Dell’amore, quello vero

Di Thomas Pistoia

“La donna, in punto di morte, si tolse le mollette dai capelli e chiese alla cognata di darle alle sue bambine, come ricordo della loro mamma. Ma era malata di tisi, una malattia all’epoca molto temuta e pericolosa. Per questo la cognata, pur dicendole che l’avrebbe fatto, non esaudì quell’ultimo desiderio e, per evitare infezioni, buttò via quei poveri oggetti.
Il marito della donna restò solo con le due figlie piccole. Una aveva quasi tre anni, l’altra circa sei.
Era un uomo tutto d’un pezzo, un contadino forte, burbero, aveva fatto la guerra e non aveva paura di niente se non… Se non della solitudine e del vuoto che la moglie aveva lasciato nella sua casa.
Al buio, vicino al lettino, guardava le due piccole dormire, col nodo alla gola di non sapere cosa fare, come parlare, in che modo accudire.
Non era in grado di occuparsi da solo delle due figlie; i padri dell’epoca sapevano manifestare il loro amore solo lavorando, portando il pane a casa. Lui era disposto a zappare in menzuffore fino a farsi sanguinare le mani, ma non aveva la minima idea di cosa significasse occuparsi di loro in quell’altro modo, quello, all’epoca, delegato alle donne.
Un giorno conobbe una giovane, la storia non dice bene come. Era una sfollata brindisina. Soltanto cento chilometri più a nord c’era la guerra. Era venuta a Taurisano con la sua famiglia, in cerca di un rifugio.
Lui, nonostante quel suo carattere ruvido, poco incline alla conversazione, trovò il modo di corteggiarla.
La innamorò.
E se la portò a casa.
La “fuitina” aveva forse due obiettivi. Il primo, non perdere tempo e denaro nel seguire le tradizioni e i dettami che un matrimonio in regola avrebbe comportato (anche se poco dopo si sposarono). Il secondo, dare subito una madre alle sue figlie.
E qui sta il bello. Lei non sapeva che lui aveva già due bambine… Non le aveva mica detto niente!
Maria entrò in quella casa e si trovò davanti le due creature.
Paolo, detto “Paulinu Varca”, perché suo padre era stato il più alto del paese e quando camminava sembrava ondeggiare come una barca in mezzo al mare, disse alle sue figlie: “Questa è la vostra nuova mamma”.
Le piccole si gettarono al collo della donna, felici di una felicità che noi adulti di questo mondo e questo tempo non possiamo nemmeno lontanamente comprendere.
Qualcuno potrebbe pensare che lei non si ribellò perché per i costumi dell’epoca era ormai una ragazza compromessa, ma la storia successiva dimostra che amò davvero le due bambine, considerandole da subito come sue figlie.
Le crebbe insieme ai quattro figli naturali che ebbe dopo e le amò al punto tale che, quando la maggiore delle due morì prematuramente, si ammalò di dolore e la raggiunse pochi mesi dopo, in una veloce spirale di sofferenza che la stroncò senza pietà.
Nel pianto diceva “figlia mia”, perché, sì, era figlia sua e nessuno avrebbe mai potuto sostenere il contrario.
E per mia madre e gli altri figli era una sorella, una sorella a tutti gli effetti.
Questa è la storia vera di mia nonna Maria, che seppe amare davvero e senza riserve, fino alla fine.
Mi è tornata alla mente oggi, quando mi è capitata per caso sotto gli occhi la sua fotografia.
E’ una storia strana e un po’ triste.
Ma si sa.
Le storie d’amore più belle sono tutte così”.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor

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