L’anno è mio e inizia quando lo dico io

di Barbara Toma

 

Siamo nel 2019. E finalmente posso fare gli auguri anch’io.

Il mio è stato un Capodanno da dimenticare, tanto che per giorni ho rifiutato di accettare che l’anno fosse iniziato. No, non volevo! Non così!

Chi sta male a Capodanno sta male tutto l’anno! E io, come tutti i teatranti, sono molto superstiziosa.

Per cui fino ad ora non ho fatto gli auguri a nessuno. Mi ribellavo all’idea che il 2019 dovesse essere un anno negativo.

 

Ma sentivo che aver scritto le mie liste, aver preparato e mangiato lenticchie e aver indossato biancheria intima rossa questa volta non era bastato e non mi avrebbe salvato dal mio destino.

 

Avevo bisogno di fare qualcosa, qualcosa per cambiare le mie sorti dopo un inizio così funesto.

E allora ho deciso.

Avrei rimandato il mio Capodanno. E, prendendo spunto da Troisi, avrei ricominciato dal 3!

 

Quindi, dopo aver fatto un’accurata ricerca su tutti i rituali possibili per inaugurare il nuovo anno, ne ho selezionati alcuni a cui dedicarmi il 3 pomeriggio e sera per scongiurare le energie negative e dare il benvenuto alla positività per il 2019.

 

  1. Ho comprato del sale rosa dell’Himalaya e ne ho distribuito un po’ in diverse ciotole che ho poi posizionato negli angoli di ogni stanza della nostra casa;

 

  1. Ho fatto rodine negli armadi e ho regalato un sacco di vestiti;

 

  1. Ho riempito la vasca e acceso candele profumate. Ho fatto una doccia (pare fosse necessario alla riuscita del rito propiziatorio entrare nella vasca già pulita) dopo di che mi sono immersa in un bagno caldo, preparato con olio essenziale e sale, e ho riflettuto sull’anno appena finito e su tutto ciò che mi ha portato di bello e di brutto. Alla fine, pensando a tutte le cose negative, ho guardato la vasca svuotarsi fino all’ultima goccia, immaginando che tutta la negatività stesse andando via con l’acqua;
  2. Mi sono vestita di bianco, ho preparato una ciotola di riso bianco e comprato dei fiori bianchi, mi sono recata al mare, dove ho avuto il coraggio di attraversare una tempesta di vento gelido, togliermi le scarpe ed entrare in acqua per porgere i miei doni e le mie offerte a Yemanjà, la dea brasiliana, la madre di tutti gli Orisha che tiene lontano la negatività.

 

Era bellissimo il mare in tempesta. Io non sono affatto un’amante del mare, di solito lo ammiro da lontano e lo preferisco sopratutto d’inverno. Odio andare in barca e soffro terribilmente il mar di mare.

Ieri è stato bello, folle e magico, ma non ho nemmeno scattato una foto per la fretta di tornare in macchina, al caldo!

C’era un vento gelido! Sono tornata a casa e ho acceso il camino.

 

Più tardi, a letto, la luce era cambiata, si percepiva la neve cadere morbida e ricoprire il giardino, mi sono alzata in silenzio e ho spiato fuori: tutto si stava ricoprendo di bianco!

Poi sono tornata di corsa al caldo, sotto le coperte, immaginando i sorrisi felici delle bimbe al loro risveglio in un paesaggio tutto bianco e pieno di magia…

 

…ed è allora, pensando alla felicità che avrebbero provato le mie bimbe nel vedere la neve e correre a giocare fuori, pensando al mare poco distante da noi, così poco invitante e minaccioso, che mi sono tornate in mente le parole lette a proposito delle due navi in mare da quasi due settimane, senza poter attraccare in alcun porto.

Continuava a risuonarmi nella testa il drammatico appello dei medici: “Abbiamo a bordo tre bambini che vomitano in continuazione, a rischio ipotermia e disidratazione”. Tredicesimo giorno in mare, onde alte tre metri e temperature poco sopra allo zero e in continuo calo… una situazione simile nemmeno nei miei peggiori incubi!

 

Al di là della questione giuridica (che ha tempi incomprensibilmente lunghi), c’è una emergenza umanitaria di fronte alla quale ogni considerazione di altro tipo dovrebbe passare in secondo piano. Ci sono 49 persone che aspettano che l’Europa metta fine al loro calvario di sofferenza e paura. Ci sono uomini, donne e bambini che devono ricevere aiuto. Ci sono vite umane in pericolo e poterle salvare significa doverle salvare.

 

Auguro a quelle persone, ma sopratutto ai bambini a bordo, di poter presto scendere sulla terraferma e ricevere le cure e il calore che meritano.

Auguro a tutti di riuscire a contraddire gli eventi, di poter scegliere il proprio destino, di rimandare il proprio Capodanno, se necessario.

 

È vero che non possiamo cambiare gli eventi, ma possiamo sempre cambiare il modo in cui reagiamo agli eventi.

Cambiamo modo, torniamo liberi, torniamo compassionevoli, torniamo a credere nella magia: la magia della neve, dei rituali, dell’amore, dell’arte, della ribellione e, come sempre, la magia della bellezza.

 

 

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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