“Chiudiamo l’Ilva, riapriamo le finestre”: parola di Tamburi combattenti

Taranto, dopo la chiusura in via cautelare di due scuole, l’Arpa Puglia avvia il monitoraggio dell’aria presso la scuola Deledda. Ma la data di riapertura si avvicina. Intanto il comitato dei genitori si organizza per manifestare

di Rosaria Scialpi

TARANTO. Tormentati già dal dubbio di aver esposto i propri figli a una dose massiccia di sostanze inquinanti, portandoli a scuola per garantire loro il diritto all’istruzione, sul capo dei genitori del quartiere Tamburi piomba un altro macigno.

Dopo l’ordinanza del 2 marzo scorso, con cui il sindaco prevedeva la chiusura cautelare dei plessi scolastici Deledda e De Carolis del Quartiere Tamburi, per poter comprendere meglio se vi fosse effettivamente rischio sanitario e consentire ad Arpa Puglia di svolgere le indagini di sua competenza, il 22 marzo scorso Arpa Puglia ha comunicato alle scuole che “ha reso disponibile un mezzo mobile di monitoraggio della qualità dell’aria che si piazzerà subito presso la scuola Deledda di Taranto.

Pertanto, si riportano di seguito i requisiti tecnici per la collocazione e installazione del mezzo, per l’avvio della campagna non appena sarà predisposta, in particolare, l’alimentazione elettrica necessaria a cura del Comune:

  • Nel periodo delle rilevazioni, il mezzo mobile dovrà essere parcheggiato in un’area aperta custodita o recintata […];
  • Sarà necessario garantire la possibilità di accesso (anche senza preavviso) nell’area da parte dei nostri tecnici. Si rimane così in attesa dell’urgente effettuazione delle attività necessarie a garantire idoneo allaccio elettrico per alimentare il mezzo mobile a carico del Comune, effettuate le quali i tecnici della Ditta Project Automation (per conto di Arpa Puglia), potranno avviare subito gli strumenti ed effettuare le tarature iniziali al fine di dare avvio alla campagna.

Si resta in attesa di celere riscontro e si inviano distinti saluti.”

Eravamo lì quando il comunicato veniva stampato e affisso, e abbiamo così raccolto la reazione di alcuni genitori.

Visibilmente smarriti e colmi di dubbi, si interrogano sul motivo per cui tale accorgimento non è stato preso prima e temono che i bambini non potranno fare ritorno a scuola per la data prefissata, ossia il 1° aprile.

Si sono ricordati finalmente, alla buon’ora!”, esclama una mamma.

“Non è un po’ tardi? Le scuole sono chiuse da settimane e se ne ricordano solo ora, ne hanno avuto di tempo, chissà se davvero i bambini potranno tornare nelle loro scuole il primo del mese come avevano detto… Ho i miei dubbi!”, afferma un papà.

Un altro padre dice: “Perché il monitoraggio viene fatto solo alla Deledda e non alla De Carolis, se tutti e due sono state chiuse per l’inquinamento? Perché non ci spiegano il motivo di questa scelta? I ragazzini delle medie non corrono gli stessi pericoli? Mah!”

Interrogativi, questi, che al momento non trovano risposta. Sembra assurdo che solo oggi, a ridosso della data di riapertura delle scuole, così come previsto dall’ordinanza del sindaco Melucci, si predispongano tali controlli. Per di più, i genitori temono che l’allaccio della corrente da parte del Comune per il mezzo di monitoraggio richieda ulteriore tempo, a causa della lunga trafila burocratica a cui questa procedura potrebbe essere sottoposta, facendo così slittare ulteriormente la data in cui i bambini potranno fare ritorno nelle loro scuole.

I genitori continuano disperatamente a richiedere chiarezza, vogliono sapere se l’ambiente scolastico in cui hanno portato e riporteranno i propri bambini sia salubre e se rispetti tutti i parametri di sicurezza; si chiedono perché questo ritardo, non comprendono di quanti dati abbiano ancora bisogno Arpa Puglia e Comune di Taranto.

Amarezza e tanta inquietudine traspaiono dai loro occhi e dai loro sospiri. Lamentano la stanchezza dei bambini, che si ritrovano a frequentare le lezioni la sera, che non riescono a studiare con costanza perché fanno ritorno a casa tardi, cenano e poi dormono o svolgono i loro compiti in preda al sonno

“Che futuro stiamo offrendo ai nostri figli?”, è il pensiero che aleggia.

Intanto, i genitori del gruppo “Tamburi combattenti” (un collettivo dei genitori tarantini riunitisi dopo l’ordinanza del 24 ottobre 2017, che imponeva la chiusura delle scuole del quartiere Tamburi durante i wind days, i “giorni ventosi”) chiama a raccolta i tarantini: nei giorni scorsi, ha chiesto alla cittadinanza di partecipare in blocco alla Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili, che si è svolta a Roma il 23 marzo.

Questo l’appello: “A tutte e tutti chiediamo di sfilare INSIEME compatti dietro l’unico striscione “TARANTO SENZA ILVA“… mai come in questo momento serve una voce unica che chieda per la nostra città (come per l’intero pianeta) un futuro sostenibile e che rimetta al centro i diritti!
Ci concentreremo dietro lo striscione “TARANTO SENZA ILVA” . TARANTO LIBERA!”

La volontà di ribellarsi alla spada di Damocle che pende sulle teste dei cittadini tarantini non si ferma qui. Stanchi di dover vivere come dei prigionieri nelle proprie case durante i wind days, di alzare lo sguardo e vedere enormi ciminiere stagliarsi nel cielo, di sentire i propri diritti calpestati, di vedere il prezzo delle loro case, comprate con tanta fatica, crollare di almeno il 25% e di non ricevere risposte a lettere inviate al Comune e rimaste lì ad accumularsi come gli oggetti indesiderati nelle vecchie soffitte, i tarantini hanno deciso di portare avanti quanto avevano iniziato a fare il 4 febbraio con la chiusura simbolica dell’Arcelor Mittal, ex Ilva.

Al grido di “Chiudiamo l’Ilva, riapriamo le finestre“, i genitori tarantini stanno avviando una campagna che, attraverso varie tappe finalizzate a raccogliere quanti più partecipanti possibili, li porterà il 4 maggio a una grande manifestazione davanti alla portineria dell’ormai ex Ilva, quella che loro definiscono l’incarnazione terrena dell’inferno dantesco.

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