Un gatto, una volpe e un Grillo: l’accordo dell’acqua calda

Inaugurazione del master in Comunicazione della ricerca e didattica delle scienze di Uniba: perché la Scienza deve essere democratica

 

di Marilù Mastrogiovanni

 

Davvero serviva quest’accordo dell’acqua calda?

Siamo davvero arrivati così in basso da dover ratificare l’ovvio? Scusate, non l’ovvio: il dettato costituzionale. Non sono una commentatrice politica e mi scuseranno i grandi strateghi se dirò che questa burionata ha solo un unico grande effetto: rivoltare il popolo pentastellato contro il suo dio. Cosa che sta accadendo. Bravo Renzi e bravo Burioni: gli odiatori del web adesso tutti addosso a Grillo, il M5S si disintegra o, meglio, si polarizza. In un prima e dopo Grillo, che potrà riprendersi la parte buona del movimento, epurando terrapiattisti e no vax.

Basta leggere quell’accordo, che oggi occupa tutte le prime pagine dei giornali, per capire che non aggiunge nulla alla Costituzione. E nulla poteva aggiungere.

Il problema non è tutelare la Scienza, il problema è come comunicarla.

Non è vero ciò che grida Burioni: cioè che la Scienza non è Democratica.

La Scienza non solo deve essere democratica per legge, la Scienza deve avere ricadute democratiche, per il bene comune. Perché la Scienza è patrimonio comune. Non è comune il saperla divulgare. Bisogna avere umiltà, una cassetta degli attrezzi ben oleata e rodata, curiosità, destrezza e fantasia.

Sì, fantasia: un giornalista che debba divulgare una scoperta complicata, deve trovare il modo, con tecniche ben precise di narrazione, dalle metafore alle traslazioni, per far arrivare la notizia dritta al cuore delle persone. Farne capire la portata.

E un giornalista scientifico, un divulgatore scientifico, deve anche essere in grado di valutare, con quella cassetta degli attrezzi ben affilati, se una “scoperta” sia davvero tale e le ricadute delle scoperte sulla vita quotidiana. Un giornalista scientifico a molto in comune con il giornalista investigativo: è curioso, si fa mille domande, ha mille dubbi, deve avere una mente duttile e flessibile, capace anche di aggiornarsi in continuazione e non essere mai pago di ciò che conosce.

Non deve avere pregiudizi e capace sempre di abbandonare una pista, senza innamorarsene, se vede che lo porta fuoristrada.

Su richiesta del rettore dell’Università di Bari Antonio Felice Uricchio ho progettato il master in Didattica della Scienza e comunicazione della ricerca e ho incontrato due docenti pronti ad accogliere proposte sfidanti: Francesco De Ceglia, che è il coordinatore scientifico de master e Gianluigi De Gennaro, direttore del Centro per l’Innovazione e la creatività dell’Università di Bari.

Sono componente del Comitato tecnico-scientifico del master, e rappresento la parte “tecnica”.

Sul fronte della didattica curerò il modulo in “giornalismo d’inchiesta” e mi propongo di comunicare ai miei “allievi” la mia passione per la ricerca della Verità.

Il master è iniziato oggi e sarà una bella sfida: si tratta di laureati, ricercatori universitari, dottorandi, medici, persone che si occupano di Scienza in diversi ambiti.

Chissà che cosa direbbe Burioni: una giornalista, benché professionista, che insegna a fior fiore di scienziati che cos’è la Verità scientifica e come va ricercata e poi divulgata, per il bene comune. Una giornalista che vuole rendere democratica la Scienza e lo fa andando a fare le pulci alla Scienza e agli scienziati. Lesa maestà? Ecco, è questo il bello della Scienza: non c’è nessun primato, non ci sono “maestà”. L’unico primato è quello della ricerca della Verità: di questo giornalisti giornalisti e scienziati scienziati, non devono essere mai paghi.

 

 

 

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