Gli Avengers di Montani

di Thomas Pistoia

“Il Salento d’amare colpito al cuore” è una delle inchieste che mi ha fatto male all’anima. Perché quel pezzo di Paradiso sospeso sul nulla è stato violentato sotto gli occhi di tutti e con la complicità di tanti. La collina dei “Fani” è zona sottoposta a vincolo archeologico e paesaggistico, perché lì, nella grotta Montani, sono stati rinvenuti reperti con cui gli studiosi hanno isolato un pezzetto del nostro dna culturale. Eppure proprio lì gli imprenditori Pasquale Muccio e la moglie Maria Domenica Rizzello, attivi nel settore del turismo, dell’edilizia e dei rifiuti, hanno realizzato un resort. Come? Con la complicità del Comune di Salve, che ha autorizzato tante piccole casette di “contadini” e una stalla, e con il lassismo della Sovrintendenza.

Le casette dei contadini sono poi diventate un complesso turistico di lusso, la stalla un salone ricevimenti. Eppure la Guardia di finanza ha fatto sopralluoghi, indagini, sequestri di documenti negli uffici comunali. Non è servito a nulla.

L’abuso è andato avanti e le ville sono state affittate a clienti danarosi. Il paesaggio sfregiato per sempre.

Ciliegina sulla torta: una querela temeraria perché, affermavano che la grotta Montani di cui scrivevo, non esiste. Grotta censita nel catasto regionale delle grotte, i cui reperti, relativi al periodo neanderthaliano, sono esposti al museo di Taranto.

Querela ovviamente archiviata.

Quando uscì l’inchiesta, nel 2013, nella costellazione societaria i Muccio-Rizzello potevano vantare collaboratori eccellenti come un luogotenente della scu, Cesare Occhilupo detto “Scascio” o “Cerchietto”, condannato in via definitiva per concorso in associazione mafiosa (416 bis) a 10 anni, poi scontati in 4, e Giuseppe Scorrano, presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa sud, la ditta dove quotidianamente si recava Occhilupo, che era la stessa ditta per cui lavorava Ettore Attanasio. Ettore, marito di Lucia Bartolomeo, l’infermiera di Taurisano condannata in via definitiva per il suo assassinio, che si è sempre dichiarata innocente, aveva lavorato a Burgesi per la bonifica della contaminazione di pcb, smaltito abusivamente dalle ditte di Rosafio, genero di del boss della scu Pippi Scarlino, detto Calamita. Mentre lavorava a quella bonifica, Attanasio si era sentito male e poi le sue condizioni erano via via peggiorate. Per la difesa era morte da avvelenamento. Dicevamo: Giuseppe Scorrano, all’epoca presidente del consiglio di amministrazione della Cooperativa sud per cui lavorava Attanasio, è cognato di quel Tommaso Montedoro di Casarano – ‘compare’ dello stesso Occhilupo, perché ha cresimato suo figlio – assurto agli onori delle cronache perché accusato di essere il mandante dell’assassinio di Augustino Potenza, con cui condivideva lo scettro del clan omonimo Montedoro-Potenza.

Bello no? Manco fosse Beautiful, in salsa mafiosa.

Ed eravamo partiti parlando di una “stalla” costruita in un pezzo di Paradiso. M.L.M.

L’auto dell’agente immobiliare si allontanò lungo la stradina. John Fristenzen, con le chiavi in mano, si attardò sulla soglia della casa vacanze che aveva appena preso in affitto, una lussuosa villetta nell’entroterra salentino, zona collina ma a uno sputo dal mare.

Bella ragazza, l’agente. A onor del vero, da quando aveva messo piede in Italia, non gli era ancora capitato di incontrare una donna brutta. Peccato che non fosse venuto nel Bel Paese in cerca di avventure.

John Fristenzen era un miliardario, poteva avere tutte le donne che voleva, poteva avere tutto ciò che voleva. E adesso il suo unico obiettivo era riposarsi. Passare alcuni giorni in uno dei paesaggi più affascinanti del Salento, in quel di Montani. Paesaggio rupestre, roccioso, solitario, silenzioso. L’annuncio era più che allettante: “Prestigiosa casa vacanze in Puglia. Concepita con canoni architettonici moderni, estremamente rifinita, ispirata allo stile tipico salentino, sapientemente unito al lusso e al massimo comfort. Ideale per vacanze sullo Ionio con meravigliosa vista mare. La villa, profumata dalle essenze tipiche della macchia mediterranea del Basso Salento, si estende su una proprietà di ben diecimila metri quadri e può ospitare fino a otto persone. Sono ammessi animali di piccola taglia”.

