Una vacanza a Furbibus Terrae

Di Thomas Pistoia

 

La famiglia Zampieri, durante il lunghissimo viaggio verso il Salento, ha perso un po’ dell’eccitazione iniziale.

Il tragitto che dal nord Italia porta alla punta del tacco è davvero lunghissimo. Sono partiti ieri sera per evitare il caldo, ma non hanno calcolato che l’ultima parte del percorso, quella a sud, quella bollente, l’avrebbero affrontata tra le otto e mezzogiorno.

Un viaggio aereo low cost, data l’esosità del Gruppo Autostrade, sarebbe stato, oltre che immensamente più veloce, addirittura più conveniente. Ma li hanno avvisati che in Salento non ci sono mezzi pubblici a parte le Ferrovie Sud-Est (nominando quest’ultime hanno sghignazzato); senz’auto resti tagliato fuori, oppure devi fare un mutuo al noleggio.

 

Il sole ha cominciato a picchiare già da Foggia e li ha inseguiti senza sosta e senza pietà fino a questo paese affacciato sullo Ionio, nel quale hanno preso in affitto un appartamento, anzi, come si dice al giorno d’oggi, una casa vacanze. La sofferenza patita è mitigata dal pensiero dell’imminente settimana di ferie al mare che sta per iniziare.

La famiglia è composta da Alfonso, impiegato di banca di mezz’età, sua moglie Luisa, negoziante, di poco più giovane del marito, Lorenza, 17 anni, liceale che affronta questa come l’ultima vacanza in compagnia dei genitori (dall’anno prossimo se ne va con i suoi amici in riviera romagnola, o in Sardegna, o al lago, o in qualunque altro cazzo di posto, purché lontano da questi Neanderthal), e Robertino, nove anni, quarta elementare, appassionato di Gormiti (dei quali ha portato con sé circa trenta riproduzioni in plastica delle più svariate dimensioni).

 

Giunti finalmente a destinazione, i quattro scendono dall’auto. Dagli sportelli fuoriesce una folata di aria condizionata a -30 gradi che impatta con quella incandescente all’esterno e crea un pulviscolo di leggera brina, una nuvola semitrasparente che li avvolge tutti per qualche secondo. Poi cominciano a sudare. Li attende, davanti alla casa vacanze, un uomo con i capelli neri, gli occhi neri e la pelle color rame. Dice di chiamarsi Giggi. Così, con due gì.

Gli Zampieri hanno pagato in anticipo, basandosi sulle foto con grandangolo pubblicate su un sito di viaggi. Robertino fa un giro su stesso e domanda con innocenza: “Dov’è il mare?”, ma nessuno lo calcola. Il resto della famiglia è impegnato da Giggi, che, con cortesia e ospitalità affettate, sta accogliendo gli ospiti. Luisa è abbastanza tranquilla, la facciata dell’edificio è proprio quella che ha visto nelle foto su internet, quindi muove un passo verso quella che crede sia la porta d’ingresso. Giggi però la ferma.

– None none, signora, addùvai, si entra da questa menza, da questa parte.

– Ah, scusi – risponde la donna, sorridendo.

– Venite, venite.

L’uomo prende una stradina sterrata.

Sì, ma dov’è il mare?– continua a chiedere Robertino, guardandosi attorno. Il bimbo ha ragione. Per adesso ha visto soltanto muretti, terra rossa e alberi. Lui ha portato con sé anche la versione snodabile di Ikalos, il gormita che tra le sue armi ha l’onda gelida, così può divertirsi a fingere di  congelare le onde del mare e… Va beh, cose sue, fatto sta che è un po’ preoccupato. Ora si sta preoccupando anche Luisa, che vede la casa conosciuta su internet allontanarsi in modo sospetto.

 

Ela – dice Giggi – Ecco la casa.

– Ma… Ma è di pietra! E… Ma ci entriamo tutti? – dice Alfonso, poi si rivolge alla moglie – Ma hai preso in affitto ‘sto coso?

La donna cerca di difendersi.

– Ma la foto mostrava quella villetta!

– Signora – interviene Giggi – Ma lei non ha letto il titolo dell’annuncio? “Casa del trullo” si chiama! Eccolo il trullo. Venite, venite dentro.

Aggiunge un tardivo “attenti alla testa”. Lorenza (che è alta e da grande vuole fare la modella) molla una craniata sull’infisso della porticina d’ingresso, giusto un decimo di secondo prima che lui pronunci l’avviso. Poi impreca.

C’è puzza di umido, anzi no, di centopiedi. I muri sono stati intonacati probabilmente negli anni 70 da qualcuno affetto da delirium tremens.

 

Giggi dice (ma parla seriamente?) “questo è l’angolo cucina”. Ed è proprio un angolo: c’è un fornello da campo, un vecchio frigorifero Indesit e una “piletta”. Gli Zampieri comprendono che quest’ultima è una sorta di lavandino, non sanno ancora però che funziona con l’acqua piovana tirata su da un pozzo artesiano tramite un motorino elettrico. Più in là ci sono quattro brande. Due sono messe una vicina all’altra (il matrimoniale, no?) e altre due, invece, sono separate. Sui materassi sembra ci abbiano saltato fino a poco prima le zecche di un ippopotamo. Infine, al centro del locale, ci sono un tavolo di legno tarlato e quattro seggiole impagliate.

