Festival della Valle d’Itria: sorrisi e lacrime nelle notti di mezza estate

Di Fernando Greco

Imperdibile per ogni melomane l’appuntamento estivo con il Festival della Valle d’Itria che, giunto quest’anno alla sua 44° edizione, garantirà una pregevole abbondanza di musica e Belcanto secondo quel fil rouge individuato dal suo storico direttore artistico Rodolfo Celletti (1917 – 2004) e coltivato dal suo successore Sergio Segalini (1944 – 2018), scomparso appena un mese fa, per giungere al maestro Alberto Triola, le cui scelte artistiche a partire dal 2010 continuano a garantire alla rassegna martinese la persistenza tra i più rinomati festival musicali in Europa.

Anche il cartellone 2018, secondo le intenzioni di Triola, “intende dipanare il filo rosso che percorre quattro secoli di teatro musicale nel segno della tradizione belcantistica italiana” secondo la predilezione di Celletti nei riguardi di “quel matrimonio alchemico tra testo e musica che nella lingua italiana trovò – e non smette di farlo – il crogiolo d’elezione”.

Se i contrasti amorosi rappresentano i cardini del melodramma di tutti i tempi, il titolo della 44° edizione del Festival sarà proprio “Eclissi d’amore”, titolo che – a dirla con Triola –  “esplora soggetti e affetti in cui il più idealizzato e luminoso dei sentimenti sperimenta il passaggio dai languori della più bella delle illusioni al freddo improvviso della disillusione, e precipita nel dramma della lacerazione e nelle vertigini più cupe e insondabili della psiche umana”.

Inoltre nella programmazione di quest’anno si interpolerà il ricordo di Gioachino Rossini (1792 – 1868), figura fondamentale del Belcanto (e non solo…) in occasione della ricorrenza del 150° anniversario della sua scomparsa.

Due le opere in scena nel delizioso cortile del Palazzo Ducale di Martina Franca: “Giulietta e Romeo” di Nicola Vaccaj e il “Rinaldo” di Handel.

 

VACCAJ – GIULIETTA E ROMEO (13, 15, 31 luglio)

L’opera inaugurale di quest’anno sarà “Giulietta e Romeo” di Nicola Vaccaj (1790 – 1848), nuovo appuntamento che il Festival dedica alle commoventi vicende degli innamorati di Verona, dopo la gloriosa edizione de “I Capuleti e i Montecchi” di Bellini rappresentata nel 1980 (con la storica coppia di protagoniste Luciana Serra – Martine Dupuy e la direzione di Alberto Zedda), il “Roméo et Juliette” di Gounod del 1992 e, nel 2005, il “Romeo e Giulietta” di Marchetti alternato con una nuova edizione de “I Capuleti” interpretata da Patrizia Ciofi nei panni di Giulietta.

Allievo di Paisiello e ultimo rappresentante della Scuola Napoletana, Vaccaj è ricordato soprattutto per il suo metodo pratico di canto, pubblicato nel 1834 e ancora in uso nei conservatori, ma è anche autore di diciassette opere di cui “Giulietta e Romeo” fu l’unica ad avere un discreto successo in occasione della prima, consumatasi al teatro della Canobbiana di Milano nel 1825.  Cinque anni più tardi, lo stesso libretto scritto da Felice Romani sarebbe stato utilizzato da Vincenzo Bellini per “I Capuleti e i Montecchi”, opera che avrebbe viepiù eclissato la partitura di Vaccaj, sebbene entrambi i titoli sarebbero diventati cavalli di battaglia per la famosa cantante Maria Malibran. Applauditissima nel ruolo di Romeo, la Malibran usava sostituire il finale dell’opera belliniana con la rispettiva scena scritta da Vaccaj, abitudine consolidatasi a tal punto che oggi il finale di Vaccaj si trova stampato in appendice a “I Capuleti” di Bellini quale finale alternativo dell’opera. In occasione della ripresa di “Giulietta e Romeo” al teatro alla Scala nel 1835, il compositore sostituì i recitativi secchi con recitativi accompagnati, più consoni alla nuova drammaturgia romantica, e modificò la struttura della partitura, aumentando gli atti da due a tre.

Sarà questa la versione che sarà eseguita al Festival, per la prima volta in tempi moderni. Frutto di un protocollo d’intesa con la Fondazione Teatri Piacenza, lo spettacolo sarà curato dalla giovane Cecilia Ligorio, già apprezzata a Martina nel 2016 quale regista dell’opera “Baccanali” di Steffani. Dalle parole di Triola apprendiamo che la Ligorio “insieme con la scenografa Alessia Colosso, pure creatura artistica del Festival, e il costumista Giuseppe Palella, uno dei più fantasiosi creativi del costume teatrale italiano, ha confezionato il progetto di uno spettacolo di vivida suggestione, che mira a fondere l’eleganza del decorativismo proprio dell’estetica teatrale italiana con una vivacità di affondo drammaturgico del tutto personale. Nel cast si segnala il ritorno, nel ruolo di Giulietta, di Leonor Bonilla, indimenticata protagonista della Francesca da Rimini di Mercadante del 2016 e il debutto al Festival di Raffaella Lupinacci, nel ruolo en travesti di Romeo”.

