Sacra corona unita, la mafia giovane che divora i nostri giovani

La guerra interna ai clan della scu ha mietuto un’altra giovane vittima. Il rischio è che altri ragazzi vengano stritolati. Le lacrime diventino simbolicamente pietre contro la mafia

di Marilù Mastrogiovanni

 

Questo è il tempo delle lacrime. Poi ci sarà il tempo del riscatto. Ma il riscatto deve essere immediato e forte, sennò le ginocchia si piegheranno di nuovo, di fronte al dio mafia e al dio denaro. Al dio potere, arroganza e ignoranza.

Francesco Fasano

Francesco Fasano, anni 22, è stato ucciso con un colpo alla tempia e le indagini velocissime, hanno fermato dieci uomini, alcuni molto giovani.

 

“Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”: le parole sono di Paolo Borsellino.

Invece la mafia piace ai giovani salentini, perché gli adulti non sono più un punto di riferimento di Valore.

 

I Carabinieri l’avevano scritto nel 2012 e il loro grido era stato forte e chiaro. Ma era rimasto inascoltato.

Scrivevano, i Carabinieri, che il rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico sociale e nella pubblica amministrazione del basso Salento era molto alto. Il loro grido era contenuto nell’informativa incartata nel fascicolo dell’operazione Tam tam, che ha allentato i nodi di alcune reti mafiose nel Salento, lasciandone ben stretti altri.

Quelli lasciati stretti sono i nodi del clan Montedoro-Potenza, che solo in parte sono stati sciolti, e troppo tardi, e solo perché fatti di sangue hanno mosso le indagini. Quando ormai i tentacoli del clan erano penetrati nel tessuto molle della società e dell’economia, oltre che nella pubblica amministrazione, sono stati arrestati 14 uomini e sono stati sequestrati anche degli esercizi commerciali che servivano per ripulire il denaro, frutto dello spaccio di droga.

Ma di quel clan, non sono state sgretolate le fondamenta dell’impero economico: la fitta rete di fiancheggiatori è quasi intatta. Fatta di collusi, contigui, compari e amici, in una parola mafiosi dalla faccia pulita. È una “borghesia mafiosa”: così è stata definita dalla vice questora di Lecce Carla Durante. Ma su quella “borghesia mafiosa” forse i fari non si accenderanno mai o non abbastanza. A meno che non si cambino le leggi per consentire agli inquirenti azioni più veloci e incisive.

La “borghesia mafiosa” non spara, a meno che non sia necessario riallineare gli assi cartesiani degli equilibri criminali. E lo fa delegando. Bisogna arrivare ai vertici, ai mandanti, ma è difficile.

 

E soprattutto si respira la paura. E il silenzio.

Augustino Potenza

Prima l’omicidio del boss Augustino Potenza, ucciso a Casarano con un’esecuzione esemplare dinanzi al più grosso centro commerciale della zona, all’ora di punta, quando le famiglie vanno a fare la spesa, perché tutti vedessero. Era il 26 ottobre 2016.

Poi sempre a Casarano il tentato omicidio di Luigi Spennato, uomo di fiducia di Augustino Potenza, ridotto in fin di vita e reso invalido per sempre.

Il gruppo mafioso che ora fa capo a Montedoro, una delle due teste della “diarchia”, voleva far fuori anche Ivan Caraccio, di Casarano, che ha avuta salva la vita perché i Carabinieri l’hanno arrestato con un’escamotage, avendo appreso, dalle intercettazioni, che era pronto per lui il gruppo di fuoco che ne avrebbe di lì a poche ore decretato la fine.

Quattro mesi fa un altro morto, un’altra esecuzione, questa volta a Melissano: muore dopo una settimana di agonia Emanuele Cesari, il cui assassinio è ad oggi impunito.

 

Lo scontro al vertice tra Montedoro e Potenza, in cui il secondo ha avuto la peggio, ha lasciato un vuoto di potere, colmato forse dopo avvertimenti plateali come gli spari esplosi nella notte contro due esercizi commerciali a Casarano e contro la macchina di un muratore.

 

Ma gli interessi criminali sono ancora più profondi e l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia parla di collaborazione della sacra corona unita con la ‘ndrangheta e la camorra.

 

Ora l’esecuzione di Francesco Fasano, 22 anni.

La cittadinanza è attonita.

