Uccidi il mostro

Di Thomas Pistoia

Papà, io sono stato buono.

Mi hanno attaccato tutti questi tubi, vedi? Mi hanno riempito di aghi tutte e due le braccia. Ma non ho detto mai “ahi” e non ho pianto.

L’infermiera ha detto che sono stato bravo e mi ha accarezzato la testa.

Mi fa un effetto strano, sai, ora, quando mi accarezzano. Non mi sono ancora abituato a non avere i capelli. Però è sempre bello essere accarezzati. Con i capelli e senza. Sono due sensazioni diverse, ma piacevoli.

Quando verranno a trovarmi i miei compagni? Ho sentito alla tv che la mia scuola è chiusa, ora hanno tanto più tempo… Davvero vengono domani? Bene, sono contento.

Sai, papà, c’è una cosa che non ho capito. Questa… Questa malattia, ma è vero che viene dalla fabbrica? Ma cosa c’è lì dentro? Un mostro? E come fa a far ammalare le persone? Come fa a far chiudere le scuole? Dev’essere potentissimo e anche più cattivo di tutti i cattivi dei cartoni animati! Ma non c’è qualcuno… Non so, la polizia per esempio! La polizia non può fermarlo? Oppure ci vorrebbe un… un eroe, ecco! Anzi, un supereroe! Uno che si mette la maschera o il mantello e va lì e caccia via il mostro, oppure, meglio: lo uccide.

Così le persone smetteranno di morire.

Sai, papà… Ho sentito dire che ci sono città dove si sta bene. Cioè, voglio dire, ci sono dei posti dove i muri non sono neri, dove non ci sono ciminiere e fumo, dove le persone lavorano senza farsi male. O forse… Sono solo dei posti in cui tutte queste cose non succedono sempre sempre come qui.

Io, quando mi sono ammalato, sai cosa ho pensato, papà? Che sarebbe meglio andarcene, andare in un’altra città, una di quelle dove non muore così tanta gente. Poi però ho pensato anche che a me la mia casa piace. Se gli togliamo il nero dalle pareti, è bella. Certo, non è una villa, ma è carina. E mi piace la mia stanza, mi piace il parco che, anche lui, se togli la polvere scura dalle piante e dall’erba, è bello.

Mi piace la mia scuola.

Mi piace il mare. Non tutte le città hanno il mare.

Allora poi mi sono detto: “Ma perché devo andarmene via io? Che ho fatto di male? Deve andare via il mostro! Lui insieme a tutti quelli che l’hanno messo lì!”… Non ho ragione, papà?

E… e perché questo essere se la prende anche con i bambini? Che gli abbiamo fatto noi?

Cosa… cosa gli ho fatto io?

Sono tanto stanco, papà. Sennò andrei io a cacciarlo via, il mostro, col mio scudo di Capitan America! L’ho lasciato a casa. Papà, domani me lo porti? Io sono un Avenger, non posso stare senza il mio scudo. Magari poi il mostro decide di venire qui a prendermi e non ho nulla con cui difendermi!

Papà.

Perché non lo fai tu?

Sì, dico, prendi tu il mio scudo e vai a uccidere il mostro. Ti fai una maschera, ti metti un costume. O li compri, o te li fai cucire dalla mamma.

Io credo… Credo che se tu uccidi il mostro, io poi guarisco.

L’altra notte l’ho sognato. Lui era gigantesco, enorme. Usciva dalla fabbrica e cominciava a camminare per la città. Ogni passo che faceva, buttava giù un palazzo. E la terra rimbombava.

Io ero alla finestra, quella finestra. Ero qui, ma stavo bene, ancora non mi ero ammalato. Non avevo i tubi, gli aghi nel braccio, però tremavo dalla paura. Il mostro veniva verso l’ospedale e si avvicinava sempre di più. Più lui si avvicinava, più io cominciavo a stare male.

Ormai ce l’avevo davanti, gli bastava rompere il vetro e inghiottirmi.

Ma sei arrivato tu. Mi hai preso e mi hai portato di là, vicino alla porta della sala operatoria, e mi hai detto: “Resta qua, ci penso io”. Poi hai sbottonato la camicia e ho capito che sotto i tuoi vestiti avevi il costume di Capitan America! E lo scudo!

Sei tornato da solo nella stanza.

Sentivo i colpi che davi al mostro, sentivo i suoi ruggiti, il palazzo tremava tutto. E pensavo: “Ora mio papà gliela fa vedere lui a quel coso! Mio papà è un supereroe! Lo distruggerà!”

Papà…

Ti spiace se… Se il sogno finisco di raccontartelo un’altra volta? Sono stanco. Sono tanto stanco.

E sto male, papà. Perché sto così male?

Ho cambiato idea, andiamocene. Andiamo in una di quelle città in cui non si muore. Io, te e la mamma, andiamo via.

Ora chiudo gli occhi, papà. Tanto è uguale, vedo tutto buio.

Mentre… mentre mi riposo, tu, per favore, vai. Ti prego, vai, papà. Devi fare in fretta, altrimenti…

Papà, per favore.

Uccidilo.

Uccidi il mostro.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!