A capo dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala il maestro Sesto Quatrini, già apprezzato direttore dell’opera “Un giorno di regno” di Giuseppe Verdi andata in scena l’anno scorso.

 

HANDEL – RINALDO (29 luglio – 2, 4 agosto)

Nel tipico spirito del Festival, anche questo “Rinaldo” costituirà una prima assoluta in tempi moderni poiché si tratta della versione approntata ad hoc nel 1718 per il pubblico napoletano. Quando il “Rinaldo” di Georg Friedrich Handel (1685 – 1759) approdò a Napoli dopo il successo d’oltralpe (Londra 1711, Amburgo 1715), dovette fare i conti con il gusto degli indiscussi maestri di Scuola Napoletana, in primis con il suo capostipite Leonardo Leo (1694 – 1744). Fu proprio Leo, in collaborazione con Nicola Serino, impresario del teatro San Bartolomeo, a incastonare nell’austero dramma handeliano elementi brillanti tratti dal genere della commedia per musica napoletana, tra cui una nuova coppia di personaggi dal carattere decisamente comico, ovvero i servitori Lesbina e Nesso. Dal momento che il “Rinaldo” napoletano celebrava il ritorno a casa del castrato Nicola Grimaldi, detto Nicolini, sull’eco del successo riportato a Londra proprio nel title-role, lo stesso cantante mise mano alla partitura (dopo averla forse sottratta furtivamente in quel di Londra) affinché la sua personale performance risaltasse il più possibile, appropriandosi anche dell’aria originariamente scritta per Goffredo “Mio cor, che mi sai dir” e di quella notissima di Almirena “Lascia ch’io pianga”, modificandone il testo.

Il direttore artistico ci spiega inoltre che “La versione napoletana era stata considerata perduta, ma oggi, grazie al meticoloso e appassionato lavoro di ricostruzione effettuato dal giovane studioso Giovanni Andrea Sechi, sarà possibile ascoltarla. Sechi ha operato un’accurata ricostruzione sulle fonti, riuscendo nell’impresa di restituire alla luce la maggior parte dell’impianto drammaturgico-musicale di quella edizione, che nel complesso risulta essere più colorita, variegata e vivace”. Illuminanti le parole del regista Giorgio Sangati a proposito della singolarità del “Rinaldo” napoletano: “La vera novità è l’inserimento drammaturgico del tema della gelosia, che accomuna tutti i personaggi e fa passare in secondo piano anche l’aspetto magico che giocava invece un ruolo decisivo nella versione londinese: è un Rinaldo d’intrigo che mette tutti i personaggi sullo stesso piano in preda a sentimenti umanissimi e, in un certo senso, meno eroici. È evidente che il gusto teatrale napoletano influenza questo spostamento, raccontando anche di un pubblico che probabilmente ha voglia di vedere sulla scena emozioni e relazioni più vicine al proprio stato, alla propria condizione: non più solo eroi distanti, ma personaggi capaci di entrare in relazione diretta con il mondo del pubblico. In un certo senso è un’anticipazione di quello che sarà il nucleo del successivo teatro borghese: la grande e sontuosa macchina barocca scricchiola e il meraviglioso comincia a lasciare spazio all’umano, al quotidiano”.

L’esecuzione musicale sarà a cura dell’orchestra La Scintilla, prestigioso ensemble di strumentisti del teatro dell’Opera di Zurigo specializzati nel repertorio barocco, guidato per l’occasione da Fabio Luisi, direttore musicale del Festival della Valle d’Itria nonché direttore principale al Metropolitan di New York e direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino. La coppia Rinaldo – Almirena sarà interpretata rispettivamente da Carmela Remigio e Teresa Iervolino.