Anche se si fa fatica a scrivere nei commenti sui social la parola mafia.

C’è chi preferisce parlare di due forme diverse di società: una normale, un’altra “clandestina, con delle regole ferree che non bisogna trasgredire”. Uno Stato e un anti-Stato.  Ed è gravissimo che si riconosca pubblicamente alla mafia la stessa dignità dello Stato.

Emblematico il commento di un noto imprenditore di Melissano, che non parla di mafia, ma di due forme diverse e parallele di società: “Da che mondo è mondo – scrive l’imprenditore Tommaso Bruno – esistono due forme di società: quella chiamata normale, che non sempre lo è, con le sue regole e codici; poi c’è quella clandestina che ha delle regole più sbrigative e, per certi versi, più ferree. Le due forme di società si confrontano e spesso si tollerano o fanno finta di ignorarsi. Chi ha deciso di intrufolarsi in certi meandri che a prima vista appaiono esaltanti, ne conosce vantaggi, ma anche regole. C’è un certo incremento di questo modello di vita. Lo si può solo limitare con modelli di Stato e società che si fanno rispettare per equità, prospettive, lavoro, per quel senso di orgoglio di farne parte. Repressione e delazione a poco servono”.

Alessandro Conte, sindaco di Melissano

Il sindaco di Melissano Alessandro Conte e il parroco Antonio Perrone chiedono aiuto alle Istituzioni e lanciano un appello per non essere lasciati soli.

Don Antonio Perrone

Una reazione opposta a quella del sindaco di Casarano e di don Tommaso Sabato di Casarano che reagirono col silenzio all’omicidio di Augustino Potenza, per poi uscire dopo oltre un mese il primo con dei manifesti contro la sottoscritta che faceva inchieste sulla mafia e l’altro con una minaccia di querela.

 

Ora, che si torna a sparare dopo appena tre mesi dall’ultimo assassinio mafioso, ora che muore un ragazzo giovanissimo che avrebbe avuto tutto il tempo di rimettersi in carreggiata, ora è il tempo delle lacrime.

Ma se quelle lacrime non diventano simbolicamente pietre da scagliare contro i mafiosi, avremo perso per sempre.

 

// PER SAPERNE DI PIU’

Melissano, Salento: secondo omicidio in tre mesi

Melissano, 10 arresti per droga: tra loro i presunti assassini di Francesco Fasano

Sacra corona di Puglia, unita grazie al silenzio generale

Boss Potenza, giudizio della Commissione parlamentare antimafia: “Contiguo a componenti dell’amministrazione comunale” di Casarano

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2 Commenti

  1. Ornella Maglie

    Si parla sempre di omertà … ma non è così … c’è chi vuole parlare ,ma non viene ascoltato . C’è chi va a denunciare presso il comando dei carabinieri ,guardia di finanza ,e non viene ascoltato ,nonostante ti abbia prove schiaccianti tu ricevi in risposta la prescrizione dei termini ,nonostante abbia subito un danno permanente .
    Condivido l’articolo ,ma è troppo semplice affibbiare al cittadino comune la parola omertoso .
    Nessuno ascolta …. e soprattutto il male maggiore a procuralo è chi si nasconde dalla parte buona “ finta buona “ .
    Chi rappresenta le istituzioni .
    La verità è che fino a quando non hai a che fare con le istruzioni ,ti illudi che le istituzioni siano delle cose astratte e dai per certo che funzionino ,ma quando per motivi vari hai anche fare con queste istituzioni ,ti rendi conto che sono fatte di persone !
    E oggi le persone si vendono .
    Oggi le persone non hanno senso del dovere del pudore del rispetto . Allargano solo il petto vantandosi di ricoprire un ruolo rispetto ad un altro ,ma sono pronte a scendere a compromessi di ogni tipo pur di arricchirsi a danno sempre di persone che danno un significato diverso alla parola @ ISTITUZIONI “ .

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  2. Anna

    Bah..non credo che i carabinieri non vogliano ascoltare…hanno bisogno di prove e non di una semplice segnalazione a voce.contro questa gente va scagliata merda e pietre.non tacete.non fatevi ammutolire come bestie.

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Info sull'autore

Marilù Mastrogiovanni

Faccio la giornalista d'inchiesta investigativa e spero di non smettere mai. O di smettere in tempo http://www.marilumastrogiovanni.it/chi-sono-2/

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