Coca, fiori olandesi e cioccolato svizzero

Un vivaista italiano, in Olanda, ha agito come braccio organizzativo per il contrabbando internazionale di droga, dimostrando quanto la ‘ndrangheta sia potente e diffusa

 

Fonte: https://www.reuters.com/investigates/special-report/italy-mafia-flowers/ 

Versione italiana a cura della Redazione del Tacco d’Italia

 

È il 2015. Gli ‘ndranghetisti del clan Commisso di Siderno, in Calabria, sono accusati di traffico di cocaina tra Sud America e Italia, con passaggio nei Paesi Bassi, come principale hub logistico. L’importazione e l’esportazione di fiori dall’Olanda diventano coperture aziendali privilegiate per il contrabbando, ma a fare gioco è anche lo sfruttamento dei porti europei e di leggi tolleranti che attirano i trafficanti nel cuore del continente, rendendo la ‘ndrangheta una realtà di portata globale.

Per i commercianti del famoso mercato di fiori Royal FloraHolland vicino ad Amsterdam, Vincenzo Crupi era solo un altro uomo d’affari che contribuiva a rendere i Paesi Bassi il più grande esportatore di fiori recisi al mondo. Per la polizia, invece, Crupi era un sospettato mafioso che nascondeva droga del valore di milioni di dollari accanto a profumati bouquet trasportati in Italia.

Nelle conversazioni registrate da microfoni e telecamere nascoste, il 52enne italiano è stato ascoltato a lungo parlare di questioni di mafia, secondo i dettagli emersi dalle carte dell’inchiesta contenuta in 1.700 pagine di documenti giudiziari italiani. Crupi è stato intercettato mentre discuteva di affari di droga, di spedizioni di armi e di una lotta di potere letale tra i membri della mafia in Canada. “Si stanno ammazzando laggiù”, ha detto in una telefonata registrata dopo essere tornato da un viaggio a Toronto. Nel 2015, almeno due decadi dopo l’inizio delle attività nel mercato dei fiori, Crupi è stato arrestato a Roma.

 

Il filone delle indagini muove i primi passi a Latina, dove i Crupi avevano costituito un’azienda florovivaistica presso Borgo San Michele, la “Krupy srl” (in realtà una base di raccolta e smistamento di stupefacenti)

Per polizia e pubblico ministero, il caso ha gettato nuova luce sulla ‘ndrangheta e sul modo in cui ha allungato i suoi tentacoli dal sud Italia in dozzine di paesi. Nella stessa inchiesta sono stati arrestati anche 50 sospettati. Crupi, dal carcere, ha negato qualsiasi illecito. Il suo avvocato, Giuseppe Belcastro, ha detto a Reuters che il suo cliente è un uomo d’affari onesto. “È nel settore da sempre. Aveva un’azienda floristica legale e funzionante, e ci sono le prove”. Le autorità, però, non sono d’accordo. Dicono che la ‘ndrangheta ha abilmente mantenuto un basso profilo all’estero e che Crupi incarna il suo modello di business internazionale. L’impresa floricola legittima era, semplicemente, la copertura perfetta per la ‘ndrangheta per espandersi all’estero, contrabbandare droghe e riciclare profitti illeciti. “Le conversazioni (registrate segretamente) confermano la piena partecipazione di Crupi e di altri a una rete internazionale mafiosa”, recita il mandato di cattura emesso a Reggio Calabria. Una portavoce della cooperativa “FloraHolland”, dove Crupi aveva il suo ufficio, ha detto che il consorzio non ne è mai stato consapevole.

Mafia bloodline

Per gran parte del secolo scorso, la mafia calabrese ha fatto soldi con estorsioni e rapimenti. Poi, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, il gruppo – composto da circa 160 clan patriarcali – ha iniziato a puntare molto sul commercio di cocaina. Il successo nel contrabbando di stupefacenti ha consentito il sorpasso della ‘ndrangheta su Cosa Nostra, sia per ricchezza che per potere. Le autorità italiane considerano la ‘ndrangheta il principale importatore europeo di cocaina. “La ‘ndrangheta è una garanzia di serietà criminale”, ha detto David Ellero, capo della squadra anti crimine di Europol, a L’Aia.

