buenos Aires per poi farla giungere in Europa via mare. L’obiettivo degli italiani nel gestire la filiera è di impedire ai trafficanti peruviani di mentire sulla qualità dello stupefacente e sul peso del cloridrato

Fonte: https://larepublica.pe/sociedad/2019/06/25/narcos-italianos-abren-nueva-ruta-por-argentina/

Versione italiana a cura della Redazione del Tacco d’Italia

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Da Lima a Buenos Aires: la nuova rotta per consegnare la cocaina peruviana ai narcos italiani

Un foglio scritto a mano, ritrovato durante un’operazione di polizia in un magazzino in cui una banda di italiani aveva imballato 291 chili di cocaina sui tetti di tre camper, ha sorpreso gli agenti antinarcotici. Era una lista di luoghi in Perù, Bolivia e Argentina che la polizia non è riuscita a decifrare fino a quando uno degli arrestati, Mirko Mechini, ha rivelato il segreto. Si trattava di una nuova rotta per spedire la droga in Italia.

Per gli agenti, una novità assoluta.

 

Il percorso partiva da Lima in direzione Paracas, fin verso Huacachina, Nazca e Arequipa. Da Arequipa proseguiva per Cusco e poi per Puno fino alla capitale della Bolivia, La Paz. Era poi la volta di Potosí e Tarija, una città vicino all’Argentina. Secondo il documento, il carico doveva procedere per Salta, Tucumán, Córdoba, Rosario e concludersi a Buenos Aires, dove abitualmente i mafiosi ricevono la cocaina peruviana.

 

Il detenuto Mechini ha confessato alla polizia che nella capitale argentina, a seconda della quantità, i signori della droga avevano deciso di spedire gli stupefacenti via aerea o via mare. Ed era, quella, una novità.

Per quanto ne sapessero gli agenti del Dipartimento di intelligence della Direzione antidroga (Diviad), le mafie straniere preferivano assumere bande peruviane in loco per l’acquisto e l’invio di cocaina in Europa. Ma ciò che avevano trovato, aveva modificato del tutto la loro visione.

 

Cosa era successo? Secondo fonti antinarcotiche, la mafia italiana aveva rotto con i peruviani dopo una serie di conflitti.

Una brutta esperienza

Gli italiani avevano accusato i peruviani di averli ingannati circa il peso e la qualità della cocaina, di tenersi i soldi e non inviare nulla. Tra i complici peruviani, c’erano – tra gli altri – le bande Gerson Galvez Calle ‘Caracol’, Gerald Oropeza López, Renzo Espinoza Brissolessi, ‘Rencito’ e Brian Camps Gutierrez.

I trafficanti italiani facevano tutto perfettamente a tempo. Ad esempio, da Puno a La Paz, il percorso di 265 chilometri doveva essere completato in 4 ore e 35 minuti. I 507 chilometri da Tarija (Bolivia) a Salta (Argentina) entro le 7 ore e 30. E l’ultimo tratto di 298 chilometri tra Rosario e Buenos Aires, in 3 ore e 25.

“Uno dei motivi principali per cui gli italiani hanno deciso di organizzare l’acquisto in Perù e l’esportazione di cocaina in Europa, è il controllo di qualità. Si sono stufati degli intermediari peruviani, colombiani e messicani che adulteravano gli stupefacenti”, hanno spiegato fonti antidroga.

“Un altro punto è il basso costo. In precedenza, gli italiani hanno chiesto al trafficante peruviano di procurare la droga nel suo paese. Il prezzo di un chilo di cocaina in Italia si attesta sui 40mila dollari, mentre un chilo di cocaina consegnato a Lima ne costa 2mila”, hanno detto le fonti.

Secondo il profilo degli arrestati, la mafia italiana invia connazionali a basso reddito oltreoceano affinché assicurino la spedizione. Questi sono presentati come imprenditori che arrivano in Perù per promuovere i loro prodotti.

La cattura

In questo modo, a febbraio 2018, cinque trafficanti di droga italiani sono entrati nel Paese, al confine con il Cile, per pubblicizzare la vendita di moto d’acqua a Paracas. Quando sono tornati con la droga nascosta nelle moto e acquistata in Perù, la polizia doganale è intervenuta trovando 152 chili di cloridrato di cocaina. Nell’operazione sono stati arrestati gli italiani Massimiliano Beltrami, Nicola Tassone, Luca Quagliuolo e i fratelli Domenico e Paola Vorro. Tra febbraio e aprile di quest’anno, 6 italiani (Marco Milazzo, Riccardo Capecchi, Anxhelos Mirashi, Mauro Morra, Mirko Mechini e Roberto Artioli) sono stati arrestati in un locale nel quartiere di San Martin de Porres di Lima, mentre camuffavano 291 chili di cloridrato di cocaina sui tetti dei camper. L’azione si chiamava “Operation The Roman”. Anche i sei italiani sono entrati nel paese presentandosi come imprenditori per promuovere la vendita di camper. È stato proprio nell’appartamento di uno di loro che è stato ritrovato il documento con il percorso di rientro dei veicoli carichi di droga. I camper, dopo essere stati caricati con coca, sarebbero stati guidati dagli italiani a Puno, poi in Bolivia e poi a Buenos Aires, in Argentina, da dove sarebbero stati spediti in Italia via mare.

La rotta percorsa dai camper

“Hanno preferito viaggiare via terra da Lima a Buenos Aires perché la nave che salpa dal porto argentino va direttamente in Italia. Se il carico fosse partito con la nave da Callao, c’era un pericolo maggiore che la droga venisse scoperta, perché la nave doveva attraccare in diversi porti prima di arrivare in Italia. Così hanno corso meno rischi” segnalano le fonti.

Il precedente

 

Nel dicembre del 2018, una banda di 48 persone fu smantellata tra Italia, Spagna e Argentina. Coinvolti anche diversi peruviani. L’italiano Stefano Di Profio, l’argentino José Loza e il peruviano William Weston Millones sarebbero stati i capi delle fazioni.

 

Leggi le puntate precedenti:

Da Roma al Perù, la nuova rotta del narcotraffico del clan “The Romans”

Perù, il clan “The Romans” e quella cocaina sui tetti dei camper

Leggi anche:

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