Presicce-Acquarica o viceversa

di Thomas Pistoia

E dal momento in cui si fusero, cominciarono a odiarsi.
Fino a quel momento avevano vissuto d’amore e d’accordo, con l’unica seccatura di dover spiegare agli occasionali turisti che i loro paesi, sì… Erano attaccati l’uno all’altro.
Arrivati all’angolo tra Via Roma e Via Aldo Moro, l’indigeno, a seconda della direzione in cui stavano marciando, diceva all’ospite:
– Ecco, ora siamo a Presicce.
Oppure
– Ecco, ora siamo ad Acquarica.

Nel secondo caso l’improvvisata guida turistica tralasciava a bella posta la dicitura “del Capo”, perché dài… Se venivi da Bolzano non te ne accorgevi neanche che esiste un’altra Acquarica vicino Vernole. Che comunque prima avrebbero dovuto spiegarti Vernole… Diventava complicato.
La reazione del turista di solito era tipo “Maddai!!! Cioé, ma siete attaccati? Ma pensa…”
Per non parlare della faccia che faceva quando gli dicevano che c’era gente che aveva la casa sul confine e mangiava a Presicce, poi cacava ad Acquarica, o viceversa!

E per il viandante era difficile immaginare pure come doveva essere, da ragazzini, dire alla propria madre (per esempio): “Ma’, vado a Presicce a giocare a pallone!”, e attraversare la strada. O viceversa. In questa storia non bisogna mai dimenticare il viceversa.
Due paesi siamesi. Non gemelli, ma siamesi. E non c’erano mica chirurghi che potevano dividerli!

Nessuno si chiedeva come mai fossero attaccati. Forse qualche studioso di storia locale l’aveva trovata, la ragione: i Saraceni. Qui sutta lu capu, nell’antichità, ogni cosa si faceva per sfuggire ai Saraceni: insomma, era di nuovo colpa degli extracomunitari. Se fosse venuto a saperlo Salvini, chissà come si sarebbe incazzato.
Comunque l’eventuale studioso non avrebbe mai trovato qualcuno a cui spiegare ‘sta faccenda. Ormai non fregava più niente a nessuno. Chi si sarebbe mai posto il problema? Presicce e Acquarica erano come due quartieri della stessa città. I loro nomi erano una mera connotazione tipografica. Quando andavi al matrimonio tra un presiccese e un’acquaricese (o viceversa!) non è che sentivi dire “ha sposato una forestiera”.
Insomma, era tutto ok. Non c’erano neanche i tafferugli alle partite di calcio. A volte non c’erano proprio le partite di calcio, ecco.

Poi…
Poi un brutto giorno venne la fusione.
La fusione.
Già mi stavate sbagliando la comunicazione, già la gente si disponeva male. Se dici a uno “ti devi fondere con tizio”, è chiaro che quello ti risponde “con tizio facci fondere sorda”.
Ci sono altre parole, no? Potevate prendere un pubblicitario, un esperto di marketing! Fargli fare una campagna d’informazione come si deve, con le parole giuste! Per esempio un bel manifesto con un gruppo di persone dalla faccia pulita e sorridente e sotto la scritta: “Presicce-Acquarica: tutti per uno, uno per tutti!” (per dire). Degli slogan, capito? Non la parola “fusione” che, da sola, sa di violazione dell’intimità! Che subito ti salta fuori quello che ti dice “e perchè mi devo fondere? Chi ti conosce? Il mio paese, le mie usanze, il mio patrono…” e succedono casini.

Sì, il cantante ci aveva provato una sera, dal palco, a dare il messaggio. Il cantante, quello di Acquarica, quello che canta “voglio correre, voglio andare via, questa non è casa mia”… Ehm… Forse non è la citazione più appropriata… Comunque, va beh, lui l’aveva gridato dal palco: “Uniamo Presicce e Acquarica! Sono da sempre lo stesso paese!”, e la gente aveva approvato con un applauso. Ma era una sua iniziativa, un desiderio gridato in una notte d’estate. Da solo non poteva bastare come aggregatore, come comunicazione positiva.

