Tap: così l’ex ministro Galletti ha fatto carte false

Di Marilù Mastrogiovanni

Balle sul tubo (seconda parte). All’indomani della débâcle elettorale del 4 marzo, il Ministero dell’Ambiente concede in fretta e furia il “nulla osta” senza la necessaria documentazione

 

Il tubo (il cosiddetto micro tunnel di approdo) che collegherà il gasdotto Tap che arriva dall’Albania con la spiaggia di San Foca, è esente da ogni Valutazione di impatto ambientale (Via).

Il Ministero dell’Ambiente (retto all’epoca, e per ancora pochi giorni, da Gian Luca Galletti dell’UDC) l’ha deciso con proprio decreto il 9 marzo 2018

E’ una procedura complessa, che nel 2014 ha avuto delle “prescrizioni”, cioè una serie di obblighi, assolti i quali, la società Tap si sarebbe potutaccaparrare l’agognato certificato di “non assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale”.

Quindi, ci è sembrato doveroso verificare se le “prescrizioni” siano state soddisfatte, cioè se Tap ha effettivamente assolto ad ogni obbligo imposto con decreto ministeriale. Lo abbiamo fatto grazie agli atti allegati aduna serie di esposti, almeno cinque, depositati presso la Procura della Repubblica di Lecce.

Dai documenti in nostro possesso emerge che:

  1. la decisione di “non assoggettabilità” è stata presa senza che il Ministero avesse nel “fascicolo Tap” tutti i documenti necessari per legge per poter prendere tale decisione.
  2. il Ministero dell’Ambiente ha dichiarato che la società Tapaveva ottemperato a tutte le prescrizioni richieste, prima ancora di avere i documenti che lo potessero attestare.
  3. il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato la non assoggettabilità alla Via prima di avere tutti i documenti a posto, prima cioè che tutte le “prescrizioni” fossero soddisfatte: le “prescrizioni”, come detto, sono gli obblighi imposti per legge a Tap. 
  4. Ben due enti pubblici, Ispra e Arpa Puglia, hanno comunicato che alcune analisi ambientali andavano rifatte e sottoposte alla valutazione di entrambi gli enti. Hanno messo per iscritto e comunicato al Ministero dell’Ambiente che alcune analisi ambientali, necessarie e indispensabili per ottenere poi (eventualmente) la esclusione dalla Via, non erano state fatte o comunque non erano state inviate a Ispra e Arpa Puglia perché fossero sottoposte alla loro valutazione.
  5. La certificazione ambientale Ecolabel/Ecoaudit, indispensabile per avere l’ok dal Ministero, non c’è né mai sarà possibile averla. (Domani vi spiegheremo perché).

 

LA VIA RILASCIATA NONOSTANTE LA DOCUMENTAZIONE MANCANTE

Il 9 marzo scorso il Ministero dell’Ambiente (decreto direttoriale n.116 a firma del direttore generale Giuseppe Lo Presti) ha decretato l’esclusione dalla procedura di valutazione di impatto ambientale del progetto microtunnel di approdo”.

Peccato che TAPin un documento del 15 marzo, dunque successivo al nulla osta ministeriale, precisa che a i campionamenti relativi alla posidonia oceanica, ai fondali rocciosi sotto costa e alla caratterizzazione della prateria di alghe sono “sono in fase di elaborazione e verranno forniti alle Autorità 

competenti una volta terminate le necessarie elaborazioni”.

Dunque non è vero, come invece ha scritto il Ministero, che tutte le prescrizioni sono state ottemperate alla data del rilascio del nulla osta, perché questi dati non erano in suo possesso.

 

IL MINISTERO PRIMA RILASCIA LA VIA, POI IL DOCUMENTO CHE ATTESTA L’OK DELLE PRESCRIZIONI

Il decreto con cui il Ministero dell’Ambiente esonera la Tap dalla Valutazione d’impatto ambientale, come detto, è del 9 marzo. 

Il 16 aprile il direttore generale del Ministero, Giuseppe Lo Presti, firma un documento con cui ratifica l’ottemperanza di Tap a tutte le prescrizioni.

Ma ottemperare alle prescrizioni è un obbligo che precede il rilascio del nulla osta. Invece il Ministero prima rilascia il nulla osta, poi dopo un mese e 7 giorni dichiara che le prescrizioni sono a posto.

Dunque, se è vero il secondo documento, cioè quello del 16 aprile, è falso il primo, quello in cui il Ministero da l’ok affermando che tutte le prescrizioni sono assolte.

Dunque abbiamo dimostrato a questo punto che il nulla osta è stato rilasciato in assenza di tutte le prescrizioni.

