BCC, sindaco di Carmiano rinviato a giudizio per “metodo mafioso”

Giancarlo Mazzotta, primo cittadino di Carmiano, e altri cinque a processo. Per l’accusa ci sono stati rapporti tra la vecchia dirigenza della Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto e la sacra corona unita; per Mazzotta cade l’accusa di illecita influenza sull’assemblea per l’elezione del cda della banca

 

Rinvio a giudizio per Giancarlo Mazzotta, sindaco di Carmiano, ed altri cinque indagati: secondo l’accusa le votazioni per l’elezione del vecchio consiglio di amministrazione della banca furono in odor di mafia. Il giudice dell’udienza preliminare Sergio Tosi manda a processo parte degli imputati: la prima udienza è prevista per il 3 giugno prossimo.

 

La vicenda risale al 2014: candidati alla presidenza del cda della Banca sono Dino Mazzotta, presidente uscente, nonché fratello del già sindaco di Carmiano Giancarlo, e Giulio Ferrieri Caputi. Dalle indagini dei Carabinieri, coordinate dalla pm Carmen Ruggiero della Procura di Lecce, risulta che la vittoria di Dino Mazzotta (1146 i voti per lui, contro i 520 ottenuti dal rivale) è stata frutto di pressioni orchestrate dal fratello Giancarlo, con il coinvolgimento di uomini del clan Tornese, frangia monteronese della sacra corona unita.

 

Proprio nel merito di queste pressioni è intervenuto il gup Tosi (subentrato al collega Vincenzo Brancato dopo la ricusazione di quest’ultimo da parte della pm Ruggiero, che ha evidenziato il rapporto di parentela tra il giudice e un membro, dal 2016, del cda della banca coinvolta nello scandalo). Nell’udienza preliminare di ieri sono state confermate le accuse di tentata e consumata estorsione, aggravate dal metodo mafioso, violenza privata, tentata concussione. Oltre a Giancarlo Mazzotta, andranno a processo Luciano Gallo, Ennio Capozza, Maria Grazia Taurino, Saulle Politi e Giovanni Mazzotta.

 

Il sindaco di Carmiano è stato invece prosciolto, insieme al fratello Dino e a Italo Potì, Tommaso Congedo e Giuseppe Caiaffa, dall’accusa di aver raccolto deleghe in bianco e di aver apposto firme false, sempre a favore della conferma a presidente del cda dello stesso Mazzotta.

 

Nel corso dell’udienza sono state infine acquisite le dichiarazioni di Tommaso Montedoro, esponente di spicco della scu e ora aspirante collaboratore di giustizia, sui rapporti con Giancarlo Mazzotta.

 

 

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