In più venne fuori la questione dei soldi.
17 milioni di euro spalmati in dieci anni, perché… Boh, sai c’erano quelle cose europee, ti davano un premio se ti univi… Chi si ricorda… Comunque… quando venne fuori la cosa dei soldi ci furono quelli che saltarono su e dissero “aaaaaaaaaah, ecco perché volete che ci uniamo! Ma chi ci garantisce che tutto questo denaro poi ce lo mandino sul serio?”
I politici locali provarono a dire “si risparmia! Un solo sindaco, una sola sede, metà assessori, meno vigili…”
Ma come “meno vigili”??? L’estensione del territorio quella è!
“Ma noooooo, le feste dei patroni non le tocchiamo! Ognuno la sua! E… E pagherete meno tasse!
Ora: tralasciamo la faccenda dei patroni (c’era il sospetto che i parroci, stessero seminando zizzania per non perdere il primato territoriale dei rispettivi santi), ma tu, politico, pensavi davvero di convincere la gente raccontandogli la solita favola del “meno tasse per tutti”? Cioé, seguivi ancora questa propaganda del secolo scorso, vetusta e abusata? Suvvia!

Ma non bastava. Cominciò la discussione sul nome: come lo chiamiamo il paese che nasce dalla fusione?
Presicce-Acquarica.
Ah.
E perché non Acquarica-Presicce? E’ pure in ordine alfabetico!
Ma non attacchiamoci a queste inezie, dicevano. Presicce-Acquarica (o viceversa) diventerà un comune più grande e potrà pesare di più. Chiederemo le scuole. Dove sta scritto che solo Casarano può avere i licei? Le superiori anche da noi!
Sì, tutto bello. Ma si formò un comitato per il no alla fusione che, detta così, sembra si parli di radioattività, invece quelli temevano la “perdita di identità”: dei leghisti presiccio-acquaricesi, in pratica.
Sembrava dovesse finire tutto con la vittoria del sì al referendum.
Invece no. Dal momento in cui si fusero, come dicevo, cominciarono a odiarsi.

Erano sempre stati Presicce-Acquarica (o viceversa), con lo stesso cimitero e la stessa stazione ferroviaria, ma nessuno glielo aveva mai detto, nessuno glielo aveva mai scritto, nessuno aveva mai cambiato loro i cartelli stradali.
Si ritrovarono come certe coppie di fatto, che sognano il divorzio dopo aver deciso di sposarsi.
Si separarono. Non si fidavano più l’uno dell’altro, ognuno cominciò a guardare e sorvegliare soltanto quell’unico fiore solitario, smunto, stanco, chino, ai bordi del proprio giardino.
No no, i paesi restarono lì, uniti come sempre. I muri, le case, le strade, le chiese, tutto uguale.
Il popolo, il popolo si divise.
Cominciò a serpeggiare un certo disprezzo, che divenne presto razzismo. Un razzismo piccolo, provinciale, biecamente campanilista, che si manifestava con frasi insulse.
– Ca ci te spittavi? Ca quiru de Acquarica ete!
– O si scemu o si de Presicce!

Le tasse aumentarono, perché quelle aumentano sempre e non c’è fusione che le possa eliminare.
I milioni di euro arrivarono per un po’ e furono pochi. Poi cambiarono le leggi, lassù trovarono un inghippo e la pacchia, se mai c’era stata, finì.
Oggi, in superstrada, trovi due indicazioni: se vieni da nord, c’è l’uscita Acquarica-Presicce. Se vieni da sud, c’è quella Presicce-Acquarica. Ed è questo l’unico risultato reale di una fusione che causò, in realtà, la divisione di un popolo.
Erano stati Presicce-Acquarica (o viceversa) per un tempo immemorabile.
L’errore fu farglielo notare.

1 Commento

  1. Luca

    Secondo me è una bella iniziativa ,tanto uno di fuori non si accorge che sono due paesi e poi presicce e acquarica unendosi diventa una bella cittadina

    Reply

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

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