 

Crupi e Macri

Crupi è cresciuto in una famiglia con noti collegamenti mafiosi nella cittadina calabrese di Siderno, secondo dichiarazioni rilasciate da testimoni ai pubblici ministeri. Nei primi anni ’90 si è trasferito in Olanda e ha iniziato a lavorare nel mercato di “FloraHolland” nella città di Aalsmeer, non lontano da Amsterdam, come riferito da due ex dipendenti della società di Crupi. Nel 2002, è stato raggiunto dal cognato, Vincenzo Macri, che aveva trascorso 13 anni in prigione negli Stati Uniti per traffico di droga. Secondo gli ex dipendenti, Macri era incaricato di raccogliere le fatture non pagate dai clienti. Ai commercianti di fiori dell’Olanda, Crupi e Macri sembravano semplici uomini d’affari. Vivevano nella stessa strada. Si alzavano presto e lavoravano fino a tardi. Cenavano in ristoranti e ritornavano spesso in Italia. Non erano appariscenti. “Lavoravano fino alle quattro del mattino” racconta il comandante della polizia responsabile del versante olandese delle indagini. “Non guidavano Ferrari e non indossavano grandi orologi. Se li guardavi non vedevi nulla di strano. Sembravano persone normali, ma non lo erano”.

Ciò che i dipendenti del mercato dei fiori non sapevano era che Crupi e Macri facessero parte del clan Commisso, una delle più potenti leve della ‘ndrangheta, con base a Siderno.

 

Tanti gli ‘ndranghetisti provenienti da Siderno. Alcuni hanno anche formato il “Siderno Group Of Crime”, un sottogruppo ben radicato nel Nord America; altri – membri e intermediari associati – si sono avventurati altrove

Crupi e Macri, per di più, sono imparentati con uno dei tre boss che hanno gestito gli affari della ‘ndrangheta fino alla metà degli anni ’70. Antonio “Zio Ntoni” Macri è stato il “simbolo vivente della onnipotenza della criminalità organizzata”, ha scritto il magistrato Guido Marino in una sentenza del 1970. La figlia di Ntoni, Concetta, è sposata con Crupi. E Vincenzo Macri – socio in affari e cognato di Crupi – è figlio di Ntoni. Nel 1975, Ntoni fu ucciso. L’omicidio scatenò una sanguinosa faida con 233 vittime, in tre anni. Secondo lo storico John Dickie, a Siderno, una città di meno di 20.000 abitanti, furono in 5.000 a partecipare al funerale di Ntoni.

Vincenzo Macri è latitante. Maria Candida Tripodi, il suo avvocato, ha dichiarato: “Non ho mai parlato direttamente con lui, ma so che intende difendersi” ha detto. “Credo che negherà le accuse”. Belcastro, avvocato di Crupi, dice di Siderno che “è una città molto piccola, quindi è normale che il suo cliente possa conoscere persone con una fedina penale sporca, ma ciò non fa di lui un criminale”.

Rete di contrabbando

Nel mercato di “FloraHolland”, Crupi e Macri gestivano un’azienda chiamata Fresh BV, che sul proprio sito era descritta come “un attore importante del mercato all’ingrosso italiano, con un’attività di autotrasporto e distribuzione rinomata per velocità e metodi usati”. A metà degli anni 2000, “Fresh BV” inviava in Italia un camion di fiori al giorno, anche se, negli ultimi anni il volume degli affari era calato.

Il mercato di “FloraHolland” a Aalsmeer è enorme, equivalente per dimensioni a 400 campi da calcio. Poiché la velocità è essenziale nella consegna di fiori freschi, i camion a 18 ruote arrivano e partono a tutte le ore. Con il porto di Rotterdam e l’aeroporto di Schiphol nelle vicinanze, il commercio di fiori di Crupi era perfettamente posizionato per ricevere le spedizioni di droga dal Sud America e distribuirle. Mentre la polizia italiana indagava su Crupi, le controparti olandesi insidiavano gli uffici di “Fresh BV”. Gli intercettatori sostengono di aver sentito Crupi e Macri parlare a lungo di questioni di mafia. Documenti del tribunale affermano che i due uomini hanno discusso di vendere e spedire cocaina a una famiglia criminale napoletana; del desiderio di Macri di avviare un’operazione di traffico di droga in Venezuela; del compleanno del figlio di un presunto membro del clan; di come gestire milioni di euro di cioccolato “Lindt” rubato; della micidiale “lotta per il predominio mafioso in Canada”.

