La moglie del boss scrive al Tacco: “Su mio marito Saulle Politi solo chiacchiericcio di paese”

Simona Tornese, moglie di Saulle Politi, ha scritto una lettera a Thomas Pistoia, autore del racconto “Caffè connection”, pubblicato sul Tacco nella rubrica “Blade Salento”, curata dallo stesso autore con la sottoscritta. Nel merito delle contestazioni risponde Pistoia in basso. Qui precisiamo l’ovvio: ogni inchiesta del Tacco è certificata con accurato lavoro di fact checking. M.L.M.

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La lettera di Simona Tornese:

Buongiorno signor Thomas,
sono Simona Tornese, moglie di Saulle Politi.

Ho letto con estremo rammarico stamattina il suo articolo di giornale in cui si parlava di mio marito, come di un “boss”; in cui si parlava anche, con estrema certezza, del fatto che lui sia proprietario di “tutto”(carne, pesce, caffè)… ripeto che l’ ho letto con estremo rammarico in quanto a mio modesto parere di mamma, moglie e donna, il mestiere del giornalista dovrebbe essere svolto in maniera meno cinica e soprattutto partendo, come è giusto che sia, dalla presunzione di innocenza, che, come lei ben sa, sino al terzo grado di giudizio, appartiene a qualunque imputato. E’ molto semplice giudicare qualcuno sulla base del “chiacchiericcio di paese”, è molto più difficile mettersi a studiare bene il caso e poi scrivere, in base a delle “prove certe” sempre che se ne siano trovate. Perché io sono convinta signor Thomas che lei, di mio marito e della nostra famiglia, conosca ben poco, come tanti suoi colleghi; ma si sa come funziona il giornalismo…bisogna “fare notizia”, a qualunque costo, anche rischiando di dire delle assurde nefandezze!
Distinti saluti

La replica di Thomas Pistoia:

Gentile Signora Tornese,
dubito che lei abbia letto il mio pezzo per intero.

Nella mia rubrica sono solito partire da fatti reali per creare racconti di fantasia che sottolineano quegli aspetti che la cronaca non può mettere in luce, semplicemente perché non è suo compito farlo. Il fatto che si tratti di immaginazione è ben specificato nella presentazione della rubrica, che recita: “Provare a descrivere la realtà utilizzando la fantasia e scoprire che, a volte, la fantasia non ce la fa”.


Il pezzo che lei mi contesta, “Caffé Connection”, prende spunto da fatti e documenti reali e inoppugnabili, elencati nell’introduzione dello stesso (non penso potrà negare che suo marito è effettivamente in carcere) e racconta poi la storia di Ronzino, un personaggio immaginario.

Ronzino rappresenta quelle persone che, pur essendo oneste, non trovando lavoro in aziende sane, si ritrovano a dover ringraziare le imprese di proprietà criminale che offrono loro un’occupazione. E qui si crea il paradosso per cui costoro prendono a “tifare” per la mafia, maledicendo i giudici


Il boss del mio racconto è ispirato a suo marito, ma non è suo marito.
Ora, io non posso che augurarle che un giorno le vicissitudini (quelle vere) del suo consorte si rivelino, al terzo grado di giudizio, un clamoroso errore giudiziario: in quel caso le assicuro che non avrei alcuna difficoltà a ispirarmi alla nuova realtà e a creare un nuovo personaggio che metta in luce una pena sofferta ingiustamente. Fino ad allora però, finché le sentenze diranno il contrario e prevederanno il carcere, dovrò lavorare con la realtà che ho a disposizione.


Spero di aver chiarito in maniera esaustiva le ragioni del mio pezzo.
Mi auguro di averla ancora tra i miei lettori e la invito a seguirmi, perché di mafia, ispirandomi a fatti reali e documentati, sicuramente parlerò ancora.

Cordialmente

Thomas Pistoia

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