– 1800 euri a settimana per questo???- sbotta Alfonso, rivolgendosi di nuovo alla moglie. Non si sa perché, ma alla fine, per tutte le cose, la colpa ricade sempre sulle donne. Luisa, pungolata dall’osservazione del marito, prova a protestare con Giggi.

– Senta, noi abbiamo pagato per una casa!

E questa casa è – risponde Giggi – Signora mia che le vacanze in giro le dovete fare! La casa cu vve mpuggiati a dormire serve! Dico io, non è che siete venuti fino a qua per stare chiusi, no?

– Ma che c’entra? – risponde Alfonso, poi entrambi i coniugi proseguono con le lamentele. È un raggiro, le foto non mostrano il vero, gli interni sul sito sono diversi, eccetera eccetera. Ma niente da fare. Hanno già pagato e Giggi è irremovibile, anzi, si dimostra seccato, offeso, dice alla coppia che non è cosciente di quello che lui le sta dando. Mormora anche un “morti di fame”, poi se ne va. Mentre esce dal trullo passa davanti a Robertino che prova a chiedergli di nuovo “dov’è il mare?”, ma quello non lo degna di uno sguardo.

Scopriranno tra poco che il mare sta a ventidue chilometri. L’annuncio diceva che la casa è “poco distante dalla spiaggia” e immaginano già cosa risponderebbe Giggi: “venti chilometri vicino è, non sono mica tanti!”

 

Lorenza è disperata: meno male che è l’ultima volta che va in giro coi Neanderthal! Cosa racconterà alle sue amiche? Alfonso e Luisa pensano invece che lasciare su internet una recensione negativa sarà inutile. Giggi chiuderà quella pagina e ne aprirà un’altra, con le stesse foto, le stesse bugie, ma un nome diverso.

Non finisce qui.

 

Cominciano le vacanze.

Gli Zampieri, durante la settimana, frequentano bar, pizzerie, ristoranti. Vanno in spiaggia e prendono l’ombrellone, la sdraio, i pedalò. E ogni volta, ogni volta che chiedono al commerciante, al ristoratore, all’operatore turistico, perfino al benzinaio, “quanto?”, la risposta che ricevono insinua in loro il sospetto che ci sia sotto un inghippo, che in qualche modo gli stiano comunque chiedendo troppo in rapporto a quello che stanno ricevendo. A parte il confronto meramente matematico coi prezzi consueti di alcune cose, c’è poi una sensazione nitida, un brivido lungo la schiena, che si manifesta in loro ogni volta che devono tirare fuori il portafoglio. Forse dipende dal fatto che la gente di qua, per natura, non sa fingere. Quindi quando dice un prezzo che non dovrebbe essere quello, l’ingordigia gliela si legge un po’ in faccia. Sembra quasi che tutti stiano facendo cartello contro i turisti. Per dare il meno possibile e ottenere il massimo con il minimo sforzo.

 

Peccato. Sì, perché Lorenza ha dovuto ammettere che un mare così azzurro e limpido non lo aveva visto mai. E la sua amica che sta passando le vacanze altrove, le ha mandato le foto di una spiaggia che sembra avere davanti un minestrone. E Alfonso e Luisa, qui, in una sera che sembrava ancora giorno, hanno guardato il cielo insieme come non facevano da tempo. Nel profumo di terra rossa, accompagnati dal canto di grilli e cicale, hanno perfino danzato. Quando hanno cominciato a baciarsi, il Salento, discreto, ha spento la luce.

Peccato. Perché questa famiglia ha visitato angoli di paese che sembrano sospesi nel tempo. Ha assaggiato l’olio dorato e il vino scuro come la notte. Ha visitato fiere e feste in cui santi e pagani, al suono del medesimo tamburello, cantano antiche canzoni. Ha assaggiato il cibo più buono del mondo.

Peccato. Gli Zampieri (e anche Ikalos) avrebbero perfino sopportato l’incomprensibile presenza di una mediocre showgirl e del suo fidanzato sul palco della notte culturalmente e musicalmente più importante dell’estate, pur di poter un giorno tornare qui, a conoscere e amare l’altro Salento, quello che, in una sola settimana, non hanno potuto visitare per intero. E gliene sarebbe, in futuro, avanzato ancora, perché questo è il vero inganno, questa è la vera truffa. E quanto è bello cascarci! Ti illudi di aver visto tutto, poi scopri che invece ce n’è ancora e ancora e ancora.

Il Salento non finisce mai.

 

Ma Giggi ha pensato alli sordi. E anche tutti gli altri, commercianti, ristoratori, negozianti vari, hanno pensato soltanto a quelli, non alla qualità e alla quantità di ciò che stavano offrendo. E soldi ne hanno presi, sì. Anche tanti. Ma una volta sola. E con poco onore.

Lorenza, tornata al nord, si è messa subito a organizzare le vacanze con le sue amiche per l’anno prossimo. Vogliono andare in Croazia.

Alfonso e Luisa stanno pensando di andarci anche loro, ovviamente con Robertino, di prenotare senza dirle nulla e di farle poi una beeeeeeeella sorpresa.

Ikalos si è tirato fuori da subito. Ha deciso che la prossima estate resterà nel castello glaciale.

Dice che i bracciali degli elementi devono incanalare la concentrazione di Ikor e…

Va beh.

Cose sue.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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