Ogni famiglia felice si assomiglia, ma ogni famiglia è infelice a modo suo

Di Barbara Toma

Ho sempre voluto diventare madre. Sognavo di avere una bimba con i capelli scuri e le fossette (invece ne ho due: una con i capelli scuri e l’altra bionda con le fossette).

Sognavo di diventare ricca e adottare tantissimi altri bimbi, come il mio idolo Josephine Baker: 17 figli di 17 diverse nazionalità ed etnie.

Ho iniziato a comprare vestiti e giocattoli per mia figlia ben 12 anni prima del suo arrivo…

Sono sempre stata una mamma, mi piaceva coccolare i miei amici preparando loro la colazione come in una grande famiglia e, proprio come una invadente mamma del sud, adoro imporre alla mia famiglia di amici tradizioni da rispettare ogni anno insieme.

 

E’ stato bellissimo, terrificante e assolutamente naturale diventare mamma. E sono consapevole di essere stata davvero fortunata (anche perché con il mio mestiere e il mio curriculum sentimentale non sarei mai potuta riuscire nell’intento di adottare!).

 

Tutto quello che desidero per le mie figlie è di vivere un’infanzia serena e di godere di ottima salute. Tutto ciò che desidero per me è renderle fiere di me, vivere abbastanza a lungo da proteggerle e aiutarle a crescere fino a che non saranno autonome e, magari, poter godere della loro presenza il più possibile.

Faccio del mio meglio per farle stare bene. E non oso nemmeno immaginare cosa potrebbe significare separarmi da loro e/o saperle tristi e sofferenti e non poterle aiutare (e a volte aiutare loro, pensare al loro benessere, mi costringe ad aiutare me e a pensare al mio benessere).

 

I bambini sono tanti piccoli grandi miracoli, sono creature straordinarie e incontaminate, hanno sorrisi dai poteri magici, fanno carezze che curano qualsiasi ferita, quando ridono soffiano vita nel tuo cuore ed è un privilegio vivere accanto a loro e imparare a guardare il mondo con i loro occhi.

Più passano gli anni più mi piace l’idea di circondarmi di bambini anche al lavoro. Poter passare il mio sapere a dei bambini, giocando, vedere occhi meravigliati nel pubblico… sentire i loro pareri e vivere il loro entusiasmo… è una cosa che non ho mai fatto e sarebbe un privilegio riuscirci.

 

Che sono molto più saggi di noi e sono onesti, coerenti e molto umani.

 

Stamattina leggevo che nel carcere della mia città vive una bimba di 2 anni e 2 mesi (esattamente l’età della mia secondogenita),da 5 mesi è costretta a vivere in carcere con la madre perché lontana dai suoi fratellini e dai suoi parenti a Foggia.

 

Quanti saranno i bambini che vivono nelle sue stesse condizioni? Quanti quelli che in carcere ci entrano ogni giorno per vedere la mamma o il papà? Quanti quelli costretti a vivere in case famiglia e, magari, cambiare città ogni anno?

Quanti quelli allontanati dalle loro famiglie perché qualcuno ha ritenuto non fossero idonee ?

 

Ogni giorno leggo di madri e padri che perdono i loro figli e la possibilità di avere un rapporto sereno con loro.

E penso al mio ruolo di madre, a tutti gli errori che commetto, a cosa direbbero se mi giudicassero: passerei l’esame come brava mamma?

Sicuramente la mia, se avesse dovuto affrontare una battaglia legale per la custodia dei figli, non l’avrebbe passato. Probabilmente mi avrebbero allontanato da lei, che soffriva di schizofrenia e spesso metteva in pericolo la sua vita, a volte la mia. Non avrebbero approvato la sua fuga notturna sui tetti spioventi di un palazzo di Groningen con me bambina a seguito.

Non avrebbero approvato che una bimba crescesse con una madre che si travestiva ogni giorno da un personaggio diverso e che sentiva strane voci parlare di lei alla radio…

Non avrebbero nemmeno approvato il suo essere profondamente hippie e girare per casa sempre totalmente nuda, a parte una catenina d’oro al giro vita, o il fatto che prima dei miei 15 anni avevo già dovuto affrontare il peso di chiamare la polizia per farla ricoverare con un TSO o di vivere in casa con lei che stava male…

Ma ho avuto fortuna. I miei genitori si amavano alla follia, hanno continuato a farlo fino alla loro morte e non avrebbero mai e poi mai nemmeno immaginato una battaglia legale per la custodia della loro amatissima figlia.

Crescere accanto a due pazzi eccentrici e, a dir poco, lontani dall’essere dei genitori convenzionali, mi ha procurato sicuramente qualche trauma, ma non avrei mai scambiato la mia famiglia con un’altra. Alla mia famiglia di matti devo tutto. E’ solo grazie al loro amore incondizionato e al loro sostegno che ho potuto diventare la donna che sono. Ed è solo per aver avuto la famiglia che ho avuto che oggi mi sento fiera di me. Che mi hanno insegnato l’empatia, il rispetto per gli altri e la tolleranza.

 

Una carrellata di immagini continua a scorrere inesorabile nella mia mente: immagini accumulate nella memoria in questi ultimi 10 anni…bambini vittime di guerre, bambini morti in mare, bambini sbarcati qui da soli, bambini venduti al mercato della pornografia, bambini uccisi dai loro genitori, bambini chiusi in gabbia, bambini strappati dalle braccia dei propri genitori, bambini senza una casa, una scuola, una famiglia…

 

E allora tutto ciò che faccio perde senso

anche scrivere questa rubrica

sentirsi totalmente piccoli e  impotenti

così tanto da lasciare tutto e correre a giocare in giardino

che regalare un sorriso a un bambino è la cosa più importante che ci sia.

 

E se oggi viviamo in un mondo che sembra essere diventato disumano

forse è perché abbiamo smesso di trattare i bambini con rispetto e amore da tanto tempo

abbiamo smesso di dar loro ascolto

e ora siamo alle prese con generazioni di mostri.

 

I bambini sono il nostro futuro

e ci presenteranno il conto di tutto ciò che abbiamo permesso e che permettiamo accada.

 

I ‘cattivi’ siamo noi, noi che li votiamo, noi che chiudiamo gli occhi, noi che non alziamo la voce e non ci ribelliamo più, noi che lasciamo che tutto accada.

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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