La strana storia della città in cui studiare non è un diritto di tutti

Taranto, diossina cinque volte oltre la soglia sulle “collinette” che di ecologico non hanno nulla. I genitori chiedono il nulla osta per trasferire i figli in altre scuole. Cronaca di una giornata surreale

di Rosaria Scialpi

 

Accadono cose assurde e di inenarrabile turpitudine in una cittadina del sud. Collinette ecologiche che di ecologico conservano solo il nome e che, anziché proteggere un quartiere dalle polveri rosse provenienti da uno dei più grandi stabilimenti siderurgici, inquinano a loro volta.

In questo luogo di millenaria bellezza, sepolta da un manto di polveri, accade anche che ai bambini e ai ragazzi di un quartiere sia preclusa la possibilità di studiare nelle scuole circostanti perché anche le scuole risultano inquinate e così, fra quelle mura che dovrebbero custodire le risate, i giochi e i litigi dei ragazzini, non rimane altro che il vuoto. Di conseguenza, accade anche che ai bambini sia sottratto il diritto al gioco e alle attività ricreative e di formazione extrascolastiche, perché andare a scuola di pomeriggio e poi svegliarsi presto al mattino per studiare rende il tutto inconciliabile.

Questa città è Taranto e il quartiere in questione è il Quartiere Tamburi.

 

Strano ma vero, ad anno scolastico ormai volto a termine, i genitori continuano a non sapere se i plessi Deledda e De Carolis, chiusi con ordinanza comunale a marzo 2019, torneranno finalmente ad ospitare i propri figli e, soprattutto, pretendono chiarezza.

Da troppo tempo si trascinano quesiti, senza che ad essi sia data alcuna risposta; da troppo tempo famiglie intere attendono invano di conoscere le sorti dei piccoli di casa e di comprendere cosa ne sarà delle scuole chiuse a causa della vicinanza delle collinette ecologiche dell’ex Ilva, costruite con i materiali di scarto della fabbrica e gravemente inquinanti e quindi sottoposte a sequestro.

Nel frattempo, alcuni genitori del quartiere, stanchi di aspettare e di vivere nella lacerante incertezza, hanno deciso di richiedere il nullaosta alle scuole, così da permettere ai propri figli di ricevere un’istruzione continuativa e sicura in luoghi lontani dallo stabilimento, dove poter trascorrere cinque ore al mattino in un ambiente salubre.

 

Diritto allo studio e alla salute, due diritti inalienabili e fondamentali dell’uomo, ma che qui, nella città dei due mari, vengono osteggiati e calpestati come carta straccia

I cittadini vedono lesi i propri diritti, subiscono le decisioni piovute dall’alto e si sentono smarriti.

Ad aumentare lo stato di incertezza e di paura per l’incolumità dei figli si aggiungono i nuovi dati elaborati da Arpa Puglia e diffusi in data 12 giugno 2019 da due consiglieri comunali d’opposizione, Massimo Battista e Vincenzo Fornaro, i quali hanno indetto una conferenza stampa davanti alla scuola “Deledda”, uno dei due plessi sottoposti a chiusura, e sito nell’omonima via.

Il documento firmato da Arpa Puglia sull’analisi delle collinette ecologiche

I dati forniti da Arpa Puglia e divulgati da Battista e Fornaro dimostrano il superamento della soglia di concentrazione di vari agenti inquinanti, primo fra tutti la diossina, il cui valore di concentrazione si attesta a 45,06 nanogrammi a fronte dei 10 nanogrammi consentiti dalla legge.

Valori, questi, che atterriscono chiunque viva nel quartiere e soprattutto nella zona circostante alle ex collinette Ilva e che gettano nello sconforto una parte dei genitori.

“C’è una legge da applicare e il sindaco deve mantenere fede alla parola data”, afferma Battista.

Venuti a conoscenza di questi dati per nulla rassicuranti, e non ottenendo un incontro con il vicesindaco Paolo Castronovi, il quale si trovava nel quartiere per altre ragioni, alcuni genitori del Quartiere Tamburi, fra cui il gruppo “Tamburi combattenti”, si sono precipitati alla scuola “Deledda”, dando lì vita a un presidio pacifico, tuttora presente, al fine di ricevere risposte immediate e soprattutto certe “sul destino degli alunni del rione”.

Gli stessi genitori chiedono che i propri figli siano sottoposti a screening gratuiti per escludere ogni possibilità di contrazione di malattie o di danni causati dall’esposizione di sostanze inquinanti.

 

Non essendo loro pervenuta alcuna risposta, un gruppo di genitori si è spostato in Piazza Caduti sul Lavoro, dove era in corso una manifestazione volta a sensibilizzare e sostenere la città, e hanno interrogato in gruppo il vicesindaco Castronovi, contravvenendo però in questo modo a quanto richiesto sul manifesto della manifestazione: “Evitare, in questa occasione, ogni forma di protesta”, per consentire di portare a termine nel miglior modo possibile quella stessa manifestazione che molti di loro avevano definito “lodevole e importante”.

Un’“incursione” che non ha portato a grandi risultati, il vicesindaco ha infatti affermato che sul materiale pervenuto da parte di Arpa Puglia non c’è scritto che i valori rilevati siano davvero dannosi per la salute e che ci vuole questo per intervenire: QUI IL VIDEO DELL’INTERVENTO, pubblicato da “Tamburi combattenti”.

Esortato da un gruppo di genitori, Castronovi ha promesso che leggerà con maggiore attenzione i documenti e che questi potrebbero essere oggetto del vertice sull’inquinamento che si terrà a breve.

Queste parole però suonano come un contentino, un modo per placare gli animi e perciò non vengono digerite da alcuni genitori che iniziano ad usare un tono di voce abbastanza forte. Man mano gli animi, corrosi dalla rabbia e dal dubbio, si scaldano.

Un uomo, in particolare, urla con molta veemenza e si scaglia verbalmente contro la folla e contro coloro che si adoperano realmente per il bene della città, organizzando manifestazioni commemorative.

Una mancanza di rispetto, quella di fare attendere così a lungo e vanamente i cittadini esasperati per avere una risposta, a cui però si somma un’altra mancanza di rispetto, quella di un gruppo di genitori che protestano a ridosso di una manifestazione pubblica e a favore dell’intera comunità cittadina e con fini propositivi.

Si vuole ottenere il bene per la città, questo è ovvio. Bisogna dunque agire nel pieno rispetto dell’altro da sé e essere coesi, non più divisi in piccole fazioni con il medesimo scopo, ma non di rado in disaccordo e in contrasto.

Bisogna comprendere che le mancanze di rispetto subite non autorizzano in alcun modo ad infierirne altre a chi, peraltro, è dalla stessa parte.

A Taranto c’è bisogno di agire tutti insieme, di creare un’unica forza che si elevi forte e riesca ad ottenere risposte ma, soprattutto, soluzioni concrete; per combattere il triste mostro del ricatto occupazionale serve unione e un piano unico, che accomuni tutti e ridoni l’idea di comunità, intesa come gruppo forte che si basi su un consorzio di idee e che miri alla rinascita dalla città tutta.

 

“Lo stato di occupazione dei genitori della Scuola Deledda-Vico-De Carolis continua. Invitiamo tutta la cittadinanza a portare il proprio sostegno e a partecipare attivamente a questa battaglia che riguarda tutti e tutte noi. #iltempoèscaduto“, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione Quattromaggiotaranto, dove sono state pubblicate le foto dell’occupazione della scuola

 

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