Purtroppo, poi, è falso anche quanto dichiarato nel secondo documento (quello del 16 aprile)in cui si certifica che tutte le prescrizioni sono assolte.

Infatti è proprio Tap ad inviare i risultati dei monitoraggi richiesti per l’ottenimento del nulla osta, ma lo fa il 19 aprile, cioè tre giorni dopo il certificato ministeriale in cui si dice che è tutto a posto (Documento “Risultati del Monitoraggio Ambientale Ante operam, aree interessate dalla fase 1b” IAL00-C5577-000-Y-TAE-0002).

Va bene, ci siamo detti.

Piccole sviste. Il 19 aprile 2018, con la consegna dei dati dei monitoraggi si sarà “condonato” tutto, ci siamo detti. Siamo il Paese dei condoni e delle proroghe. Che sarà mai un certificato presentato tre giorni dopo che il Ministero certifica che il certificato è stato rilasciato tre giorni prima? Quisquilie.

Chiaro no?

No.

 

ISPRA E ARPA E LE VALUTAZIONI MANCANTI

Ispra e Arpa Puglia il 30 aprile scorso, cioè dopo che tutto, secondo il Ministero, era a posto, firmano congiuntamente una documento che non lascia spazio a dubbi.

Ispra e Arpa nel documento, tengono ancora aperta la partita del rilascio del nulla osta (la non assoggettabilità a Via), chiedendo di utilizzare un approccio “maggiormente cautelativo” nell’analisi di alcuni dati e chiedono di ricalcolare alcuni paramenti relativi alla torbidità dell’acqua.

Concludono che dopo che Tap avrà ottemperato alle loro prescrizioni, tutto “dovrà essere comunque preventivamente sottoposto a valutazione di ISPRA e ARPA Puglia”.

Precisano anche che “non risultano trasmesse, a tutt’oggi, presso questi Enti le relative informazioni” e che due punti delle prescrizioni “sono al momento non ancora ottemperati”.

Questo accadeva il 30 aprile scorso. Cioè un mese e 20 giorni dopo il rilascio del nulla osta del Ministero.

Quindi come ha fatto il ministero dell’Ambiente a rilasciare il 9 marzo la non assoggettabilità a VIA e a dichiarare il 16 aprile che tutte le prescrizioni erano soddisfatte se il 30 aprile gli enti competenti Ispra e Arpa Puglia scrivono che la prescrizione “a5” non poteva essere dichiarata ottemperata per mancanza di dati e per difformità di altri dati rispetto i protocolli concordati in sede di Via?

Questa prescrizione è stata disattesa almeno fino al 10 ottobre scorso (sette giorni fa), perché attraverso posta elettronica certificata Arpa, interrogata proprio su questo punto da un cittadino, ha risposto che: “Si comunica che allo stato attuale non è stata sottoposta all’attenzione di questa agenzia nessuna proposta di ricalcolo del valore soglia della torbidità come richiesto nel parere di Ispra e Arpa Puglia trasmesso con prot. Ispra n. 40014 del 20.6.2018”.

Cioè ad oggi, 17 ottobre, giorno in cui il Governo annuncia che “questo Tap s’ha da fare”, giorno in cui alcuni giornaloni titolano che dovremo pagare “20 miliardi”, senza sapere apportare una carta straccia a supporto dei loro titoloni, ad oggi 17 ottobre, una serie di obblighi necessari per avere il nulla osta del Ministero non sono stati assolti.

Ma, a costo di fare carte false, il nulla osta è arrivato lo stesso. 

 

2/CONTINUA

 

Leggi la puntata precedente:

TAP, le balle del tubo

 

