Tutto gira

Di Barbara Toma

 

Lo scenario è questo: un Paese in ginocchio, rallentato dal caldo umido e dalle temperature tropicali, in cui tutti sono incastrati in un perverso meccanismo che li vede costretti a muoversi sulla giostra della sopravvivenza , senza possibilità alcuna di fermarsi, di scendere a guardare la giostra girare.

 

Qui, tra alti e bassi, si continua imperterriti a portare avanti le proprie vite, a combattere le proprie piccole battaglie quotidiane, a fare incetta di micro vittorie che sembrano non influire minimamente sul campionato che si gioca sulla nostra pelle e che ci vede dalla parte degli sconfitti a tavolino. Perdiamo il campionato, ma ci concentriamo sulle singole azioni giocate bene.

Lo spirito di sopravvivenza ci ha portati a vivere in un mondo dalle inquadrature molto strette.

 

La giostra gira e noi, convinti di non poter scendere, abbiamo imparato ad adeguarci alla situazione.

 

Invece di attivarci per fermarla, evitiamo di impazzire concentrandoci sul nostro posto e il suo immediato contorno. Se visto da vicino, il pavimento sotto i nostri piedi è fermo, e concentrarsi su questo ci permette di non vedere più il mondo che gira intorno.

 

Giochiamo in difesa, un panorama sempre più avvilente ci ha spinto a restringere il piano d’azione e a focalizzarci sui primi piani, senza però riuscire a percepirne i particolari, a coglierne le sfumature.

Guardiamo la vita in faccia in modo talmente ravvicinato da confonderne i contorni, come quando guardi negli occhi qualcuno e poi ti avvicini troppo, a tal punto da non riuscire più a mettere a fuoco e percepire un’immagine sempre più sfocata, sgranata e distorta della nostra vita.

 

Continuo a sforzarmi di allargare l’immagine, di vedere oltre i miei piedi. Mi concentro sul mondo che gira velocemente intorno alla giostra. Cerco di mettere a fuoco le cose, ce ne sono tante, mi gira la testa.

 

Accade di tutto: i media danno finalmente spazio al calcio femminile mandando in onda le dirette delle partite della nazionale italiana ai mondiali.

Il risultato è un successo, gli ascolti sono alti, ma crescono anche i commenti sessisti e gli insulti sul web. Il successo delle donne in un mondo maschile non piace.

 

Sono iniziati gli esami di maturità e per la prima volta non viene data alcuna importanza alla storia, come se non contassero tanto i fatti quanto le opinioni. Inoltre nelle tracce della prima prova non compariva nessuna donna. A quanto pare per il Miur nessuna è degna di tale onore.

 

I dipendenti di una fabbrica vengono licenziati, scendono in strada a protestare e la polizia li carica fino a spezzargli le ossa.

 

Le donne continuano a morire per mano dei loro ex e i media continuano a parlare di raptus.

 

Intanto il governo aumenta gli stipendi dei professori, ma solo al nord.

 

A Roma, due ragazzi e una donna finiscono in ospedale per le gravi percosse ricevute.

In Italia , nel 2019, indossare una maglietta con scritto Cinema America è pericoloso.

 

Allargo l’orizzonte.

 

Fuori da qui:

 

In Grecia i bambini nei campi profughi tentano il suicidio.

 

In mare i gommoni stracolmi di gente disperata aumentano.

 

Un vortice di notizie per lo più sconcertanti.

 

Eppure in queste settimane tutto sembra parlarmi di una cosa sola.

 

È iniziato tutto con Noa, la ragazza Olandese diventata , suo malgrado, famosa in tutto il mondo. Sconcertante il modo in cui tutte le più importanti testate internazionali abbiano riportato una notizia senza verificarne l’attendibilità.

In poco tempo la falsa notizia della sua presunta morte per eutanasia ha fatto il giro del mondo.

 

Noa è scesa dalla giostra.

 

E la sua storia ha rapito il mio cuore e la mia attenzione talmente tanto da impedirmi di scriverne…

 

Ultimamente , in qualche modo, tutto ciò che mi circonda mi parla di ragazzi della sua età.

 

La piccola Greta (nata nel 2003) mi fissa con sguardo inquietante dalla copertina del suo libro: ‘La nostra casa è in fiamme’.

 

E sono tante le giovani ragazze che, come lei, lasciano il segno.

 

La giovane Jack Andraka ,15enne statunitense, ha inventato un modo veloce ed economico per scoprire il cancro al pancreas.

La londinese Amika George, 17anni, ha creato #FreePeriods e portato in strada più di 2.000 persone vestite di rosso, riuscendo così ad ottenere la distribuzione gratuita di assorbenti intimi in tutte le scuole d’Inghilterra.

Malala Yousafzai la più giovane vincitrice del Premio Nobel (2014). A 11 anni, grazie alla pubblicazione del diario anonimo di una ragazza in Pakistan sotto le regole taliban, ha ottenuto l’attenzione dei media internazionali e, nonostante aver subito un attentato alla vita, continua ad essere un attivista.

Emma González, 17 anni, sopravvissuta ad una sparatoria nel suo liceo, è diventata simbolo di una protesta che ha ottenuto che la Florida cambiasse le legge sul porto d’armi.

 

Penso a loro, alla grandezza delle loro azioni, e mi sento piccola e insignificante, ma al contempo anche carica di responsabilità per come cresco due future giovani donne…

 

Migliaia di studenti affrontano gli esami di maturità in questi giorni. Chi saranno domani? Chi di loro lascerà il segno? Cosa sognano? A cosa ambiscono?

 

E allora scopro una ricerca di Populus del 2018, per la Varkey Foundation. Hanno intervistato ventimila ragazzi tra i 14 e  i 18 anni in tutto il mondo.

 

In un’epoca di movimenti nazionalisti e populisti che focalizzano sulle differenze tra i popoli, le testimonianze provano che i giovani condividono un’opinione del mondo considerevolmente simile.

Più dei due terzi (il 67%) ritiene sia importante contribuire alla società in modo più ampio che non il limitarsi esclusivamente al benessere proprio e dei familiari diretti.

Inoltre vedono la “fine assoluta dei pregiudizi legati a razza, credo e sesso” come fattore decisivo all’unione dei popoli della terra.

E dichiarano che ad influenzarli maggiormente sia la famiglia, poi gli insegnanti e i vip. In ultimo la politica.

 

Intanto la giostra gira e io ricordo la mia adolescenza, a quei tempi si diceva: ‘fermate il mondo, voglio scendere’.

 

Niente di più falso.

Se vuoi scendere dalla giostra devi fermarla tu.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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