L’uomo, guardando verso l’orizzonte, dovette ammettere che la casa era letteralmente “sul mare”, nel senso che, da quella collina, poteva ammirare lo Ionio tutto intero, giungendo addirittura a distinguere, come un’ombra grigia sospesa d’azzurro, la costa calabrese.

Dato che non aveva voluto portarsi dietro altri sette individui, né possedeva cani o gatti, tutta quella natura sterminata di terra e di acqua sarebbe stata completamente sua per una settimana.

E per i primi tre giorni fu davvero così.

In realtà non fece nulla che non avrebbe fatto nel tempo libero in un altro posto. Si ammazzò di Youporn e videogiochi, concedendosi soltanto la “fatica” di cucinarsi bistecche e hamburger.

La svolta avvenne la mattina del quarto giorno.

Si alzò tardi come al solito. Mentre faceva la solita frugale colazione a base di birra e plumcake, getto un’occhiata fuori dalla finestra. Fece un rutto enorme. Il Mar Ionio era lì, puntuale, impeccabile, oggi di un verde vago vicino alla costa, più profondamente blu nei pressi dell’orizzonte, là dove in lontananza stavano transitando quella nave mercantile e la testa di pecora.

Ma che caz…! Anzi no, una pecora intera! Parte del corpo dell’animale era coperta da un cespuglio, mentre il capo sbucava in prospettiva proprio sulla linea dell’orizzonte.

Dopo l’iniziale e istintivo stupore, decise di non dare peso alla cosa. Sì, non era molto normale che un ovino brucasse la comunque scarsa erba all’interno del vastissimo territorio della villa, ma era alquanto probabile che la bestiola si fosse smarrita e che, prima o poi, il suo pastore sarebbe venuto a riprendersela. Non era certo il caso di darsi pena per la questione. Quindi, terminato di ingolfarsi di cibo, si mise sul divano davanti alla Playstation e cominciò una sessione all’ultimo sangue di Warface (nuovo di zecca, con sei armi serie K.I.W.I., Booster Mega VIP per 90 giorni e 2000 Kredits).

Dopo due ore e mezza di mitragliamenti gli sembrò che l’audio del gioco si fosse guastato. Era strano. Durante i conflitti a fuoco, sia il suo mitragliatore, sia quelli dei suoi avversari producevano un curioso musicare, tipo… Tipo uno scampanìo, ecco. E… e da dove veniva questa puzza?

Un muggito poderoso riempì la stanza, sovrastando gli spari, le esplosioni e qualsiasi altro rumore. Il miliardario John Fristenzen, che si rivelava uomo d’azione solamente durante le sessioni di Playstation, sobbalzò, abbandonò la strumentazione, urlò di terrore e cadde giù dal divano.

Dopo alcuni secondi cercò di fare capolino tra i cuscini. Non si era sbagliato: in salotto c’era un enorme toro, che, tranquillo, ruminava e si godeva la morte del suo avatar sul video. Dopo la caduta dal divano del giocatore, infatti, gli avversari ne avevano approfittato, crivellando di colpi il malcapitato nemico.

Fristenzen strisciò fino alla Playstation e la spense, poi si alzò in piedi. Tenendosi a distanza dall’animale, che invero lo ignorava, cercò di raggiungere il cellulare. Ora avrebbe chiamato l’agente immobiliare, il padrone di casa, i rangers di Yellowstone, i marines, chiunque fosse in grado di togliergli quel bestione da dentro casa!

Ma come cazzo funzionano gli affitti in Italia? Scrivono che si accettano animali di piccola taglia, perchè quelli enormi sono già sul posto? Per tutta risposta il bovino fece una bella scagazzata sul parquet.

Stravolto, l’americano cominciò a digitare il numero, ma la coda dell’occhio gli andò a infrangersi sul corridoio e un belato fece eco alla sua imprecazione. La pecora. La pecora di prima. Era nel corridoio.

Eh, adesso era incazzato per davvero! Ma… Si accorse che la porta d’ingresso della villa era aperta, proprio spalancata e che tutt’intorno era pieno di animali che entravano e uscivano indisturbati. Vacche (ecco spiegato il rumore di campane), capre, pecore, galline, conigli, asini, cavalli, perfino una bufala. Più distante, a ripararsi dal sole nei pressi di alcuni alberi, c’era un gruppo di persone. Uomini, donne e qualche bambino.