4 Commenti

  1. Pier Luigi Caffese

    TAP dei costi pazzeschi che il Governo e Confindustria Roma sottovalutano o non sanno calcolare.
    Divulghiamo i veri costi del Tap da noi sempre denunciati al Governo e Regione con comunicazioni urgenti al Tribunale di Lecce a cui abbiamo fornito le formule mondiali per calcolare le distanze delle case da gasdotti in modo che non ci siano ulteriori morti.Poi la posidonia è protetta da accordi mondiali che il Tapviola perchè non si puo’ costruire gasdotti sopra o sotto praterie di posidonia esistenti.Il Tap lo sapeva e ha violato ogni accordo dicendo che facva un microtunnel che uccide lo stesso le posidonie che sono piante marine radicate e non alghe.Infina viola la Seveso negli allegati gas.
    -120.000 morti da emissioni metano precursore ozono che provoca cancro(fonte OMS)
    -distanze non rispettate calcolate in base a formule mondiali dove si entra con pressione e spessore tubo acciaio.Confermiamo 2 miglia,quasi 4 KM.
    -se esplode a Melendugno ci sono 250 morti
    -posidonia protetta in tutto il mondo ed è vietato costruire gasdotti sopra e sotto
    -danni per impiego forze ordine contro art.21 Costituzione protesta libera costo 200.000 euro da addebitare a TAP.Il Parlamento non ha firmato Accordi Internazionali e non ha avvallato la priorita’ del gasdotto dato che esiste il metano rinnovabile da pompaggi.
    -danni Salento 4 miliardi
    -danni alla pesca 1 miliardo
    Nessuna penalità da pagare in caso di recesso, nessun costo calcolato dallo Stato italiano, nessun risparmio sulla bolletta. La smentita del Ministero delle sviluppo economico alle fake news diffuse dal Governo.Non è prevista alcuna penalità a carico dello Stato italiano nel caso in cui il Governo dovesse bloccare i lavori del gasdotto Tap.Anzi
    -il DEF deve levare 17 miliardi annui di incentivi fossili x 30 anni=510 miliardi
    -Il DEF deve levare 5 miliardi annui di capacity market gas x 30 anni=150 miliardi.Denuncia gia’ sottoposta a Commissione EU Vestager x aiuti di Stato e blocco metano rinnovabile da droelettrico in pompaggio.
    -Il DEF deve levare 2.000 miliardi di spreco TAP che aggrava le bollette x 30 anni
    -IL DEF non puo’ bloccare pompaggi e metano rinnovabile con carburanti FTS;vale 125 miliardi annui x 30 anni=3750 miliardi.
    2.Non è mai stato calcolato alcun costo di “fuoriuscita” dal progetto.Anzi a Milano c’è un processo per corruzione internazionale tramite una Fondazione che prese soldi.Se il Tribunale condanna,è automatica la condanna europea e salta il TAP.Il gas naturale non è un surrogato di combustibili fossili ma elimina per sempre le energie rinnovabili ed il metano rinnovabile? Difatti la controprova deriva dalla battaglia in corso per levare gli incentivi all’idroelettrico e fermare i pompaggi che consentono l’eccesso di energia ogni giorno che permette di produrre metano rinnovabile.Enea ha detto che non ci sono piu’ siti pompaggio ma ha sbagliato dato che ne esistono 30.000 ed il mare e Caffese ne ha scelto 300 per cui Enea ed Arera con Saglia hanno fatto sbagliare Governo e Mise e sono colpevoli del disastro TAP.

    Reply
  2. walter

    Fortunati voi in puglia che il gas lo prendete dall’aria. Pensate a noi poveretti del nord che dobbiamo comprarlo da putin.

    Reply
    1. angel

      Si informi meglio. Al nord il gas si prende dal sottosuolo nel mediterraneo e in Emilia Romagna, dove c’è anche lo stoccaggio per venderlo più caro quando c’è maggiore richiesta. Viviamo con il gas spinto ad alta pressione nel sottosuolo, sotto il culo che, oltre a pericoli vari, produce anche gravi problemi di subsidenza.

      Reply
  3. Riccardo

    Walter, il Tap su suolo italiano e le opere connesse per collegarlo a Minerbio ed al resto d’Europa, lo si paga noi in bolletta per legge (481/95). Del gas trasportato dal Tap, poi, ne vedremo poco quanto niente perché della produzione Azera nelle possibilità di trasporto del Tap è già stabilità la disponibilità per i vari acquirenti. C’è Hera con i suoi 300 milioni di mc ed Enel, che non ha voluto rendere noto il quantitativo (forse ha opzionato, non acquistato), su 20 miliardi di mc in complessivo che attraverseranno l’Italia. La Germania ha già acquistato 10 miliardi di mc. Poi i risparmi in bolletta grazie al Tap sono tutti una favola, basta leggere il SIN2013 ed il SIN2017 (documenti ufficiali del Mise) ed ascoltare le audizioni parlamentari dei CM di Tap per comprendere che sono in parte auspici che si fanno su un ipotetico conseguente comportamento di Gazprom ed in parte stravolgimenti di quello che è scritto in realtà nei due SIN del Mise. Se poi riportiamo il tutto ai consumi italiani (arrivati negli anni ad un picco di circa 60 miliardi di mc ed in discesa per il risparmio energetico che si va attuando) si può valutare il reale impatto che può avere il Tap, adesso e nel futuro. La cosa rilevante, invece, è che i Paesi UE sono in una costante crescita di richiesta di gas estero. Il che da senso all’opera Tap. Quello, però, che pochi si domandano è: perché si è scartato il percorso balcanico, più breve e meno problematico dal punto di vista tecnico? Forse il motivo è che buona parte del percorso lo paghiamo noi italiani in bolletta, insieme a tanti altri costi inerenti questo gas da portare agli “amici” tedeschi.

    Reply

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!