I pubblici ministeri affermano che Crupi e Macri erano diffidenti nei confronti della sorveglianza e che a porte chiuse parlavano in dialetto calabrese. Di solito si riferivano a terze persone con dei soprannomi. I documenti del tribunale sostengono che Crupi, Macri e altri gestivano un’organizzazione “sistematicamente e regolarmente dedicata all’importazione in Olanda di grandi quantità di cocaina da vendere sul mercato italiano”. Rappresentavano il lato business internazionale e manageriale della ‘ndrangheta, dicono i procuratori, e non erano i temuti capi che governano il terreno di casa attraverso la fedeltà e l’intimidazione del clan.

La polizia ha effettuato i primi arresti nell’agosto 2014, quando un albanese aveva prelevato droga, a Roma, da un autista di camion che lavorava per la famiglia Crupi. In un’altra operazione, uno dei camionisti di Crupi aveva raccolto più di 11 chili di cocaina da un uomo a Rotterdam e l’aveva portato in Italia, nascosto in un vano. Secondo testimonianze di polizia e una registrazione da un dispositivo di ascolto in cabina, l’autista diceva di aver raccolto “bulbi di tulipano nero” (per la polizia si trattava di un codice per indicare le droghe). L’autista fu poi arrestato a dicembre 2014, in un distretto di magazzini isolati nel nord Italia, dove aveva incontrato il presunto acquirente, anch’egli finito in manette. Queste spedizioni, accusa il procuratore, erano solo “la punta dell’iceberg”.

 

Legge speciale

Per contrastare Cosa Nostra e la ‘ndrangheta, l’Italia ha reso reato l’essere membro di un’organizzazione mafiosa, con una pena fino a 24 anni di carcere se le attività hanno una dimensione internazionale. Nessun altro paese ha una legge del genere. I pubblici ministeri italiani affermano che la mancanza di una tale norma al di fuori dell’Italia costituisce un grave ostacolo nell’affrontare i mafiosi che operano a livello internazionale. “L’Italia ha la migliore legislazione antimafia e i migliori investigatori” ha ribadito Ellero. “Ma fuori dall’Italia, siamo al punto di partenza”. Questo è il motivo per cui molti mafiosi hanno spostato le attività all’estero. “Il reato di appartenenza mafiosa esiste solo in Italia, ma la mafia è ovunque” ha sintetizzato il procuratore Antonio De Bernardo di Reggio Calabria.

Nel febbraio 2015, la polizia d’élite in Italia, lo Sco (Servizio Centrale Operativo) – sapendo che compleanni, battesimi, matrimoni e funerali per la ‘ndrangheta sono occasioni importanti – ha spiato Crupi a Siderno, mentre con la moglie si recava a una festa, a bordo di un’auto noleggiata. Durante il viaggio di ritorno verso casa, è stato anche registrato e ascoltato mentre parlava con un noto membro della ‘ndrangheta.

A settembre 2015, Crupi è di nuovo in Italia. La polizia lo arresta (con altre 50 persone). Sia a Roma che a Reggio Calabria, i pubblici ministeri istruiscono un processo per traffico di droga e affiliazione alla mafia.

Il processo, che coinvolge un alto numero di imputati e attacca l’intera catena di montaggio del sistema economico/ finanziario delle attività ndranghetiste, è tra i più importanti degli ultimi anni. La vicenda dimostra che la mafia sceglie, come base per le proprie attività, quei Paesi ideali per posizione geografica, per caratteristiche logistiche e per la presenza di leggi poco efficaci. In Olanda, infatti, tutte le accuse contro gli imputati sono state ritirate perché – secondo il Ministero della Giustizia olandese – 1) i fatti sono stati commessi su territorio italiano, 2) quasi tutti i sospetti sono stati arrestati in Italia, e 3) sono cittadini italiani. Ma il ritiro delle accuse ha in realtà dato agli avvocati degli imputati uno strumento in più per le linee di difesa. Inoltre, quasi tutte le prove necessarie per individuare i capi di imputazione sono state raccolte in Italia (a dimostrazione della scarsa visione dei pm olandesi sulla questione ‘ndrangheta). Il processo Crupi si chiude, nel 2018, con 6 condanne e 80 anni di carcere

 

Sgomento, infine, tra gli ex colleghi di Crupi in Olanda: “Se è tutto vero, allora è un attore migliore di Robert De Niro e Al Pacino messi insieme”.

 

Fonte: https://www.reuters.com/investigates/special-report/italy-mafia-flowers/ 

Versione italiana a cura della Redazione del Tacco d’Italia

 

1/continua

 

Per saperne di più: 

Mafia in Germania: almeno mezzo milione di affiliati

Ndrangheta: in Germania tra repressione e affari

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