Fuck normality

Cara amica ti scrivo,

‘così mi distraggo un po’, e siccome sei molto lontana, più forte ti scriverò

da quando sei partita c’è una grossa novità

l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va…’

 

Cara amica, a dire il vero qui l’impressione è che siano davvero tante le cose che non vanno..

e ciò che più inquieta è sicuramente il fatto che nessuno ci faccia più caso.

 

È tutto normale.

 

Alcuni fatti apparentemente scollegati tra loro:

 

1) Vado a bere una birra con un’amica. Io esco poco la sera, ma quando capita osservo con grande curiosità ciò che mi circonda.

Mi porta nel locale più un voga del momento. Un posto enorme. Ben arredato, con tubi a vista e un look decisamente ‘metropolitano’. Frequentato sopratutto da giovani e giovanissimi (tanto che io e Annamaria siamo decisamente  fuori luogo).

A parte il fastidio della partita in onda su tutti gli schermi (ne contiamo almeno 7) succede che, aprendo il menu, mi colpiscono le descrizioni delle birre in vendita. Dei testi talmente surreali, privi di significato alcuno e stupidi, da farci ridere con le lacrime. Poi però, il riso lascia spazio ad un’amara riflessione…

Siamo arrivati al punto in cui è normale leggere questo testo sul menu di un locale:

“new yorker

rappresenta un nuovo concetto di birra metropolitana, realizzata dopo attenti studi sui consumatori moderni per incontrare gusti ed esigenze di cittadini globali, grazie a un gusto mitteleuropeo creato per soddisfare gli amanti della birra vera”.

 

I beg you pardon?

 

Davvero un locale che propone testi del genere può avere successo e addirittura diventare il locale preferito dai giovani della città? Ma davvero?!

 

2) Sono a un pranzo con amici. Circondata da belle persone, sensibili e istruite. Tra cui anche degli artisti. Si ride e si scherza, poi, come se fosse la cosa più normale del mondo, uno di loro racconta agli altri di come dei suoi amici “si siano scopati una tipa” aggiungendo anche particolari davvero intimi e piuttosto inverosimili.

A quanto pare è divertente. Ridono.

E ancora una volta mi trovo ad essere l’unica a restare amareggiata. L’unica a trovare davvero fastidioso questo modo di esprimersi. L’unica a trovare davvero triste quanto sia normale parlare in modo denigrante delle donne. In qualsiasi contesto. Ma non dico nulla.

 

3) Catania viene colpita da un forte terremoto. Il mattino seguente un rappresentante del nostro governo, l’innominabile aberrante omuncolo che si spera verrà disconosciuto anche dai suoi stessi figli, pensa bene di salutare il mondo postando una sua foto a colazione e parlando di cosa mettere sul pane…

 

Cosa le accomuna? E’ tutto normale.

 

Ormai è tutto normale.

 

E’ normale essere presi per i fondelli in ogni contesto. Come è normale che non dia fastidio a nessuno. E’ normale che nessuno si ribelli più.

Come è oramai diventato normale il razzismo. Ma davvero. Talmente normale che nessuno si accorge che dagli scaffali dei negozi sono spariti i bambolotti di colore, talmente normale che il comune di Torino ha pensato di avviare una campagna pubblicitaria per sensibilizzare la gente al tema e ricordare a tutti che il razzismo è un crimine punibile e che è possibile denunciare chi lo commette.

 

-Le razze non esistono. I razzisti sì. E puoi denunciarli. Se insulti o aggredisci qualcuno per il colore della pelle rischi dai 4 ai 5 mesi di carcere-

questo il testo che si legge sui grandi cartelloni apparsi in tutta la città.

 

E’ tutto normale.

 

Il razzismo è la normalità, proprio come la birra descritta con un testo che non dice nulla, proprio come il fatto che meno sei istruito più carriera fai, proprio come essere governati da gente ignorante, arrogante e senza competenza alcuna, normale come l’aberrante modo di parlare delle donne, in qualsiasi contesto, e il conseguente modo in cui le donne vengono trattate, in qualsiasi contesto. Normale come 313 esseri umani respinti e lasciati in mare al freddo, come bestie, a natale.

 

E’ tutto normale.

 

Quest’anno, come sempre, scriverò due liste, una con le cose del 2018 che non voglio portare con me nel nuovo anno e una con le cose che vorrei per il 2019.

La prima verrà bruciata nel fuoco del camino a mezzanotte in punto. La seconda la conserverò con cura, per non perdere di vista le cose per me davvero importanti.

 

E tra queste, cara amica mia, sicuramente scriverò:

 

  • insegnare alle mie figlie, e a me stessa, a non fermarsi alla normalità, a porsi delle domande, a cercare di capire il perché delle cose;
  • avere il coraggio di essere la voce controcorrente e non accettare sommessamente la “normalità”.

 

Amica mia, l’anno vecchio è finito oramai, e qui la normalità mi spaventa.

 

E’ tutto normale.

 

E allora sai cosa faccio? Io per il 2019 auguro a tutti un mondo al contrario!

Un mondo che sia come tutti i secondi mercoledì del mese per Topsy, la sorella di Mary Poppins: un mondo a testa in giù.

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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