 

ALESSANDRO SCARLATTI – IL TRIONFO DELL’ONORE (22, 24, 26, 28 luglio)

“L’edizione 2018 del Festival della Valle d’Itria conferma Opera in Masseria quale elemento qualificante del cartellone annuale del Festival”, dichiara con orgoglio il direttore artistico Triola: “Si tratta di una delle più fortunate iniziative delle ultime stagioni: dopo una fase di sperimentazione via via più strutturata, la produzione si arricchisce quest’anno di un approccio musicale di assoluto rigore filologico, e per la prima volta verrà eseguita con orchestra di strumenti originali, giovandosi della splendida cornice di Masseria Palesi (non soltanto di raro pregio architettonico, ma anche perfettamente funzionale dal punto di vista acustico, e immersa in un paesaggio rurale di impagabile fascino), sede ideale per la riproposizione di splendide opere comiche della grande scuola pugliese napoletana. Dopo il Piccinni del 2017, per questa 44ª edizione si è pensato di affidare ai giovani dell’Accademia del Belcanto un’opera comica di Alessandro Scarlatti (1660 – 1725), particolarmente celebre nella storia del teatro musicale: Il trionfo dell’onore”. L’opera sarà dunque affidata ai giovani artisti dell’Accademia del Belcanto Rodolfo Celletti, crogiolo di alta formazione tecnico-artistica che prevede un percorso annuale di approfondimento del repertorio belcantistico sia dal punto di vista vocale sia da quello scenico-attoriale.

Nata sulla scia del crescente successo dell’opera buffa in lingua napoletana, “Il trionfo dell’onore” rappresenta il primo esempio di opera buffa in lingua italiana, idioma più consono a una trama costruita su raffinati giochi di coppia d’ambientazione borghese rispetto alla trivialità popolaresca del vernacolo. Dopo l’iniziale successo in seno alla stagione 1718 – 19 del Teatro dei Fiorentini, che a Napoli si contrapponeva all’aulico Teatro San Bartolomeo, dedicato al genere serio, “Il trionfo dell’onore” cadde in oblio fino alla metà del Novecento; a tutt’oggi manca un’edizione che risulti attendibile dal punto di vista stilistico ed estetico. Il maestro Triola ci fa sapere che “Il Festival, nel rispetto della propria identità culturale, presenta un’edizione ragionata e revisionata sul manoscritto autografo, curata dal giovane clavicembalista Jacopo Raffaele, cui è affidata anche la concertazione e la direzione di un ensemble di strumenti originali. La messa in scena è affidata all’estro della compagnia teatrale Eco di fondo, guidata da Giacomo Ferraù, a cui si deve l’indimenticabile spettacolo monteverdiano Altri canti d’Amor, che ha destato unanime ammirazione nell’edizione 2017 del Festival. Nel cast, accanto ai giovani dell’Accademia del Belcanto, spiccano le presenze ospiti di Raffaele Pe – tra i più interessanti controtenori italiani oggi in attività – e del giovane tenore barese Francesco Castoro, che dopo aver avviato la sua carriera proprio all’Accademia Celletti e al Festival, ha avuto modo di mettersi in luce all’Accademia del Teatro alla Scala e in diverse importanti produzioni”.  

 

PROGETTO ROSSINI 1868 – 2018

Singolare la scelta di festeggiare il vulcanico Pesarese partendo dalla sua opera più famosa ossia “Il barbiere di Siviglia”, ripensata dal geniale estro creativo di Elio (quello delle Storie Tese) in collaborazione con Francesco Micheli, coppia recentemente rodata nell’iniziativa “Cantiere Opera”, ciclo di lezioni – spettacolo dedicato alla storia della lirica italiana. E’ nato così FIGARO SU, FIGARO GIU’…! (21, 23 luglio), spettacolo tutto pugliese coprodotto dalla Fondazione Notte della Taranta di Melpignano, i cui strumenti etno-folk affiancheranno quelli tradizionali dell’orchestra, diretta da Giuseppe Grazioli, e dalla Fondazione Carnevale di Putignano impegnata nelle scenografie. Si tratta di un progetto completamente inedito – come ci dice il direttore artistico – che si prefigge lo scopo di intercettare e avvicinare all’opera pubblici potenzialmente distanti, oltre che aumentare considerevolmente – anche grazie alla collaborazione con la Festa della Taranta che ospiterà a Otranto una replica dello spettacolo (prevista il 3 agosto) – il bacino di fruizione di un’operazione culturale di natura trasversale. Il progetto si prefigge altresì lo scopo di approfondire il rapporto tra linguaggio e poetica musicale rossiniani e l’antica tradizione musicale dei fenomeni di tarantismo, in cui l’elemento ancestrale dionisiaco – tanto evidente nello scatenamento ritmico perfettamente organizzato di Rossini – gioca certamente un ruolo facilmente riconoscibile. Con l’occasione di questo spettacolo verrà promossa una tavola rotonda di riflessione critica, con la partecipazione di etnomusicologi, antropologi, musicologi e studiosi del costume popolare. Il cast annovera un gruppo di giovani di grande personalità artistica e musicale, a partire dalla Rosina di Maria Aleida (che torna al Festival dopo il suo debutto in Aureliano in Palmira del 2011), con il Bartolo di Marco Filippo Romano (irresistibile buffo nella Margherita d’Anjou dello scorso anno) e il Conte di David Ferri Durà, ospite abituale del Festival. Basilio sarà il giovane Peter Kellner, basso di grande avvenire, già prenotato dai più prestigiosi palcoscenici europei, mentre come Figaro si farà ammirare il brillante baritono italiano Davide Terenzi”.

