Buon Natale!

Di Barbara Toma

 

Esco solo per andare a teatro

e spesso nemmeno quello

che a volte ho l’impressione di aver visto fin troppo e troppe delusioni fanno male

(in generale delude la dilagante mancanza di coraggio, degli artisti, dei programmatori, di chi finanzia, di tutti insomma, dai).

 

Stavolta ci sono andata, non so, qualcosa mi intrigava, o meglio, una serie di cose.

Il fatto che lo spettacolo fosse in un posto non convenzionale, il nome di un artista che, per qualche motivo, non mi suonava affatto nuovo, il titolo (Anarchy) ma anche, semplicemente, la foto di una scena invasa dal fumo e tagliata dalla luce di  4 parr incrociati… e tutte quelle chitarre elettriche con rispettivi amplificatori in platea, a disposizione del pubblico.

 

Insomma, grazie alla misteriosa combinazione di una serie di motivi stavolta ho abbandonato il mio rifugio. In tutti i sensi.

E ancora una volta ho dovuto dare ragione al vecchio detto della mia terra:

ci camina licca, ci stae a casa sicca’ ( chi esce raccoglie e chi rimane a casa resta a secco)

e ho potuto fare il pieno di bellezza.

 

Ho visto Anarchy, una performance teatrale forte, sincera, capace di far riflettere.

E ho conosciuto un artista eclettica, interessante, esagerata, vera. Una donna forte e coraggiosa,

ben consapevole del fatto che la cosa più importante, in scena, non è mostrare quanto sei bravo o bello, ma essere mossi da un urgenza, l’urgenza di comunicare.

Il teatro contemporaneo è fatto di ricerca, cosa voglio esprimere e come, perché?

Come spingere lo spettatore a riflettere, come porsi delle domande senza dare risposte ma portando lo spettatore a porgersi delle nuove domande?

Forte.

 

Che potenza quella donna, spaventosa!

Un vero e proprio animale da palco: fuori dagli schemi, anti convenzionale, anti estetica, sfacciata, coraggiosa e in sovrappeso.

La sua forza in scena era imbarazzante, la sua ostentata anarchia rispetto a qualsiasi canone estetico quasi fastidiosa, assurda (a dire il vero mi è sembrato di vedere una delle possibili me tra una decina d’anni).

 

Per qualche misterioso motivo qualcuno ci ha presentate.

Per qualche misterioso motivo una volta iniziato a parlare non abbiamo più smesso. Tutta la notte e poi anche tutto il giorno dopo, così, senza far fatica, senza parlare di lavoro, senza stare a vendersi, ci siamo semplicemente riconosciute. Per qualche misterioso motivo ho scoperto che il suo numero era già nella mia rubrica… chissà come.

 

Juliana (detta Semolina) ha un’anima preziosa e tante storie da raccontare.

E ho provato gratitudine per questo incontro, ma anche un senso di profondo disorientamento.

 

Come se avessi incontrato un fantasma. O meglio, come se io fossi il fantasma e lei l’unica in grado di vederlo…

Come se fossi morta anni fa per poi rinascere qui nel 2015. Costretta a vivere la vita di un altra, in un corpo estraneo, in un luogo che non mi appartiene.

A un tratto arriva un’estranea, e riesce a vedermi, mi riconosce.

E poi niente, lei riparte, ciao ciao, hasta luego, e io torno invisibile.

 

Mi resta la consapevolezza che ogni volta che vado a vedere uno spettacolo, che mi piaccia o meno, arrivo sempre alla stessa conclusione:  chiudersi in studio e creare è l’unica via. L’unica soluzione. Dunque perché continuo a dimenticarlo?!

 

Intanto è il 21 dicembre, ho venduto due casse di libri e il Natale è salvo.

 

Alle spalle anche l’ultima lezione dell’anno, ancora un giorno di sveglie e sforzi e poi è finalmente vacanza.

Sono stanca, constantemente e terribilmente stanca, esausta.

Mi chiedo come mai.

 

Intanto la primogenita non ha chiesto nulla a Babbo Natale, solo una felpa per la mamma (che ora mi toccherà comprare e che il 25 mattina troverò sotto l’albero). La piccola invece aveva chiesto un bebè. Avevo deciso di comprarne uno dalla pelle scura, ma dopo due settimane di ricerche in tutti i negozi della provincia ho dovuto arrendermi alla triste realtà: qui i pupi dalla pelle scura, o con gli occhi  a mandorla, non li vende nessuno. No comment.

Vada per l’unicorno rosa allora.

Quanto a me, a Babbo Natale chiedo di poter passare delle feste serene, circondata dalle persone che amo.

 

A voi tutti auguro di riconoscere la bellezza che vi circonda e di scovare storie, persone e situazioni che ne siano pregne.

 

Un ultima cosa: l’ARCI della mia città ha lanciato un’iniziativa chiamata A TAVOLA CON NOI: telefonando ognuno può dare la propria disponibilità ad invitare uno o più rifugiati a casa propria in un giorno festivo, per condividere un pranzo o una cena, per conoscersi, per scoprire le loro storie, per stare insieme.

Il senso del Natale per un’orfana atea come me sta tutto qui, nella condivisione, nell’accoglienza.

 

Magari ci sono iniziative simili in altre città d’Italia.

Vi auguro che sia così e che possiate aderire anche voi ad un iniziativa simile.

 

Io vado a impacchettare e nascondere i regali.

Che non c’è nulla di più bello dell’ingenuità dei bimbi e del loro mondo pieno di magia…

 

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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