Ehi, you, uozzauoraghein! – gridò uno di loro, vedendolo lì fuori – caman, bebi! Caman!

Bebi, your sister – pensò Fristenzen e si avviò verso gli sconosciuti. Raggiuntili, chiese spiegazioni in perfetto italiano.

– Ehi, friends, se quegli animali sono vostri, voi dovete portarli via di qua subito, altrimenti chiamo la polizia! Quella è casa mia!

Iti ntisu, vagnoni? – rispose uno, rivolgendosi agli altri – Dice che è casa sua!

E quelli giù risate.

– Che cazzo avete da ridere? – urlò il miliardario, ormai fuori di sé.

De ci sta cunti, my friend? Di quale casa parli? Quella è una stalla. Non ci credi? Guarda qua – rispose un altro, il più giovane, e gli porse un foglio.

– Cos’è?

– E’ una mappa catastale. La sai leggere? No? Te la leggo io. Guarda…

Il ragazzo cominciò a indicare le diverse zone con un dito.

– Praticamente, my friend, la casa che ti hanno affittato sta sopra una grotta, vedi? Ca ci nun é crai, è puscrai ca cadi de sutta

– Eh?

– Niente, niente. Guarda qua, piuttosto. Con la tua, le case sono cinque. Questa zona dovrebbe essere una riserva naturale e archeologica, ma i proprietari (diversi, ma tutti parenti tra loro) sono riusciti ad ottenere i permessi per costruire. Come? Semplice. Leggi. Con la complicità di qualche funzionario pubblico, le villette sono diventate “abitazioni isolate ad uso agricolo”.

Shit!

– Puoi dirlo, my friend.

– Da noi sarebbe impossibile fare una cosa del genere.

– Anche da noi sarebbe impossibile, se non ci fosse la scu.

– Eh?

– Niente, niente.

L’americano si voltò di nuovo verso la villetta e non potè fare a meno di sobbalzare.

– Gli animali… Stanno mangiando le piante del giardino!

E giù di nuovo risate dei suoi interlocutori.

– E grazie al c… Mmmm, ci me sta facivi dire! Questo secondo te, è un terreno dove si può fare agricoltura e allevamento? Eppure così risultano le case! Stalle e aziende agricole! Invece gli animali qua non hanno niente per pascolare, per questo si riducono a mangiare le piante ornamentali!

John Fristenzen, il miliardario americano di successo, campione regionale di Warface e grande donnaiuolo, sospirò e si sedette su una pietra bucherellata e irregolare. Poi si rivolse al gruppo di persone.

– Ma voi, alla fine, chi cazzo siete?

Cittadini – rispose di nuovo il più giovane – Gente. Persone. Anonimi. Chiamaci come ti pare. Ogni volta che una villetta viene affittata, veniamo qui con gli animali. Hanno voluto fottersi questa terra, che era di tutti, col trucchetto della stalla? E noi stalla, la facciamo diventare! Riprendiamo pure con la videocamera e postiamo tutto sui social.

Passò un cane. In bocca aveva un pezzo di Playstation. L’americano scoppiò a ridere.

– Vado a fare le valigie – disse – Torno a casa. E ai proprietari chiederò un congruo risarcimento.

– Sarebbe bello se risarcissero tutti. Se risarcissero anche noi e questa terra – disse un altro del gruppo, un vecchio.

Poco dopo, John uscì di casa trascinando il proprio bagaglio. Salutò il gruppo di giustizieri. Già. Gli piacque considerarli così, come una sorta di Avengers armati di bestiame. Poi si avviò lungo la stradina che portava al paese. Avrebbe potuto farsi venire a prendere da un’auto. Sì, forse avrebbe chiamato qualcuno, ma non subito, non ora.

Prima di allontanarsi, si affacciò dalla collina sul panorama blu del mare calmo.

Respirò a fondo il vento del sud.

Aveva appena subito una violazione di domicilio, di più, un’invasione. Lo avevano costretto a rinunciare alla sua vacanza. Eppure… Eppure era di ottimo umore.

Si ritrovò accanto la pecora. Anche lei sembrava guardare verso l’orizzonte, ma il suo sguardo era pigro, quieto, rassegnato.

Le ruminava in bocca un sorriso triste.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!