Accanto al più conosciuto “Duetto dei Gatti”, lo spettacolo GATTO CANTA, GATTO DANZA (14 luglio) impaginerà altri brani dedicati agli amici felini come “La gattomachia”, divertente favola musicale scritta da Orazio Sciortino e già presentata con successo alla Scala, che a Martina vedrà la partecipazione del brillante baritono barese Domenico Colaianni e del violinista Riccardo Zamuner. Lo stesso Sciortino sarà alla testa dell’Orchestra ICO della Magna Grecia, prima di dedicarsi a un recital pianistico previsto il 30 luglio.

Nella SOIREE ROSSINI (18 luglio) si susseguiranno brani di musica da camera, tra cui le rinomate variazioni sull’aria “Non più mesta” scritte da Paganini, con la partecipazione del giovane violinista Yury Revich (Giovane Artista dell’anno 2015 per l’International Classical Music Awards), del clarinettista Nicolai Pfeffer, del soprano Maria Aleida e del famoso basso Michele Pertusi a cui, nel corso della serata, verrà consegnato il Premio Celletti 2018. Al pianoforte il maestro Simone Di Crescenzo.

Ancora Rossini con la cantata “La riconoscenza”, il gran concertato del “Viaggio a Reims” e altri brani strumentali, tra cui l’ Introduzione, tema e variazioni per clarinetto e orchestra, in programma nello spettacolo TRA DOLCI E CARI PALPITI (20 luglio) dedicato alla memoria di Alberto Zedda (1928 – 2017), massimo studioso rossiniano. Per l’occasione Fabio Luisi dirigerà l’orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala con la partecipazione del clarinettista Nicolai Pfeffer e delle voci di Carmela Remigio, Teresa Iervolino, Christian Senn e David Ferri Turà.

C’ERA UNA VOLTA … CENERENTOLA! (25 luglio) sarà la serata dedicata al Festival Junior, frutto di un anno di studio che quest’anno ha visto impegnate decine di bambini con la celebre opera di Rossini. Il progetto, realizzato dall’attore e regista Marco Bellocchio, vedrà la partecipazione di alcuni allievi dell’Accademia Celletti e di un coro di voci bianche preparato da Angela Lacarbonara.

Anche il tradizionale CONCERTO PER LO SPIRITO (30 luglio), che come ogni anno avrà luogo nella Basilica di San Martino, sarà dedicato a Rossini di cui sarà eseguita l’inedita Messa detta “di Milano” la cui partitura è stata ricostruita sulla base dell’autografo da Ferdinando Sulla che per l’occasione dirigerà l’Orchestra ICO della Magna Grecia. Il brano sarà preceduto da “Tre pezzi sacri” per coro femminile e orchestra, nuova composizione di Giampaolo Testoni.

 

CONCERTO A PALAZZO DUCALE (16 luglio)

Dopo aver diretto la coppia Bumbry – Cuberli nella storica “Norma” del 1977, il direttore Michael Halasz tornerà a Martina Franca per dirigere l’Orchestra Internazionale d’Italia nel tradizionale concerto sinfonico, che quest’anno impaginerà brani di Mozart e di Haydn nonché il concerto per violino “La Campanella” di Niccolò Paganini con la partecipazione del violinista Yury Revich.

 

Completano il cartellone i concerti di mezzogiorno del ciclo “All’ora sesta”, quelli pomeridiani (ore 17,00) del ciclo “I concerti del sorbetto” e quelli notturni (ore 23,30) del ciclo “Canta la notte”.

 

Ulteriori dettagli sul sito web del Festival: www.festivaldellavalleditria.it.

 

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Info sull'autore

Fernando Greco

Pediatra di professione, si è laureato con lode in Medicina e Chirurgia e si è specializzato con lode in Pediatria e Neonatologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Roma. Dal 2000 lavora in qualità di Dirigente Medico nell’Unità Materno-Infantile dell’ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase. Fin dalla più tenera età si diletta nel coltivare un’innata passione musicale. Negli anni Novanta ha fatto parte del coro “Nostra Signora di Guadalupe” di Roma diretto dal contralto Stella Salvati, sia in veste di corista sia di solista. Dal 2001 studia pianoforte con la prof.ssa Irene Scardia. In qualità di basso-baritono, cura il repertorio vocale con il maestro Michele D’Elia. Collabora con il magazine online “Il Tacco d’Italia” ed è accreditato come critico musicale per la Stagione Sinfonica della OLES, la compagnia “Balletto del Sud”, la Fondazione Petruzzelli di Bari, il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca. Viene spesso invitato a far parte di giurie e commissioni di concorsi e manifestazioni musicali.

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