Come siamo arrivati a tutto ciò?

di Barbara Toma

Pensavo a questo al centro del piccolo negozio di abbigliamento danza, circondata da donne agitate, mentre schivavo i fuochi incrociati delle loro urla e cercavo maldestramente una via di fuga. Ormai mi ero arresa, avevo capito che era meglio non controbattere e abbandonare il campo al più presto. Loro continuavano a urlare, ma io, che fisicamente restavo lì ferma e aspettavo con ansia un momento di silenzio per congedarmi e scappare via, mentalmente mi ero già allontanata e osservavo il tutto dall’alto pensando, appunto, a come fosse potuto accadere.

 

Ma torniamo un attimo in dietro: ero entrata nel suddetto negozio per un acquisto veloce, roba di pochi minuti, tanto che non avevo nemmeno pagato il parcheggio.

 

Accenno alla proprietaria del negozio la mia idea di organizzare qualcosa che abbia a che fare con la formazione e che possa coinvolgere più realtà possibili e lei, che certo mi conosce abbastanza da sapere che non sono la prima sprovveduta, inizia ad innervosirsi. Nel frattempo entrano altre clienti, a quanto pare tutte insegnanti e direttrici di scuole di danza, nel giro di poco tempo mi ritrovo sommersa da commenti alquanto assurdi.

 

Si contraddicono non poco, da una parte dichiarano di essere stanche di collaborare perché non vogliono vedersi ‘rubare gli allievi da sotto il naso. Dall’altra affermano di essere sempre aperte a nuove esperienze e pronte ad offrire nuove opportunità ai loro ragazzi.

Mi accusano di non capire, perché non ho una mia scuola di danza.

Parlano di allievi come di oggetti da difendere da eventuali ladri.

E io mi interrogo su come possano essere arrivate ad essere così interessate al guadagno, diffidenti verso gli altri e competitive tra loro…

 

Come si arriva a considerare una persona al pari di un oggetto? Come si arriva a convincersi che non faccia parte del proprio mestiere di insegnante stimolare la curiosità dei propri studenti e incentivare l’incontro con nuovi maestri?

E’ così strano pensare che siano l’onestà e la qualità del nostro operato ad essere ripagate con l’affetto e la fedeltà? Perché bisogna sempre pensare che chi studia con uno non può studiare con l’altro?

Ci sono più o meno 200 scuole di danza nella provincia di Lecce, come possono davvero pensare di offrire il meglio ai loro danzatori evitando la collaborazione tra loro?

 

Mi auguro di non perdere mai la voglia di veder sbocciare talenti, di passare informazioni, di condividere, di fare ciò che faccio con amore.

Spero di restare affamata e curiosa, di avere sempre voglia di aggiornarmi, di imparare, di non dimenticare mai che si ha che fare con delle persone, con dei corpi, con delle anime, ognuna con le sue esigenze e le sue peculiarità, ognuna con la sua bellezza. Che per essere rispettati bisogna rispettare.

 

Bisogna avere un senso del sacro nell’approccio con un corpo, sentire la responsabilità che comporta godere della fiducia di un allievo. E non tradirla mai.

Anzi, a onor del vero, bisognerebbe avere un senso del sacro nell’approccio alla vita e a tutto ciò che si fa.

 

Meglio stare attenti.

 

Perché un giorno, inaspettatamente, dopo l’ennesima delusione, potremmo arrivare a pensare che forse essere onesti non paga e che sarebbe meglio scavalcare anche noi qualcuno, se possibile, che è meglio farsi furbi in tempi di crisi. Potremmo arrivare a diffidare del prossimo.

E perdere. Perdere umanità. Perdere entusiasmo, perdere credibilità e quindi allievi ma, sopratutto, potremmo perdere l’opportunità di dire : ‘ io c’ero e, almeno per qualcuno, ho fatto la differenza’ .

E non è questo che vogliamo tutti nella vita?

Sentirci utili in un misterioso percorso di cui già conosciamo la fine?

 

Fin che ci lasceremo convincere che il problema sono gli altri e saremo miopi di fronte alla bellezza di ciò che abbiamo, fin che continueremo a dimenticare quanto siamo fortunati, non cambierà nulla.

 

Ah, se tutti ci dedicassimo a ciò che facciamo con onestà e passione!

L’insegnante di danza, il cameriere al bar, l’impiegata allo sportello dell’INPS, l’avvocato, il medico, i politici…

Se tutti fossimo pronti a collaborare, ad unire le forze e a metterci nei panni degli altri.

Se ci dedicassimo con amore alle nostre mansioni…

 

Allora forse a sbarrare la strada ad un pullman pieno di persone per bene, che stanno subendo un torto e vengono strappate dal loro quotidiano senza motivo, sarebbero centinaia di persone, e non due o tre.

Allora i cittadini di Castelnuovo di Porto, che in massa offrono ospitalità ai rifugiati ospiti del CARA vittime di una vera e propria deportazione, non sarebbero una splendida e commovente eccezione.

E mostri come il nostro innominabile Ministro dell’interno non potrebbero governare.

 

Bambini allontanati dai loro parenti, da un giorno all’altro, senza spiegazione alcuna e senza motivo strappati via dai loro amici, dalle loro abitudini, dalla loro scuola, da quella vita che a fatica erano riusciti a costruirsi. Costretti a lasciare tutto senza nemmeno la possibilità di congedarsi.

Senza sapere dove andranno a dormire in una notte di pioggia.

 

E torno a pensare: Come siamo arrivati a tutto ciò? E cosa posso fare io?

 

So bene che non può bastare, ma intanto cerco di non perdere la fiducia nel prossimo, cerco di apprezzare la bellezza, di restare onesta e, sopratutto, continuo ad amare.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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