Carabiniere ucciso: riaprire il dibattito sulla legalizzazione delle droghe

CARABINIERI

Nel caotico e scomposto dibattito politico attorno all’uccisione del vice brigadiere Mario Cerciello Rega manca (come al solito) l’analisi sul convitato di pietra della stragrande maggioranza dei delitti che si consumano in Italia e nel Mondo: la droga.

All’origine dell’omicidio del carabiniere di Somma Vesuviana c’è la cocaina, ricercata dai due ragazzi americani nei vicoli di Roma (così come, ogni sera, da milioni di consumatori di tutte le età, sull’intero territorio nazionale).

Un mercato illegale che, proprio per la sua illegalità, è estremamente pericoloso: per chi la compra, per chi la vende e per chi cerca di contrastarne lo spaccio (inutilmente).

Le sostanze stupefacenti sono il principale carburante per le mafie internazionali, generando fatturati impressionanti: solo in Italia, si stima un giro d’affari di 5 miliardi di euro nel 2016; ma ci sono interi Stati nazionali che reggono la propria economia sulle droghe.

Spese vertiginose genera anche il ponderoso apparato di contrasto implementato dalle polizie di tutto il Mondo. Uno scontro tra titani che vede puntualmente gli Stati soccombere e le organizzazioni criminali trionfare.

E così sarà per sempre… per una ragione molto semplice: l’incomprimibile domanda di sostanze psicoattive del genere umano.

Il 6,8% degli italiani tra i 15 e i 34 anni ha fatto uso di droga illegale almeno una volta nella vita: per limitarsi alla sola Unione Europea, nel Regno Unito la percentuale è del 9,7 e in Spagna del 9,1.

In America Latina e in molte aree degli Stati Uniti le percentuali salgono notevolmente, così come nella Repubblica islamica dell’Iran (dove drogarsi può costare la pena di morte): su 80 milioni di abitanti, 2,2 milioni sono tossicodipendenti.

La ricerca di sostanze psicotrope è nell’indole umana: caffè, alcolici e psicofarmaci sono considerati socialmente accettabili; cocaina, eroina e pasticche invece no.

Sulla cannabis qualche Stato si muove verso la depenalizzazione, facendo registrare da un lato notevoli introiti fiscali, dall’altro la sostanziale stabilità della domanda. Ma in Italia, nessuno ha voglia di riflettere seriamente sulla liberalizzazione delle droghe e sugli effetti che un provvedimento del genere avrebbe in termini di contrasto alla criminalità organizzata e di risparmi per il sistema della sicurezza e della sanità pubblica.

Il sen. Matteo Mantero del Movimento 5 Stelle ha presentato a gennaio 2019 un disegno di legge per legalizzare le così dette droghe leggere, ma tutto si è già arenato dopo la sentenza della Cassazione sulla cannabis light e, soprattutto, per evitare di aprire un ennesimo fronte di scontro con la Lega. Dall’estrema destra di Salvini e Meloni, c’è poco da sperare, così come da Forza Italia (nonostante si proclamino “liberali”). Il neo segretario del Partito Democratico Zingaretti ammette l’uso di cannabis solo per scopo terapeutico, in continuità con il PD renziano che nella scorsa legislatura non ha fatto nulla. Restano a ragionare sui benefici della depenalizzazione i Radicali e l’estrema sinistra. Troppo poco.

Così si andrà avanti ancora per molto tempo: con le cosche che si arricchiscono spacciando, con milioni consumatori che pagano per somministrarsi sostanze scadenti (e quindi ancor più nocive di quanto già non siano), con forze dell’ordine costrette a investire buona parte delle proprie risorse in questa folle guerra e onesti servitori dello Stato che continueranno a rischiare la propria vita per niente.

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Info sull'autore

Mario Maffei

Giornalista professionista, laurea in Bocconi, esperto di divulgazione scientifica. Un'unica grave perversione: la politica

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